Archive for ‘Altro’

4 dicembre 2011

Lussuria

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Titolo: Lussuria. La casa dei Budda beati
Autore: João U. Ribeiro
Traduttore: Buffa C.
Editore: BEAT
Collana: BEAT
Data di Pubblicazione: 2011
ISBN: 886559053X
ISBN-13: 9788865590539

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Lussuria, edito da Beat passando per Cavallo di Ferro Editore e Objectiva,  è un volume che in parte si presenta da sé sin dal titolo. Emblematico, addirittura asettico nel suo essere totalmente sintetico e riassuntivo, evocativo e impertinente. Al suo interno, invece, di asettico c’è poco… Quella che troveremo è una ricognizione vera e propria nel cassetto dei più subdoli segreti di una donna – con la particolarità che la nostra narratrice non tratta i ricordi della sua vita e le sue considerazioni in merito come qualcosa di subdolo, né tanto meno di segreto… Il che, a voler essere sinceri, è forse la cosa più sconvolgente tra quelle reperibili nell’intero libro. Da donna e da scrittrice, nonché lettrice, la prima cosa a cui ho pensato aprendo il libro – e l’ultima chiudendolo – è stata che NON E’ DAVVERO UNA DONNA A PARLARE… E’ qualcuno che imita il pensiero di una donna, toccando tutto fuorché l’eros, quello vero, quello che interesserebbe una donna e che l’aiuterebbe a fare un quadro sociale, etico e morale universale, oltre che relativo. Dunque è necessario lasciar sedimentare un po’ la lettura e le considerazioni in merito.

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18 novembre 2011

10 italiani che hanno conquistato il mondo

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: 10 italiani che hanno conquistato il mondo
Autore: Simone Marcuzzi
Editore: Laurana Editore
Collana: Dieci
Data di Pubblicazione: 2011
ISBN: 8896999138
ISBN-13: 9788896999134

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Esce in questi giorni il nuovo libro di Laurana Editore, che propone al pubblico il quarto volume della collana “Dieci”, intitolato “10 italiani che hanno conquistato il mondo”.

Apro questo testo innanzitutto con l’intento di capirne la forma, lo stile, il genere, ed eventualmente l’intenzione autorale. Non conoscendo la collana né il tono con cui vengono presi in considerazione, di volta in volta, gli argomenti, orientarmi preliminarmente mi aiuta a comprendere e a cercare il cosiddetto “riscontro”, ovvero se nella realizzazione finale l’Autore è riuscito a soddisfare le premesse e in che modo, e soprattutto qual è la percezione del Lettore, una volta letto il libro.

Scopo del volume: fare mente locale e divulgare. Tema del volume: gli italiani che hanno conquistato il mondo secondo l’Autore, Simone Marcuzzi. Modalità di esecuzione: l’Autore ha ricercato, attraverso il suo vissuto spontaneo, il ricordo, l’esperienza e – cosa non da poco – l’imago culturale di “italianità creativa” – nei vari campi dell’eccellenza (o in ciò che l’insieme delle precedenti cose gli lascia percepire come effettiva sintesi di eccellenza) – dieci tra i nomi più ricorrenti, importanti e soprattutto RICONOSCIBILI.

Con riconoscibili chiaramente si vogliono intendere quelle personalità che sia in quanto ad effettive capacità che in quanto a popolarità e trasversalità all’interno della cultura di origine e/o in quelle di arrivo, hanno saputo imprimere la propria impronta tanto nell’immaginario collettivo che in quello di epoche diverse.

Modalità di realizzazione: l’Autore, attraverso il ricorso ad un linguaggio semplice, molto colloquiale, per nulla letterario, modula questa sorta di dinoccolato ed improbo “saggio”, con uno stile particolarmente informale (da qui traspare l’intenzione di uscire dal campo della scientificità tanto nel linguaggio e nello stile adottati, che nella trattazione globale, che per buona parte si basa sul “topos” del racconto di una esperienza personale – anche se a ben vedere l’Autore sceglie di dire poco del personaggio in questione e a volte poco anche dell’eventuale legame con esso).

I nomi presi a riferimento hanno come carattere comune la denominazione geografica d’origine come la più o meno a-temporalità dell’eventuale influsso e importanza. In particolare, infatti, Marcuzzi ha messo insieme – in uno sforzo ironico, sintetico ed estremo, per quel che era il fine editoriale – nomi accomunati dall’effettiva oggettività dell’influenza esercitata, che sia meramente personale, o che riguardi qualcosa di più ampio, cioè che testimoni l’appartenenza a una corrente di pensiero o gruppo di qualche genere, che sia relativa a mode, costumi, società, interessi generali, cultura ad ampio breve e medio raggio, arte, comunicazione…

Cosa c’è di italiano oltre lo stereotipo? Marcuzzi pesca nel suo immaginario e nel suo conosciuto, ovvero effettua una operazione di ricognizione, molto razionale, seppure poi la stesura tradisca una effettiva volontà di restare sul pelo dell’acqua. La sua lingua è piuttosto sbarazzina, così come l’indole con la quale si appresta a raccontare. In generale troviamo che ogni riferimento segue un ragionamento di ordine culturale e conoscitivo. Attraverso la sua personale “classifica” noi percepiamo anche il modo in cui l’individuo si relaziona col suo conosciuto e con ciò che gli gravita intorno.

Partiamo infatti da Pinocchio (infanzia, fanciullezza), Moana Pozzi (adolescenza, fantasie, sessualità, costume sessuale), Dante Alighieri (l’età della ragione, le forme di comunicazione, la poesia, la filosofia, il rapporto con la religione e l’immaginario), Sergio Leone & Ennio Morricone (il senso estetico dell’arte, la musica, la visione, l’incontro con l’altro), Rita Levi Montalcini (il conforto della ragione, le profondità della mente, le sue possibilità), Giorgio Armani (l’arte della sintesi di un concetto immaginifico, l’applicazione, l’artigianalità), Juri Chechi (lo sport, il senso dell’impresa, il pathos, il senso dell’immedesimazione, l’abnegazione), Luciano Pavarotti (la tipizzazione, la collocazione di un uomo in un ideale che finisce con l’essere uno stereotipo, più che una qualificata eccellenza), Leonardo da Vinci (la genialità allo stato puro, l’estro, la curiosità, l’applicazione, l’uso della mente), Enzo Ferrari (l’applicazione,  l’idea che diventa prestazione, movimento, aerodinamicità).

In sostanza siamo di fronte a personaggi e prestazioni artistiche a più livelli, capaci di influenzare la modernità (o addirittura di fornirle un solido substrato storico); di fronte a dei veri comunicatori, a dei FENOMENI (con tutto ciò che questo termine può significare oggi e ha significato ieri), che nel tempo, attraverso le più disparate epoche e circostanze, hanno saputo creare, inventare, orientare popoli e società. Si comunica un’idea, una visione; la si tramuta, attraverso applicazioni concrete, in un fine – che sia un oggetto, una forma d’arte, una soluzione scientifica, una prestazione. Qualcosa che duri nel tempo e renda immortale l’idea stessa.

I nostri 10 italiani, tuttavia, non andrebbero accumulati – più che accomunati – sotto la stessa bandiera con troppa facilità, questo va precisato. Siamo di fronte a una sintesi fin troppo estrema ed estremizzata, poco elaborata, che non segue un canone specifico ma più che altro si rifà (come già detto sopra) a volte a un sentimento di formazione culturale in seno al concetto di italianità, a volte ad un senso un po’ più moderno di cultura popolare.

Alessandra Di Gregorio

9 novembre 2011

Lewis Carroll nel paese delle meraviglie

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Titolo: Lewis Carroll nel paese delle meraviglie
Autore: Isa Bowman
Editore: Tre Editori
Data di Pubblicazione: 2009
ISBN: 8886755708
ISBN-13: 9788886755702

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Il libro della Bowman, datato 1898-1899, per quanto puramente riassuntivo, esagerato e non sempre corrispondente al vero, è un testo biografico e racconta, a mo’ di resoconto, così come l’Autrice ritenne opportuno all’epoca – e per ragioni non sempre comprensibili – la vita e particolarmente la corrispondenza e l’amicizia condivise con l’autore Lewis Carroll, padre di Alice nel Paese delle Meraviglie.

Dopo la morte di Carroll, nel gennaio del 1898, l’attrice e sua “pupilla” Isabella detta Isa, iniziò a stendere questo suo resoconto basandosi principalmente sui diari in suo possesso – redatti durante le visite allo “Zio” – e sulle lettere scambiatesi negli anni, ma per ragioni inerenti il diritto d’autore tutelato dai parenti dello scrittore, non poté veder pubblicato il suo libro prima dell’anno successivo.

La particolarità di questo volume sta tutta nel fatto che è solo attraverso post-fazione e note (a cura di Edward Wakeling, grande studioso di Carroll) che riusciamo a cogliere verità “storiche” – per quanto legate alla sfera personale – molto più concrete di quelle che vuol proporci l’Autrice. Il libro, infatti, si basa su una serie di inesattezze, e viene da chiedersene il motivo.

La Bowman iniziò la stesura del resoconto poco più che ventiquattrenne, ma aveva conosciuto Carroll quando di anni ne aveva all’incirca 12, e nell’arco di tempo intercorso, aveva avuto l’opportunità di condividere con lui una bella amicizia, oltre che un rapporto di “lavoro” – la Bowman interpretò a teatro la parte di Alice dopo che la prima Alice (Phoebe Carlo) venne sostituita perché impossibilitata a proseguire. Fu lo stesso Carroll a insistere per prendere Isa, dopo averla notata.

Com’è consuetudine nelle vicissitudini personali e pubbliche di un autore del passato, vita e rapporti personali passano per una fitta corrispondenza epistolare e diaristica, che permette, grazie ad una datazione esatta e soprattutto grazie alla cultura della parola, così radicata in tempi in cui l’unico medium utilizzato era proprio quello della parola scritta, di ricostruire anche il costume interno, oltre che i retroscena della vita dell’autore e le sorti di un’opera letteraria.

Al di là della forma letteraria del testo in questione, e al di là anche della veridicità o meno dei dettagli storici riportati dalla Bowman, ciò che può interessare maggiormente il Lettore moderno, è più che altro la personalità stessa di Carroll, non quella riscontrabile o meno tra le righe del resoconto, ma quella che ce lo ha tramandato attraverso le storie avvincenti e surreali di quella nota Alice di cui ancora oggi parliamo.

Probabilmente coloro che gravitavano attorno all’Autore – e questo penso valga in generale per tutti gli Autori – non sono mai stati pienamente coscienti del carattere di universalità che tale genio è stato in grado di infondere in un’opera ritenuta fondamentale per il patrimonio delle Lettere di tutti i tempi.

Carroll a modo suo è stato un sovversivo perché ha rovesciato totalmente i rigidi canoni vittoriani, imponendo o forse semplicemente ristabilendo, un canone infantile non provo di una coerente e propositiva pedagogia (esistenziale più che scolastica o educativa).

La sua natura di matematico non gli ha impedito di guardare alla fanciullezza come a un nodo centrale della vita di persone e cose. La freschezza con cui affronta e diffonde il suo pensiero è espressa proprio con Alice e, per quanto una bambina cresciuta più o meno al suo fianco e più o meno in sua adorazione, possa riuscire a ricordare o a trarre di lui, Egli si è senz’altro distinto per ragioni che solo noi moderni abbiamo potuto apprezzare e interiorizzare.

Alessandra Di Gregorio

19 agosto 2011

Lettera da una professoressa

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Titolo: Lettera da una professoressa
Autore: Stramucci Norma
Editore: Manni
Data di Pubblicazione: 2009
ISBN: 8862661525
ISBN-13: 9788862661522

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Il testo di Norma Stramucci, insegnante e poetessa di Recanati, è un testo piuttosto insolito da ritrovarsi tra le mani oggi. Lo è soprattutto facendo mente locale riguardo ai nostri personali trascorsi sui banchi di scuola, e lo è ancora di più se pensiamo a quale gap siamo andati incontro già solo negli ultimi dieci anni o undici anni, non solo nel mondo della scuola, ma in generale nel mondo adolescenziale e post-adolescenziale. Gap quanto mai incolmabile per chi allora era già grande e oggi lo è due volte tanto, anche se vive per periodi proprio in mezzo agli adolescenti.

Il volume, piuttosto breve ma molto ricco, è uno scritto in forma di lettera aperta rivolta a uno studente – rivolta agli studenti – in cui, attraverso una lunghissima serie di cornici, l’Autrice, nella sua propria veste di insegnante di scuola, fa il punto della situazione rispetto al duro rapporto esistente tra la classe insegnante (in generale l’istituzione) e chi fruisce il servizio scolastico (in generale la gioventù).

Chiari sono l’esposizione nonché il tono con cui si parla di scuola per parlare di formazione alla vita del libero cittadino, e chiari sono anche gli indubbi punti di vista di chi di una vocazione ha fatto un mestiere tra i più appassionanti e difficili.

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