Archive for febbraio 21st, 2010

21 febbraio 2010

Storie sottoamericane

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Fulcro di Storie sottoamericane, gli Stati Uniti d’America di tre tempi distanti e complementari. Salvi racconta l’idea dell’America Paese di progresso, quadro di una civiltà proiettata a vuoto in avanti, che ha speso più in pretesti che in concretezza. La frontiera americana di pioniere e pionieri che affermano e disconfermano il concetto d’identità personale e di generazione. La cronaca di un assedio: Alamo, eroi, anti-eroi, ricordi di miti che svaniscono con la narrazione.

Una scrittura calibrata, che mostra senza descrivere, che nasce e si dipana sul filo di un lessico concentrato, piacevolmente vivido, alto, ironico, affilato.

dalla quarta del libro:

Storie sottoamericane riunisce tre brevi racconti sostenuti da un filo conduttore, sorta di main theme epico: l’epopea di  un’America che ‘mentre scopriva se stessa si modificava’. Così nelle storie la narrazione, anch’essa epica, fluisce fra le pieghe delle vite di uomini e donne che, consapevoli o meno, famosi o sconosciuti, ‘fecero la loro parte’.

“Mi piacerebbe incrociare chi beve acqua per dimenticare, e una volta tanto fissa i ricordi sull’acquetta marcia delle proprie sbornie,chi orina di gusto dopo aver bevuta l’ultima acqua della sua vita, chi all’acqua mescola polvere e brinda d’un fiato all’Attimo Fuggente, chi non si lava per non insozzarsi, ma sogna un’acqua purificatrice, chi vaga alla ricerca dell’Acqua  e non teme gli agguati delle pozzanghere.”

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Alessandra Di Gregorio

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21 febbraio 2010

L’uncino che trafigge l’anima

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Posti di fronte a una letteratura del disimpegno e dell’illogica propensione ad apparire come non si è, ci si abitua a leggere tutto fuorché cose interessanti. Il libro della Farina, invece, appare sostanzialmente un libro “contro”. Un libro d’evasione, in qualche modo. Turbolento, coraggioso, spigoloso. Un libro in cui desideri, prospettive, spigolosità, specularità, carne, dolori, si mischiano come a voler significare tutto, col rischio d’apparire illeggibili, complicati, verbosi.

Tutto è preso e sviscerato come se si stesse dando un pugno in faccia a qualcuno. Con la forza e la prepotenza di una parola che – seppure alle volte si adagi su letti cedevoli – trattiene il Lettore nella tela di pensieri violenti e incalzanti. Leggera come una farfalla, pungente come un’ape. La Farina si adorna di una bellezza non retorica, non fine a se stessa. Si avverte, in pagine che trasudano desideri e pathos, che celebrano la vita, la morte e il miracolo del sentimento, lo spasmodico bisogno di strapparsi di dosso vestiti e pelle; l’ardore delle amabili lotte col proprio Io di fondo, col collettivo, col mondo cieco e prossimo.

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Alessandra Di Gregorio

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