The incestiside

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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# Titolo: The incestiside

# Autore: Mangiapane Gianluca

# Editore: Cinquemarzo

# ISBN: 8895854306

# ISBN-13: 9788895854304

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The incestiside, il lato oscuro dell’incesto (perché, esiste un lato non oscuro dell’incesto?) è un libro piuttosto voluminoso. Metto avanti questa specifica perché ho la netta sensazione – tra le altre che mi ha lasciate questo volume – che con la metà delle pagine l’Autore avrebbe potuto dire le stesse cose, solo molto meglio. La prima cosa che mi viene in mente non è infatti relativa al lato per così dire più pittoresco (volendo essere più eleganti di quanto sia il libro), morboso, sboccato e discutibile del tema oggetto di racconto, quanto relativamente a una mancata capacità di sintesi del pensiero in forme narrative palpabili – chiare, comprensibili, adulte, sufficientemente passabili. Non basta usare la penna per scrivere. I libri sono fatti di un altro tipo di scrittura, la cui mancanza, a mio avviso, non si può scusare neppure quando l’Autore è – per così dire – fuori (estremamente) dalle righe. Si deve scrivere bene a partire dalla grammatica di base. A voler fare i critici o gli psico-linguisti dell’ultim’ora, verrebbe solo da dire che Mangiapane non fa altro che demolire, coerentemente ai tempi che soffriamo, il castello di carte che è l’ormai instabilissimo istituto della famiglia e peggio ancora quello forse mai veramente esistito così come ci è stato insegnato, della Società. A testimonianza del fatto che sì, la famiglia è debole, ma al di fuori di essa (domanda mia) cosa c’attende veramente?

La Società è infatti un concetto del tutto astratto, stratificato, nidificato, al cui interno noi possiamo rintracciare – comprensibilmente e per quello che attiene le nostre pulsioni più elementari e il nostro rapporto tra l’Io di superficie e quello più recondito e appunto ‘oscuro’- più e più generi di minacce dell’ordine, squallori, morali, fenomeni che non hanno solo a che fare col sesso in quanto atto di consumo ma col sesso in quanto cibo che sazia istinti sempre più bassi ogni volta che abbassiamo la nostra soglia di tolleranza di noi stessi. E’ oltrepassando quella soglia che il gioco tra schifo e libertà se ne sta in bilico nel nostro specchio, e chissà perché, per quanto all’apparenza sia così facile (ma soprattutto così gratuito – troppo) gridare all’immoralità dei morali (non moralisti, termine abusato. Io preferisco morali), in questo romanzo come altrove (mi viene in mente Lolita…), una volta aperta una porta, lo choc procurato dalla vista del baratro non ti permette di rientrare pienamente nella nicchia che tu e la Società avete scelto.

L’idea che riesco a farmi non appena metto da parte il poco gradimento per l’assenza di editing del testo (o di padronanza dei pronomi personali da parte dell’Autore), è che sì, il lato oscuro esiste, il lato veramente sporco delle cose, profondamente disgustoso non solo perché c’è una morale ‘insegnataci’ quand’eravamo nella culla, a cui si può dare o non dare retta, ma c’è soprattutto una mancata digestione di quelle che sono le pulsioni, la biologia, attaccate al nostro Essere, un essere troppo poco dignitoso, che muore ogni secondo che se ne sta appeso volontariamente sul baratro in nome di un abbrutimento che sì, può essere terapeutico (davvero?) ma anche definitivo – letale.

Scrivere di sesso oggi è ricorrere a un tema inflazionato. Scrivere di questo lato così laido richiede o molto coraggio o assoluta mancanza di coraggio. Sì perché l’Autore chiaramente, per quanto anche con certe ironie, certe timidezze spruzzate qui e lì, e in fondo l’amarezza generale cui si avvierà sempre più il tracciato delle parole, ha dalla sua la spregiudicatezza del mancato coinvolgimento personale; come un velo davanti agli occhi. Quel velo, che poi in qualche modo sarà la storia stessa a strappare di netto, si può riassumere nella vicenda di Simone. Sul finale Simone, di fronte al padre, toccherà con mano le conseguenze di un circuito di eventi che se da una parte lo assolvono, dall’altra preferiscono immolare la sua vera innocenza (Simone è senza dubbio il più innocente di tutti, lo sappiamo perché tocchiamo con mano i suoi pensieri, nonostante quelli riservati alla madre) di fronte agli occhi di tutti, come un monito. Un ALT piazzato in mezzo alla strada.

Che padri e figlie si desiderino, che figli e madri facciano altrettanto, questo non è un mistero. Solitamente noi guardiamo il lato più ‘rassicurante’ di queste pulsioni che in fondo Mangiapane spiega senza tanti giri di parole (una figlia è pur sempre una donna e se un uomo normalmente guarda ammira e desidera una ragazzina dell’età della figlia, cosa gli impedisce di desiderare la figlia?), ma l’abisso non ci risparmierà ugualmente. Guardiamo Edipo…

Ridotti ad animali – nel senso biologico del termine -, privi delle sovrastrutture che in qualche modo sì, bisogna dirlo, ci proteggono da noi stessi, non siamo – evidentemente – in grado di opporre più nulla alla voragine che preme. Istintualità bruta e ragione sono sempre antitetiche e, al di là delle sciocche divagazioni sulla eccessiva moralità di ‘casa e chiesa’ (nei loro aspetti sani, chiaramente), la prima comporta la morte dell’Essere (possiamo girarla e rigirarla come ci pare), la seconda l’esaltazione della bellezza del corpo e dello spirito.

Non fanno eccezione Simone, Noemi, Claudio, Sabrina, Angela e tutti gli altri.

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Alessandra Di Gregorio

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