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19 gennaio 2010

Pensa con la tua testa

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio

(presentazione e quarta del libro, a cura di Alessandra di Gregorio, per And My Book)

ISBN: 9788896096468

Autore: Mario Caramel

Editore: And My Book

Collana: Narrativa

Pagine: 125

Prezzo: 12,00 €

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Luca e Capitan Marco. Legati a filo doppio. Destinati a incrociarsi più volte. Un libro che parte dal mare e nel mare finisce, attraverso tormenti esistenziali e difficoltà contingenti, guidato da una schiarita che se non s’intende come definitiva, perlomeno si considera punto di partenza per una vita felice. Una scrittura semplice, seppure ricca di spunti di riflessione pregnanti, induce il lettore ad analizzare con occhi diversi la realtà circostante, e a trovare nessi e motivi d’elevazione spirituale ovunque. Il narratore racconta una storia da cui in verità si diramano cento storie e cento avvenimenti gravitanti attorno alla figura emblematica di Capitan Marco, vessillo di un relativismo necessario, che si fa sprone per il raggiungimento di obiettivi di vita non effimeri. Un romanzo attuale, che si pone in maniera critica verso il mondo sordido e sterile della politica, delle discriminazioni razziali e della pochezza umana in generale, in favore di ciò che è la ricerca di una felicità possibile, scevra di distrazioni e mali evitabili.

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Alessandra Di Gregorio

16 marzo 2009

Cinque Canti di Separazione

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Cinque canti di separazione
Autore: Valenti Marco
Editore: Boopen
Data di Pubblicazione: 2008
ISBN: 8862230907
ISBN-13: 9788862230902
Pagine: 51

Cinque Canti di Separazione, di Marco Valenti, libricino sobrio, racconta uscite di scena, amori oltre il bivio, amenità sentimentali e conseguenti reazioni e afflizioni emotive. Cinque racconti dedicati all’interpretazione – certe volte al limite del teatrale e del sovraccarico di suggestioni – di “com’è quando qualcosa finisce”.

Storie che non resistono al tempo, rimpianti, recriminazioni. Un testo conciso, che scorre affaticato dalla poca pulizia del dettato ma oltre il quale è possibile scorgere il senso – alle volte più chiaro, alle volte estremamente confuso e frammentario – del “delirio” che coglie coloro che infine vengono gettati via, espulsi dalle orbite di una vita che sino a un istante prima si declinava all’amore di coppia.

Valenti ci dà notevoli spunti di riflessione, e viene spontaneo chiedersi: perché poi le cose finiscono? Esiste un vinto o sono tutti vincitori? È solo questione di prendersi e lasciarsi, meccanicamente e come non ci fosse altro all’infuori della relazione e dello smarrimento conseguente, o è questione di cuore – e di gettare alle ortiche pezzi di storia, di intimità e condivisione, che altrimenti non torneranno più?

In un mondo in cui è tutto un invito all’amore da fiction, ma di happy ending se ne vedono pochi, la sincerità alle volte stonata, alle volte stramba, spassionata, ridicola e accorata, è forse una forma più onesta di interpretazione del bagaglio sentimentale che ognuno di noi porterà sempre con sé, e quella dell’Autore ne è una degna rappresentazione.

Adg.

8 marzo 2009

Ti seguirò ovunque andrai

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Ti seguirò ovunque andrai
Autore: Pagano Loredana
Editore: Boopen
Data di Pubblicazione: 2008
ISBN: 8862233736
ISBN-13: 9788862233736
Pagine: 53

Il romanzo della Pagano TI SEGUIRO’ OVUNQUE ANDRAI, edito da Boopen, è un romanzo declinato in salsa rosa che accarezza il palato con una certa timidezza e lascia pressoché insoddisfatte le buone forchette – che s’aspettano di necessità una lettura in grado di solleticare il gusto sufficientemente bene.

Dalla sua ha particolarmente la velocità del tracciato e la non tediosità data da un volume contenuto, ma la mancanza di pulizia del testo e l’ingenuità della scrittura rendono altresì difficoltosa tanto la lettura che il gradimento generale della stessa. Il soggetto del romanzo, preso così com’è, appare di per sé valido – storia d’amore che sboccia all’improvviso facendo risorgere la protagonista dalle ceneri di una relazione precedente andata male – ma lo svolgimento è appena sufficiente a permetterci una giusta fruizione del narrato e il risultato complessivo appare deludente. L’impianto stilistico è carente e linguisticamente siamo di fronte ad un’opera lacunosa e scolastica. L’Autrice denota un certo desiderio d’imporsi con la scrittura – e perché non dovrebbe? – e tuttavia viene meno al suo stesso bisogno con la fretta di pubblicare un testo obiettivamente poco curato, in cui ad una immaturità narrativa generale, si aggiunge una mancanza di strumenti personali che permettano la rielaborazione delle idee e la loro successiva fissazione nel romanzo. La speranza è dunque di rivedere la Pagano tra qualche anno, con nel bagaglio una migliore dialettica che le permetta di trasfondere sulla pagina quanto potenzialmente ha da dire, e soprattutto la conoscenza e l’abilità che solo il lungo esercizio possono darle. Si può ritenere il libro come un approccio preliminare ad una scrittura che attende solo di poter sbocciare – per cui, lungi dal voler proporre stroncature, perché lo scopo di una lettura è unicamente un invito a migliorare, si attendono sviluppi.

Adg.

1 marzo 2009

Sono solo un marinaio

Ringrazio Patrizia della simpatia.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Sono solo un marinaio
Autore: Roggero Patrizia I.
Editore: Boopen
Data di Pubblicazione: 2008
ISBN: 8862232101
ISBN-13: 9788862232104
Pagine: 260

Da anni esiste un filone di letteratura rosa seriale dedicato esclusivamente al pubblico femminile, che esporta nel mondo un cliché narrativo in cui le storie vengono infarcite solitamente di personaggi e relazioni improbabili – sul tipo, ad esempio, dell’eroe sette-ottocentesco, capelli al vento e spada al fianco, che è o pirata o nobile decaduto, tra le cui braccia finisce una fanciulla della società da bere, di solito naufraga o costretta con la forza al matrimonio coatto, che presto o tardi cede alla passione e finisce conquistata dal temerario/reietto e a suo modo esplica la redenzione dello stesso seppure abdichi alle leggi dell’amore rigettando quelle della società. Questa tradizione letteraria potrebbe dirsi facente capo effettivamente alle edizioni Harlequin. Dall’altro lato c’è però un filone letterario avventuroso che è sette-ottocentesco per davvero, prodotto principalmente da scrittori inglesi, e che è afferente alla letteratura della colonizzazione o anche all’odeporica – o letteratura da viaggio, in cui il viaggio è il tema centrale, visto in chiave spesso stereotipa ma vissuto matita alla mano per poterne raccogliere gli spunti su di un diario che permettesse ai posteri di conoscere le sorti di chi quel viaggio lo aveva vissuto. Questa letteratura può dirsi facente capo a Defoe, padre del romanzo inglese ed autore del celebre Robinson Crusoe, capace di mescolare sensazionalismo, cronaca e fantasia, ed inscenare quadri letterari complessi e pregevoli ma dando vita ad annotazioni di carattere sociale alquanto discutibili – data l’ottica da colonizzatore bravo bello e buono che il suo Robinson armato di Bibbia incarna persino su di un’isola deserta.

Il romanzo della Roggero Sono solo un marinaio, si potrebbe idealmente collocare a metà strada tra le due varianti sul tema. Un tentativo letterario discreto – seppure: rielaborazione del soggetto, capacità d’indagine psicologica, intarsio dei dettagli e forza dell’intreccio non siano sempre all’altezza delle aspettative di resa oggettiva più alte. A mio avviso ciò che viene fuori è prettamente una letteratura leggera, certamente non disdicevole ma ascrivibile chiaramente alla letteratura rosa d’appendice, che ci rimanda ad un secolo che di avventure, pirati, fanciulle da salvare, naufragi e isole caraibiche, aveva fatto gran tesoro, esplodendo in quantità di romanzi che ognuno di noi avrà letto almeno mille volte nell’età in cui si sogna d’esser pirati o si guardano le disavventure dell’avvenente Angelica in tv, seppure sul versante francese (mini-serie degli anni sessanta tratta dal libro Angelica La Marchesa Degli Angeli). C’è da poterla ritenere (ma senza voler addurre una qualificazione negativa) una letteratura anacronistica e stereotipa – nonostante la penna della Roggero non sia così cattiva e fatta la dovuta pulizia si rischia di ottenere un capolavoro in pieno stile coloniale (cosa per cui ci vuole molto talento e questo sottolinea lo sforzo creativo dell’Autrice). È una bella lettura come può esserlo un testo afferente alle saghe Harlequin o al filone di Defoe, ma il suo successo sta tutto nel palato che va a stuzzicare. Se però riflettessimo sul fatto che la Pamela di Richardson ha indossato le vesti fittizie di una Elisa di Rivombrosa televisiva – con tutto il successo che sappiamo – e che dal punto di vista strettamente letterario i testi qui citati non si discostano molto dallo stile della Roggero – che trova invece i suoi natali nel nostro Novecento – verrebbe da chiedersi se qualora il libro fosse sottoposto ai giusti palati, potrebbe apparentarsi ulteriormente ai suoi consimili grazie alla degna riscoperta del genere d’avventure e pirati, e trovare una migliore collocazione anche extra-editoriale? Forse oggi siamo tutti un po’ malati di realismo sensazionalistico  e neanche ci poniamo più la domanda, ma comunque, come sempre, al Lettore spetterà l’ardua sentenza.

Alessandra Di Gregorio.

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