Profumo d’incenso

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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# Titolo: Profumo d’incenso

# Autore: Bellettini Valentina

# Editore: Giraldi

# ISBN: 8861551270

# ISBN-13: 9788861551275

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Ho questo libro in sosta sulla scrivania da un bel po’, in attesa di riuscire a formulare per iscritto un’adeguata opinione che fosse più che altro – o che almeno fungesse in questo senso – uno sprone per l’Autrice, Valentina Bellettini. Dico questo perché il libro in sé non mi è piaciuto per una serie di ragioni, e dunque l’unico apporto che posso fornire da Lettrice e non solo, è relativo all’augurio sincero che faccio alla Bellettini relativamente all’esercizio interiore e alla maturazione personale, e solo in secondo luogo alla frequentazione di corsi che permettano di imparare a scrivere bene.

Si scrive bene o male un po’ per istruzione, per talenti naturali presenti o mancanti, poi per esercizio, presenza o assenza di letture importanti o meno, interessi, vivacità, elasticità mentale, scavo interiore (e questo al di là delle esigenze di ‘trama’, sia chiaro). Si scrive in modi scolastici quando si resta troppo sulla superficie, e non parlo di quella dei personaggi, che sono ‘oggetti’ da noi inventati per veicolare qualcosa, quanto di quella personale e creativa.

Il linguaggio e il suo uso attraverso il medium della parola scritta, devono farci ben riflettere  sul fatto che non ci si inventa scrittori ma si può essere scrittori, e che non sarà una trama a renderci tali o ad escluderci. Però è anche necessaria una preparazione interiore adeguata. Un sentire maturo, ampio, che sia in grado di trasmetterci agli altri. Sì, lo scrittore si deve trasmettere. Non deve limitarsi né può, a trasmettere ‘altro’. Deve darci se stesso. Per darsi, deve trovarsi ed aversi. Deve avere lo strumento, farlo suo, e usarlo. Questo in sintesi.

Partendo dal presupposto che Profumo d’incenso non è chiaramente un romanzo di stampo letterario né ne ha la pretesa, ma il giusto e lecito tentativo di una giovane autrice che mira al miglioramento, trovo, e spero sia solo il frutto di una strategia narrativa, il racconto della vicenda dei viaggi onirico-realistici della giovanissima Marta, la tredicenne protagonista della storia, piuttosto frettoloso, poco interessante, quasi il mero svolgimento di un tema scolastico. Dove sarebbe la strategia? Beh, mi sono detta, forse è nel fatto che il libro sembra scritto da una vera adolescente, da una ragazzina. Probabilmente la fictio letteraria è tutta concentrata lì, nel fatto che appunto Marta essendo giovanissima, necessitava di non tanti fronzoli e di un narratore che fosse come lei, non trasversale, bi-dimensionale (o mono-dimensionale). Non c’è miglior modo di mettere in risalto questo, se non attraverso una scrittura priva di margini di profondità, di quella profondità adulta e consapevole che chiaramente il Lettore esigente pretende – e deve pretenderla anche l’Autrice…

Trovo dunque l’esperimento letterario della Bellettini un utile esercizio per capire da dove si parte e verso cosa ci si deve dirigere, in modo che lei stessa possa avere concretamente dei metri di paragone, a partire dalle prime cose scritte e pubblicate fino alle più recenti, per vedere – ma è necessario che il lavoro su di sé sia reale – progressi, cambiamenti, novità, ulteriori spunti.

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Alessandra Di Gregorio

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