Lo sbirro anarchico Pietro Malatesta

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Nero ferrarese

Autore: Mazzoni Lorenzo

Illustratore: Amaducci A.

Editore: La Carmelina

ISBN-13: 9788890330001

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Titolo: Il recinto delle capre

Autore: Mazzoni Lorenzo

Illustratore: Amaducci A.

Editore: La Carmelina

ISBN-13: 9788890330070

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Nero ferrarese e Il recinto delle capre

Lorenzo scrive, Andrea illustra, Pietro investiga. Viene da sorridere perché Lorenzo è così bravo da farcelo vedere, LUI – Pietro Malatesta sbirro anarchico – un po’ scoglionato, che si issa dal letto (quando e se va a dormire…) in mutande e t-shirt dei Police, tatuaggi a tutto andare, bici parcheggiata fuori dalla casa che divide con la madre, l’ex moglie, un figlio nullafacente e il Boy, il palestrato zero-cerebro che sta con la sua ex.

Pietro è uno sbirro decisamente atipico, dato le sue idee poco ortodosse – rispetto al diffuso pensiero del non-pensiero – e i suoi trascorsi di teppista (altrettanto poco ortodossi), per non parlare dei suoi metodi investigativi e del suo abbigliamento (che non è poco ortodosso ma parecchio figo, a dirla tutta).

Entrambi i romanzi sono brevi, accattivanti, pienamente inseriti nel genere ‘giallo di provincia’, ed entrambi si snodano in una Ferrara multi-etnica, alle volte sporca e un po’ barbara, fatta di ultrà della Spal, bevute nei bar, adolescenti fancazzisti imitatori di mode, spaccio, colori politici che paiono mai sbiadire.

Il recinto delle capre presenta passaggi più divertenti di Nero ferrarese, mentre quest’ultimo ha così come nel titolo, una nota più spiccatamente noir, specie per via della componente politica che viene presa a riferimento e contro-riferimento, per raccontare omicidi messi in atto da due scapestrati imitatori di vecchie frange armate. L’ironia de Il recinto, invece, la tagli col coltello ed è un piacere sentirla provenire anche da un contesto (che si dà per chiaro) noir, stemperato volontariamente con un tono più disteso. Questa caratteristica rende la narrazione non solo più ‘divertente’, meno asfittica, ma anche più credibile, perché il Narratore è in grado di dar spazio anche ai lati comico-grotteschi della quotidianità… come quando Malatesta e il sovrintendente Appuntato sfondano una porta credendo di trovare un morto e invece trovano pile interminabili di panni sporchi (e un cacatua nel congelatore…), per non parlare dei giochi dialettici tra Malatesta e il figlio Reinalter ‘Ciao pa’, ciao figlio’, che gioca a seguire le mode etnico-intellettuali del momento, fino a Ma’, mamma Malatesta, che coltiva cannabis indica nel giardino dietro casa, perché sostiene di avere un tumore (da 10 anni…).

Tra il primo e il secondo ci sono differenze d’atmosfera anche in relazione al fatto che in Nero ‘non c’è niente di personale’ e nel Recinto sì, dato che la vittima dell’omicidio su cui Pietro investigherà a modo suo, era la cosa più vicina a un migliore amico che avesse mai avuto, e tutto il caso lo porterà a rivangare un passato di nostalgie, pestaggi, stronzate e innamoramenti.

C’è però in generale molta umanità, in questi scritti, anche quando si guarda al background non proprio da chierichetto dello stesso Pietro;  c’è la giusta dose di aggressitivtà, per così dire (che se da un lato non può ammettere l’esistenza o l’ubbidienza all’ordine imposto da una forza – quella di polizia – che spesse volte è cieca, sorda e stolta, ed è la mano lunga dello Stato, dall’altro ammette anche la necessità di non poter mettere le sorti della civiltà in mano a barbari e teppisti, gente che si può governare solo a calci nel culo); la connotazione di un personaggio sulla falsa riga di tanti eroi del fumetto e della tv Anni ’70 (non per niente Malatesta ha come mito Starsky di Starsky ed Hutch e si veste come lui…), e c’è l’animo un po’ rozzo un po’ virile di un uomo come tanti, straordinariamente vero, che si tiene perfettamente in equilibrio su un tracciato narrativo altrettanto equilibrato, veloce, senza fronzoli.

Consigliatissimi!

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Alessandra Di Gregorio

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