Ti lascio andare via

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Ti lascio andare via

Autore: Massimiliano Paparo

Editore: 0111 Edizioni

ISBN: 8863071403

ISBN-13: 9788863071405

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Il tema della scoperta di sé e il racconto dell’avvenimento, non sono sicuramente nuovi nel panorama delle lettere.

Ti lascio andare via vi si inserisce in maniera particolare… Ho letto questo libro con piacere perché è pregno di emozioni, emana un calore speciale, è vivo, ironico, dolce. Non siamo di fronte alla solita storiella rosa o scollacciata, né al solito polpettone con finalità sociali, e neppure a una narrativa consumata di mestiere, tant’è che ci sono errori, ridondanze, distrazioni, alle volte eccessiva povertà lessicale e ingenuità di vario tipo, eppure – a dirla tutta – non so bene cosa rivisiterei di questo romanzo senza il rischio di togliere qualcosa di profondamente legato all’animo di chi l’ha scritto.

L’Autore adotta l’espediente del ‘racconto nel racconto’ (metanarrativa), cogliendo come scusa e dunque oggetto della narrazione, il suo bisogno di ‘lasciar andare via’ alcune cose della sua vita; lasciar andare via vuol dire aver vissuto, saggiando le cose una ad una – tutte, anche quelle in apparenza più discutibili (nello specifico l’attrazione sessuale e relativa storia con un uomo, Marco) – magari soffrendo, e dunque digerendo. Di nostro, lo sappiamo, non digeriamo tutto ciò che  mangiamo. Tratteniamo alcune cose per espellerne altre. Ciò che tratteniamo in noi, coi nostri mezzi, con le fibre del nostro essere, è ciò che possiamo chiamare ‘esperienza’. Che ci piaccia o no, assecondare un bisogno interiore, che ci spinga a fare sciocchezze o meno, è necessario per spostarci un metro più in là. Qui c’è un bisogno animale  (in senso vitalistico) allo stato puro, che Paparo racconta egregiamente, chiaramente, senza accenti volgari, con la semplicità delle emozioni più vere. Forse questo mi induce più facilmente a ‘perdonare’ le ridondanze di cui parlavo. Leggendo si ha l’impressione che davvero a Michele manchino le parole per dire quant’è grande ciò che ha scoperto, la forza del piacere, il sentirsi vivo in ogni cellula. La bellezza dunque, quasi tenera, di questo suo percorso così insolito, così contrario a tutto quello che pensava, esplode proprio in questo dettato alle volte pasticciato.

Particolarmente, nel romanzo vedremo il personaggio centrale, Michele, alle prese con la scrittura di un episodio piuttosto importante e forte, che ha caratterizzato una stagione della sua giovane vita. Non v’è collera o imbarazzo nelle sue parole, non v’è critica della Società o dei costumi, non v’è un monito, non v’è incertezza. Nel romanzo di Paparo io trovo una schietta presa di coscienza della semplice e frastornante forza dell’essere biologico che sì, può trovarsi in assoluto equilibrio – laddove c’è forza di spirito – con l’essere umano di superficie, con quello che deve prima esperire e poi formare il proprio giudizio relativo alle cose.

Da leggere.

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Alessandra Di Gregorio

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