Il giorno delle donne

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Il giorno delle donne
Autore: Krúdy Gyula
Editore: Cavallo di Ferro
Data di Pubblicazione: 2010
ISBN: 8879070665
ISBN-13: 9788879070669

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Il giorno delle donne è un romanzo dal fascino ai limiti del gotico e del grottesco, in cui a una serie di parentesi leggiadre, rintracciabili nelle interminabili descrizioni di giovani fanciulle in fiore e di rituali sociali in cui si balla e si fa festa, si contrappongono, a un certo punto, immagini funeste e turbolente, scioccanti e bizzarre.

L’impresario di pompe funebri Janos è protagonista di una storia in verità priva di storia. Il romanzo si articola in una lunga serie di cornici legate solo da un notevole filo narrativo che prevede dettagliatissime descrizioni di corredi, abbigliamenti, usi e costumi (sia pubblici che privati), di una Budapest primo novecentesca.

La particolarità di questo libro è senza dubbio la ricchezza, tanto in quantità che a livello qualitativo, proprio di queste caratterizzazioni che fanno di Janos non solo un profondo conoscitore e un accattivante osservatore del genere umano femminile, ma anche e forse soprattutto, una mente straordinariamente lucida, in grado di alzare più veli di quanti il suo aspetto, la sua professione, le buone maniere e i rituali sociali, lascino ad intendere.

Ecco perché nella seconda parte del romanzo il Sogno, il suo alter ego demoniaco, lo prende per mano per condurlo oltre i limiti del buongusto e delle buone maniere. Sfilati tutti i merletti e chetati i sospiri delle fanciulle da matrimonio, le donne diventano amanti e mantenute, alcune addirittura prostitute, e la bellezza della vita al di sopra del meridiano del consentito, cessa di avere importanza. Il lato oscuro dell’impresario di pompe funebri si svela a poco a poco, ricordandoci, però per mezzo di un secondo protagonista, appunto il suo alter ego, quanta miseria possono contenere i nostri pensieri, le nostre pulsioni, la nostra interiorità più facile alla corruzione di quanto non siano le nostre buone maniere di superficie. C’è un lato profondamente oscuro in ogni essere umano, e per quanto questo sia seppellito sotto ai cumuli di regole sociali e convenzioni borghesi varie, il pensiero corruttibile è come la mela che si lascia avvolgere dalle perfette e seducenti spire del serpente.

Ne viene fuori un quadro oltremodo insolito e appunto grottesco. Le immagini pure e allegre delle interminabili giornate di festa rivelano un doppio sommerso – in realtà non così sommerso, come a dire che per vedere il lato oscuro non si devono fare chissà quanti chilometri o sforzi. Quando calano le tenebre, alcuni angoli della città paiono proprio l’inferno in terra e di girone in girone, è possibile rintracciare tutta l’umanità più lercia. Ovvero, non si deve cercare un campione di mal costume, per trovare in un uomo tutto ciò che di biasimevole può stare in corpo a una persona. Il demone del desiderio e la corruzione dell’anima sono una malattia propria di molti.

Janos compie questo percorso come un novello Dante o come un novello Scrooge in “Canto di Natale”. Il Sogno, la somma di tutti i sogni e dei desideri più sordidi fatti in vita sua, è la personificazione non tanto di una guida notturna qualunque, di quelle che hanno il pass per luoghi poco esclusivi ma pur sempre allettanti, quanto la scissione dell’Io dell’uomo moderno. Ciò avviene essenzialmente per due ragioni: il confronto con la Società di cui si fa parte, la negazione, in conseguenza di questo, della parte più torbida proprio di quell’Io che prende a giustificare la bassezza delle pulsioni, sognando un alter ego presente, per qualche ragione, nella propria pancia. La Società abiura l’abietto e preferisce ignorare, imbellettando modi e comportamenti, codificando una serie di regole accessibili e accettate, proprio quel lato oscuro che in Janos, invece, prende poi il sopravvento addirittura uscendo dal suo corpo.

Un libro davvero straordinario, di cui non posso che consigliare la lettura a tutti gli amanti della vera letteratura, e a chi non ha ancora avuto il piacere di conoscere questo autore ungherese.

 

 

 

 

Alessandra Di Gregorio

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