Cento per cento

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Ci sono persone e persone, ognuno di noi nasce con un’aspirazione, qualcosa che iddio o chi per lui ci ficca in mezzo alle scapole già da prima che a tuo padre passi per la testa l’idea di calarsi i pantaloni. Almeno, io la penso così. C’è chi nasce per questo o per quello, ma sono pochi quelli che nascono al cento per cento per una cosa precisa. Tipo i pittori, per dirne una. Quanti pittori vuoi che nascano al mese? Un’infinità. Cioè, ogni mese, in tutto il mondo, nascono una cosa come mille pittori, mettiamo che siano mille, ovvero mille disgraziati che a un certo punto della loro vita si metteranno a imbrattare tele, o a fare quelle cose lì da finocchi.

Ma attenti a questa domanda: quanti, di questi pittori, nascono veramente pittori? Forse uno. Forse uno ogni venti anni. Intendo pittore al cento per cento. Del tipo che non ci sono cristi, a quello gliel’hanno piantato nell’anima a martellate, magari non saprà manco allacciarsi le scarpe, ma la tela, oh, signori miei, se quello mette mano a una tela vedrete cantare gli angeli.

Nelle parole di sopra è condensato un pensiero chiaro, vibrante. Autentico. Un pensiero che sento di condividere al di là delle lettere; al di là dell’arte. Un pensiero che concerne il midollo dell’uomo, e che si articola poi anche relativamente a quel verme che diversamente ti potrebbe divorare, casomai non assecondassi il tipo di spina dorsale che ti sostiene da prima che tuo padre “scegliesse di calarsi i calzoni”. Costi quel che costi. Anche ossa rotte e vita di merda.

Dino Carrisi è un pugile al cento per cento, uno che non ha scelto di fare quello che fa, che non si è alzato una mattina implorando mamma e papà di seguire l’inclinazione del momento. Uno che spacca nasi e musi perché ha il ferro nelle braccia. Uno che da piccolo per placare la fame dava pugni al muro e sentiva pulsare il cuore nelle nocche mentre le mani si spaccavano e il dolore prendeva il sopravvento sui buchi allo stomaco. Dino Carrisi da bambino credeva che le persone il cuore ce l’avessero lì, nelle mani, nelle mani che ora brandisce come armi, in quei pugni che sì, hanno la dimensione del cuore.

Historica Edizioni e Sacha Naspini presentano Cento per cento, romanzo che si legge in un pomeriggio. Che ti inchioda – fatta eccezione per le parti dialogate in cui a parlare è la spocchia poco credibile di un giornalista che fa domande e chiede inquadrature – alla sedia, alla poltrona, a un rettangolo qualunque, mentre la storia scorre portandosi dietro gli anni e la vita cruda di un uomo che ha saggiato sulla pelle e le ossa le brutture, le insidie, il successo, la fama e la caduta, che inarrestabile lo travolge tirandolo in un buco nero di eccessi.

La storia non è del tutto nuova, ma è affascinante. E soprattutto credibile e sentita. Quando la leggi, vedi il film che ti scorre negli occhi – e, sarò sincera, questo genere di libro è il genere di libro che ha ragione di farsi leggere anche così.

Consigliatissimo.

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Alessandra Di Gregorio

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