Ritorno a Bassavilla

L’angolo del lettore esperto. Oggi parliamo con Alessandro Olivero, che ha letto per noi RITORNO A BASSAVILLA, di Danilo Arona, Edizioni XII.

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ritorno a bassavilla

Recensione a cura di Alessandro Olivero.

I want to believe. Io voglio credere.

Chi si riconosce nel sottotitolo della serie tv X-Files è caldamente invitato alla lettura di Ritorno a Bassavilla, raccolta di racconti di 4-5 pagg l’uno in media, basati sull’inspiegabile nostrano, in zona padana, più precisamente nell’alessandrino piemontese.

Danilo Arona, apprezzato autore del fantastico contemporaneo, critico letterario e cinematografico e giornalista è anche ricercatore sul campo di casi fenomenali. In questo libro, è un abile cantastorie, forse un affabulatore ma sicuramente un “seminatore dell’inquietudine” come ben lo descrive Valerio Evangelisti in quarta copertina: riporta casi di cronaca nera, nerissima, accaduti a Bassavilla che esulano dalla logica materiale e flirtano impudentemente con il sovrannaturale. Bassavilla è una città fittizia, una meta-Alessandria oscura, costruita “su una Sincronica Maggiore, una delle più potenti linee di scorrimento, e molti dei suoi abitanti vedono fantasmi e prevedono catastrofi. […] Sotto è piena di gallerie che conducono in strani posti con strani altari. Da quelle parti viaggiano le idee.” Idee che possono sfuggire agli ideatori e divenire materiali come i tulpa tibetani, nel libro ben esplicati.

Il suo scrivere, con argomentazioni – numerose menzioni a film e libri (quasi tutti i titoli dei racconti sono citazioni di film classici, sci-fi o horror) – date e a volte nomi, potrebbe a volte assumere un carattere divulgativo più che narrativo ma è esattamente in questa scelta il torbido appeal del libro: Arona cela sapientemente la linea realtà-fantasia amalgamando la cronaca con ipotesi para-scientifiche e leggende popolari e intacca pesantemente lo scettismo del lettore. Se non riesce nel convincervi, sicuramente riesce nell’inquietarvi.

Arona non è un osservatore lontano ed asettico, infila volentieri commenti salaci nei suoi racconti, soprattutto quelli vissuti personalmente: ilari gli aneddoti sui ghost busters de noantri che formava con i suoi amici negli anni della battaglia alla noia. Questo consente il libro a fuggire una collocazione di genere: si avvicina al mockumentary ma, volendo, anche al vero romanzato in ambiente giallo-horror, gotico; credo dipenda da quanta credibilità il lettore vuole concedere al raccontare di Danilo Arona. Ha ragione Daniele Bonfanti in prefazione, quando attesta che a libro chiuso la voglia di verificare per mezzi propri la veridicità dei racconti è sopraffacente “e diventa altrettanto impossibile resistere alla tentazione […] di saltare in auto, imboccare l’uscita per Alessandria, e scrutare –sperando e temendo insieme – se dalla nebbia sbuca d’improvviso il cartello “Bassavilla””.

Da 5 a 10 valuto:

* chiarezza dell’esposizione: 9. Danilo Arona, è padrone del linguaggio scritto: passa dal reale al fantastico e viceversa con estrema disinvoltura. Tormenterà maledettamente il vostro scettismo come fa il gatto con il topo.

* obiettività e professionalità dell’Autore: 8. Howard Phillips Lovercraft soleva ricordare che l’orrore si cela nelle botole della quotidianità. Danilo Arona espone trasparentemente i casi indicando le botole aperte, appoggiandosi anche a casi paralleli o dati esterni.

* attrattiva del libro in quanto a contenuti 7. Premesso che il libro è leggibile ai più, penso che i contenuti saranno maggiormente apprezzati dagli aficionados del mistero reale e culturale, anche per le numerose citazioni contenute.

* attrattiva del libro in quanto prodotto editoriale: 9. Il libro è ben confezionato; la cupa e opprimente copertina in cui, con occhio attento, si individuano forme spettrali, cala il lettore ad un’atmosfera ottimale di lettura.

* quanto ha appagato la tua curiosità o arricchito il tuo sapere 7. Essendo una raccolta di racconti sull’inspiegabile, ragionevolmente non si possono pretendere risposte. Commutando la domanda in “quanto ha stuzzicato la tua curiosità o invogliato ad arricchire il tuo sapere (in merito)” otterrebbe indubbiamente il massimo della valutazione.

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