Il muro dell’apparenza

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Il muro dell’apparenza

Autore: Sabrina Campolongo

Editore: Historica

Collana: Narrativa contemporanea

Data di Pubblicazione: 2008/2009

ISBN: 8890357207

ISBN-13: 9788890357206

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Ho letto questo romanzo in tre nottate e le mie considerazioni a riguardo non possono che essere positive. Aprendolo, si notano sin dalle prime righe un’eleganza linguistico-discorsiva e una chiarezza espressiva non da poco, cui si aggiungono, lungo il tracciato, una trama che si dispiega chiara, interessante e coerente; un contenuto importante dal punto di vista morale, oltre che letterario; un risvolto sociale coerente coi tempi, con la narrazione, con le intenzioni autorali e con il genere letterario in cui va ad inserirsi il libro della Campolongo.

Siamo di fronte ad un romanzo afferente alla giallistica italiana. La storia si svolge in Sicilia e a narrarcela è il Commissario Campi. L’Autrice, infatti, preferisce l’uso della prima persona e trovo molto apprezzabile la creazione d’un personaggio femminile così forte sia a livello umano che in senso più tecnico. Nel mio caso con ‘forte’ voglio intendere non tanto in quanto a forza caratteriale ma in quanto a credibilità e spessore. Il punto di vista femminile si pone non come mera qualificazione del sentimento di giustizia, ma come atto di coscienza dovuto, inserito quale specchio a rovescio di una società (quella siciliana o comunque omofoba in generale), dove il muro dell’apparenza sembra poter celare e giustificare barbarie ataviche come lo stupro.

Giulia Campi è un personaggio affascinante, fragile e determinato, e si troverà per le mani un caso difficile, cruento, drammaticamente attuale. La penna dell’Autrice affonda con garbo, lavorando molto su descrizioni asciutte e coerenti, ed è in grado di suscitare la giusta dose di riflessione quando ci mette di fronte allo scempio della violenza del branco. Da qui l’attualità del dramma narrato e soprattutto il modo in cui la narrazione eleva a risorsa la dignità femminile, il corpo, l’intelletto, la morale dell’anima, non la falsa morale dell’omertà.

Consiglio il romanzo perché il libro è scritto bene. La storia appare bilanciata e le doti della Campolongo evidenti. Trascurabili alcuni refusi e la confusione, in prima istanza, tra il ‘tu’ e il ‘lei’ fra alcuni personaggi o il modo in cui vengono riportati i dialoghi.

Alessandra Di Gregorio

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