Mi mancano i plugin

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio (per Progetto Babele).

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Titolo: Mi mancano i plugin

Autore: Emanuele Serra

Editore: Progetto Babele/Unibook

Genere: narrativa

Ho aperto questo libro guidata da una certa curiosità. La carta, la copertina, il titolo, la premessa di Marco Capelli… Ho faticato però a mantenere il distacco. Serra ti prende giocando sulla sensibilità un po’ borderline sua e dei suoi protagonisti, degli oggetti, delle cose minute, di una Torino raccontata in maniera oggettivamente diversa. Ogni racconto/epistola/cornice, di questo volume decisamente atipico (caratteristica di certo molto gradita a chi legge col cuore cose di cuore), è un piccolo trattato di umanità. La poesia di fondo degli incontri, dei ricorsi, della quotidianità consumata d’abitudini e banalità, è sottesa a ogni verbo, a ogni frase, in un crescendo di complicanze, emozioni, relazioni.

Il consumo dell’ordinario si fa atto di straordinario percorso umano, ricerca di bellezza, abbandono delle strutture, consapevolezza del rischio. Il linguaggio è spesso infantile (intendendo con questo termine ‘facile’, dolce), ricercato nel suo essere semplice, delicato, pur volendo colpire il lettore qui e lì con sprazzi di realismo e concretezza. L’eleganza pervade un tracciato il più delle volte commovente, così disincantato e dolce allo stesso tempo, pieno di rivelazioni che si percorrono strada facendo; dettagli aggiunti in ultimo, a colorare una pagina di diario già fortemente intrisa.

Ci sono svariati tipi di umanità, tra le mani e gli occhi di Serra. E da un lato all’altro dell’ipotetica carreggiata che ci riguarda tutti da vicino, lui stende le braccia e non nega niente. La sua penna scivola piana, pur netta, a raccogliere perle di bellezza, tenerezze indotte da sentimenti di vicinanza all’infanzia, al femminile, al genere umano sedotto e abbandonato dagli eventi di una città che scolora personalità e vestiti.

La lettura si fa faticosa a mano a mano che ci si addentra, in quanto l’intensità del detto si fonde ai pensieri che trasmigrano dalla pagina alla mente di chi legge, così toccata, così avviluppata, dalle acque apparentemente placide di un percorso interiore tortuoso quanto quello delle intricate vie che legano persone e agenti nella fitta ragnatela di una super città.

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