Cuor di Briossshhh

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Cuor di Briossshhh
Autore: Fracasso Annalisa
Editore: Cinquemarzo
Collana: Erato
Data di Pubblicazione: 2008
ISBN: 8895854144
ISBN-13: 9788895854144

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Cuor di briossshhh è un libro che non sono proprio riuscita ad inquadrare. Non è un romanzo; non ne ha l’ambizione, non c’è tecnica, non c’è la minima volontà di affabulazione, non c’è stilistica, non c’è coerenza nel disegno. Non è neanche un diario, però, perché la sua approssimazione lascia sfuggire molti punti cardine della vicenda umana della piccola Chiara nei giorni della crescita. Non vi trovo il racconto dei sentimenti della giovane, anzi non vi trovo proprio alcun tipo di racconto. L’Autrice più che dedicarsi a questo si dedica alla pura elencazione, attraverso mini-cornici, di fatti e vicende ripescati nel calderone della memoria.

Dunque un memoriale? A mio avviso questo libro non ha abbastanza studio alle spalle. Si muove così com’è stato partorito, un po’ alla rinfusa, perdendo molta della bellezza di cui invece poteva ammantarsi una volta buttate giù le idee e con un’adeguata gestione delle stesse. Sì perché così com’è, il libro sembra la brutta copia, lo scheletro, di qualcosa che non è ancora stato pubblicato.

Mettersi a tavolino con l’intenzione di fare un libro è cosa comunque diversa dall’aver fatto un vero libro. Qui non c’è senso di compiutezza. Non c’è ritmo narrativo. Non c’è coesione tra i vari capitoli del volume, che, appunto sono solo il risultato di una serie di idee impilate l’una di seguito all’altra.

L’Autrice racconta la propria storia in terza persona, partendo proprio dagli albori, come si fa classicamente. Da lettrice, avrei preferito un migliore lavoro di editing non solo sulla struttura del testo, ma anche e soprattutto (e necessariamente), sulla componente strettamente letteraria. Perché il testo è sì scritto, in quanto il medium utilizzato è quello della scrittura, ma in verità è come se non lo fosse… L’Autrice dice, non sta scrivendo realmente una storia. Ha tirato fuori il canovaccio e questo è rimasto tale e quale a com’era nella sua mente, non è diventato testo letterario.

Dunque come avere il manichino esposto in vetrina senza alcun capo di abbigliamento a coprirlo, a disegnarne le forme, a valorizzarne l’aspetto.

 

 

 

Alessandra Di Gregorio

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