Per odio e per amore

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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# Titolo: Per odio e per amore

# Autore: Pirola Marco

# Editore: Nuovi Autori

# ISBN: 8875682666

# ISBN-13: 9788875682668

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Romanzo d’indole adolescenziale (nella traccia scritta), d’ambientazione statunitense, prima prova di Pirola. Anche qui, come per qualche altro libro, mi sono trovata in forte difficoltà. Il libro non mi è piaciuto probabilmente più perché si intuisce l’eccessiva smania di pubblicare, da parte del giovane Autore, che per una sua generica mancanza di capacità scrittorie – le quali, si sa, se oggi non ci sono, lavorandoci su, si possono acquisire. La fretta spesso induce a commettere forti ingenuità.

Questo romanzo mi appare più come un testo argomentativo, comportandosi come tale dal principio alla fine. Questa è una mancanza che si può riscontrare nei libri scritti in giovanissima età o da autori con una preparazione ancora carente, scritti senza metodo o reale esercizio – nei quali ci si spertica nel fornire anche dettagli di nessuna rilevanza e il racconto in sostanza non avviene. Farcendo il testo di notizie di nessuna importanza ai fini della narrazione, si impedisce in pratica la lettura (oltre a inibire lo svolgimento della storia) e per venire a capo di una situazione, si impegna un tempo non giustificato poi dall’effettivo riscontro con un seguito che è comunque poco interessante. Il libro, inoltre, non è sicuramente un romanzo, vale a dire è tutta ossatura ma senza la giusta porzione di carne/testo a rimpolparlo. Non vedo narrazione, al massimo un elenco di cose apposte in maniera pedante e appunto, unicamente descrittiva. Il testo descrive e non mostra. Descrive e non racconta. Si presenta ripetitivo perché spiega e argomenta.

L’Autore non lascia mai che la trama abbia respiro ed evoluzione, e crede che per giustificare il ricorso a determinate ‘scene’, debba renderle ‘visibili’ al Lettore super-dettagliando ciò che dice; il Lettore però, formula nella sua mente l’immagine, non ha bisogno che qualcuno gli spieghi com’è fatta una casa, ovvero che ha anche i servizi igienici e quante volte al giorno i suoi abitanti vi si recano… Dunque il problema di fondo è la necessità di apparire credibili, ma la credibilità di uno scritto sta anche nella capacità di lasciare da parte le parti accessorie per quelle necessarie. Senza contare che la lingua letteraria è diversa da quella ‘scolastica’ – basta aprire un libro a caso per accorgersene…

Al Lettore doveva presentarsi dopo un attento lavoro di lima, una cura dello scritto dedicata a rendere il testo asciutto, essenziale, maturo, tenendo per sé, unicamente come promemoria o scaletta, la mappa della casa, il colore delle federe, la composizione del mousli a colazione…

In pratica, la mia impressione dal principio alla fine è stata che l’Autore si è ben preoccupato di far combaciare fatti cose e persone, ma non si è accorto di aver creato solo lo scheletro di un romanzo – uno di quelli veri però – che di fatto non è ancora stato scritto, e che ci si augura, possa arrivare presto.

Alessandra Di Gregorio

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