Posts tagged ‘0111 edizioni’

22 marzo 2011

Farandole

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Farandole
Autore: Frascaroli Anna M.
Editore: Zerounoundici
Data di Pubblicazione: Aprile 2008
ISBN: 8863070520
ISBN-13: 9788863070521

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Farandole è un romanzo sul quale, lo ammetto, al principio non avrei puntato molto. Il tono generale della scrittura mi pareva ai limiti del linguaggio tipico della letteratura rosa post-adolescenziale. Un’aura di banalità permea la scrittura e di conseguenza chi deve formarsi una opinione è tentato di formarsi quella evidentemente più sbagliata. Le prime battute non sono affatto mature e il lettore un po’ più esigente potrebbe passare ad altro solo basandosi sull’incipit. In generale questo è il rischio che corre ogni scrittore, ma in questo caso, trovo l’incipit (così come il titolo) piuttosto fuorviante e poco azzeccato. Ci sono delle ingenuità rispetto alla figura narrante principale, quella della protagonista, che parte come una vera e propria bambina e poche pagine dopo diventa adolescente e poi donna, non tanto rispetto ai risvolti della trama quanto alle sue espressioni e al suo lessico narrativo. La sua ingenuità come personaggio è più evidente nel suo modo di parlare che nel suo modo di cadere dalla nuvole rispetto ai fatti sconvolgenti di cui è prima testimone e poi attiva partecipe.

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15 maggio 2010

Ti lascio andare via

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Ti lascio andare via

Autore: Massimiliano Paparo

Editore: 0111 Edizioni

ISBN: 8863071403

ISBN-13: 9788863071405

Il tema della scoperta di sé e il racconto dell’avvenimento, non sono sicuramente nuovi nel panorama delle lettere.

Ti lascio andare via vi si inserisce in maniera particolare… Ho letto questo libro con piacere perché è pregno di emozioni, emana un calore speciale, è vivo, ironico, dolce. Non siamo di fronte alla solita storiella rosa o scollacciata, né al solito polpettone con finalità sociali, e neppure a una narrativa consumata di mestiere, tant’è che ci sono errori, ridondanze, distrazioni, alle volte eccessiva povertà lessicale e ingenuità di vario tipo, eppure – a dirla tutta – non so bene cosa rivisiterei di questo romanzo senza il rischio di togliere qualcosa di profondamente legato all’animo di chi l’ha scritto.

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11 dicembre 2009

3 bravi giallisti italiani

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Il panorama italiano giallo, per quanto fortemente caratterizzato e facilmente riconoscibile per una sua particolare impronta – tanto nella componente strettamente narrativa, che in quella architettonica, civile, morale e pittoresca – passa di solito in sordina rispetto alla mole di noir e thriller di marca straniera. Oggi però voglio spezzare una lancia a favore di tre volumi che ho trovato particolarmente piacevoli – tutti e tre scritti da poco più che esordienti, nell’ordine L’ACQUARIO – di Mirko Venini, per la collana miglior giallo della 0111; Fuochi a Mezzanotte – targato Montag, di Fabrizio Bianchini, non nuovo a performance letterarie di questo tipo, e Ladro di sogni, di Sergio Paoli, pubblicato per i tipi della Frilli Editore. Passiamo allora ad elencare i pregi di questi libri tutto sommato molto diversi, ma comunque accomunabili sotto l’evidenza della denominazione geografica.

L’Acquario è un ottimo libro. Inizia in sordina, ha un seguito stordente e un finale emozionante. Scritto col garbo della penna affilata e arguta di un Autore che sa il fatto suo, parte da un evento apparentemente banale, verte su un unico personaggio forte e sul dramma di un omicidio. Da futuro sposo a investigatore, il protagonista di Venini è credibile come il pasticcio in cui si va a cacciare. Consigliato.

Fuochi a Mezzanotte è un giallo atipico, romantico, italiano nel senso più classico, perché è un giallo di provincia, autentico, ben tenuto, appassionante. Racconta un’età passata, una provincia, per l’appunto, anni difficili alle porte, un’Italia diversa, alle porte degli “anni di piombo”. È il seguito di un libro già noto (La banda del grano), ed ha lo sguardo tenero di un adolescente che racconta di musica, di primi approcci galanti, di sogni di gloria, e soprattutto della scia di delitti che punta dritta verso di lui – suo malgrado.

Ladro di sogni invece ci mette di fronte a un’Italia contemporanea difficile e complessa; all’Italia delle intese razziali mancate, delle mafie e mafiette, dei poliziotti buoni e di quelli stronzi, delle pulsioni segrete, di un killer vittima di un ladro di sogni, di rom vittime delle circostanze. L’Autore offre una scrittura ragionata, una cornice e un fondale narrativo molto concreti.

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Alessandra Di Gregorio

3 maggio 2009

Alessandro Bastasi

Oggi parliamo con Alessandro Bastasi, autore di La fossa comune.

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intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.


A: Scrivere. Perché?

Perché sono curioso, per ricercare, scavare nella psiche, nelle relazioni tra gli essere umani, nei risvolti sociali (e anche politici) di queste relazioni. Perché questo è anche un modo per costringermi a riflettere a fondo sulla condizione umana, e a condividere con altri le mie domande, le mie riflessioni. Non è un “mestiere”, è in qualche modo una necessità.

A: Scrivere. Cosa?

Storie, romanzi, racconti. Scrivere una storia mi consente di attraversare un tema che mi sta a cuore in profondità, in tutte le sue sfaccettature.

A: Tu come scrittore. Chi sei e come ti poni?

Sono un professionista, con un buon lavoro, ma che ha fatto l’attore (e saltuariamente lo fa ancora, soprattutto con dei film-maker indipendenti amici “d’arte”), ha fatto il cronista teatrale, e, appunto, ha scritto racconti vari e un romanzo, e intende continuare a scrivere. L’approccio al mondo della scrittura mi è venuto quasi naturale, essendo così forte in me la passione per l’espressione artistica.

A: La penna per te corrisponde a…?

A esprimere idee, instillare dubbi, scoprire relazioni, condividere sentimenti

A: Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

Prima di pubblicare “La fossa comune” scrivevo racconti, mi nasceva un’idea in testa e ci sviluppavo una ministoria, che poi pubblicavo in qualche sito letterario, ma così, senza particolari ambizioni. Poi, dalla mia esperienza in Russia, dove avevo raccolto in vari appunti quello che era successo dal 1990 al 1993, “La fossa comune” si è formato quasi da solo nella mia testa, evidentemente urgeva dentro di me la necessità di una riflessione sulla caduta del muro e sulla dissoluzione dell’URSS, con tutto quello che ne seguiva in termini di crollo di un’ideologia. Ed è nato il libro. Poteva anche essere un’esperienza fine a se stessa, ma i commenti di amici che avevano letto il manoscritto e l’accoglienza del libro pubblicato mi hanno quasi imposto di continuare, anche per non tradire le aspettative e la fiducia che il romanzo ha generato. Infatti sto scrivendo il mio secondo romanzo.

A: Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

Realistico, perché gli scenari, dialoghi, le sensazioni si riferiscono a situazioni reali, storiche.

Epico, perché tende a includere “Grandi Narrazioni” (es. il passaggio dall’URSS alla Russia di Eltsin.

Introspettivo, perché tende a descrivere in ogni caso il processo psicologico nelle relazioni con la “Grande Narrazione”.

A: Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

“La fossa comune” si può leggere come una sorta di thriller politico, dove un uomo proveniente da devastanti esperienze professionali e affettive approda nella Russia dei primi anni ’90 e si fa coinvolgere in un attentato al presidente Eltzin. Si può leggere come analisi spietata di un contesto sociale e politico, oppure come romanzo psicologico che affronta il dramma di un uomo che non è in grado di affrontare (o meglio, di accettare) una realtà diversa da quella che lui sognava da giovane, ed è quindi alla ricerca di un contesto che gli consenta di essere finalmente se stesso.

Il libro quindi ha diversi livelli di lettura, diverse angolature dalle quali osservare un evento epocale della nostra storia recente, la caduta dell’URSS e di quello che, simbolicamente, questa ha rappresentato nelle coscienze di una certa generazione.

E’ stato detto che il libro, oltre a una buona scrittura, offre spunti di riflessione molto interessanti e coinvolgenti: motivo di più per acquistarlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

A: Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

1. Argomento da trattare

2. Idea della storia da costruirci attorno

3. Personaggi/immaginare il loro vissuto/caratteristiche psicologiche

4. Linguaggio, simboli, semantica

5. Struttura del romanzo (scaletta)

A: Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

La mia non è scrittura per mestiere. Come ho detto, deve esserci un’idea forte che mi stimola il ricorso alla penna. In questo senso si può intendere “metabolizzare esperienze biografiche”. Ad esempio, nel libro che sto scrivendo attualmente l’idea forte è il rapporto tra evoluzione personale e ambiente in cui si vive, soprattutto in tenera età. Lo scenario è un’Italia di provincia degli anni ’50, con le sue ambiguità e le sue speranze.

A: Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

Un libro è finito, che vada per la sua strada. Ce n’è un altro da scrivere, è questo che bisogna coccolare, adesso.

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