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25 gennaio 2010

Caterina Armentano

Oggi parliamo con Caterina Armentano. Intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.

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A: Scrivere. Perché?

C:Perché esistono mondi interiori che vanno svelati, presentati anche agli altri. Perché ognuno di noi ha una propria prospettiva, uno sguardo unico verso il mondo e solo scrivendo si da l’opportunità agli altri di incanalarsi verso quello sguardo, verso quella nuova prospettiva, che può o non può essere apprezzabile, discutibile, accessibile ma la parola in quel caso diventa via di transito, di comunicazione.

A: Scrivere. Cosa?

C: La vita e tutto ciò che la circonda. La morte e tutto ciò che le appartiene. Ciò che ci riempie e ci sostiene. Situazioni, eventi che caratterizzano la società e creano le vicissitudine e le storie che creano la storia.

A: Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni

C: Come scrittrice sono molto decisa. So quello che voglio raccontare e perché. La mia non è una battaglia o una lotta ho qualcosa da dire e so che la mia capacità di scrittura è migliore di quella oratoria. Per questo la scrittura diventa il mio strumento per raccontare e costruire.

A: La penna per te corrisponde a…?

C: Una spada. Una bacchetta magica. Una chiave che apre molte porte, tutte quelle che io desidero spalancare.

A: Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

C: Prima scrivevo per esprimere esclusivamente me stessa stando poco attenta alla forma, mi consentivo piccoli esperimenti stilistici senza crearmi troppi problemi o farmi troppe domande. Ora invece ho imparato a stare più attenta alla forma e a rileggere con più attenzione quello che ho scritto. Mi sento più responsabile verso il mio pubblico, verso coloro che mi seguono e mi apprezzano perché so che esistono delle aspettative e ciò mi sprona a fare sempre meglio.

A: Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

C: Introspettivo: perché analizzo in profondità ogni personaggio cercando di cogliere le diverse sfaccettature della psiche. Realistico: narro la realtà dei fatti con piglio crudo e diretto senza troppi giri di parole. Arcaico:sono sempre alla ricerca di assonanze e analogie che diano come risultato uno stile fresco e dinamico ma che richiamano alla mente sensazioni arcaiche e remote.

A: Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

C: Il mio libro è una raccolta di otto racconti che narra vicende esclusivamente femminili. Storie che rappresentano una realtà a cui spesso non badiamo perché siamo abituati a voltare la testa dall’altra parte quando scorgiamo la sofferenza e la violenza. Il mio libro parla di donne rannicchiate nel proprio io abbandonate a se stesse, incapaci di uscire dall’orrore in cui vivono perché piegate a una mentalità meschina e maschilista. Bisogna conoscere quello che hanno attraversato le nostre nonne per capire chi siamo e dove andiamo. È una radice dell’albero della femminilità e per questo va custodito.

A: Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

C: Scrivo di getto. Picchietto sulla tastiera del mio pc a una velocità supersonica senza guardare lo schermo per ore. La storia mi gira in testa per giorni, settimane, parlo persino con i personaggi imparo a conoscerli e una volta che il flusso di pensieri diventa parola scritta abbandono il tutto per alcuni giorni. Rileggo, correggo e lascio la storia riposare in una cartella del mio pc fino a quando non mi sento pronta a revisionarlo. Farlo subito mi impedisce di notare errori e ripetizioni e soprattutto non mi consentirebbe di distaccarmene abbastanza per essere obiettiva.

A: Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

C: Quando si scrive si scrive per amore, amore per la scrittura. Si scrive per creare, per lasciare una traccia, per sfogarsi, per raccontarsi, per raccontare gli altri, per lasciare la propria immagine fatta di verbi, coniugazioni, avverbi, aggettivi e quant’altro. Si scrive perché la storia di qualcuno ci ha fatto febbricitare la mente, perché uno sguardo ci ha portato sulla pelle nuove sensazioni, perché qualcosa ci ha offeso, fatto adirare, sconvolto o indignato. Perché in un granello di sabbia vediamo il deserto e in una goccia d’acqua il mare, perché ognuno di noi plasma la propria fantasia a suo piacimento ed esprime se stesso attraverso quello che crede o sa di far meglio.

A: Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

C: Non è che una critica negativa mi faccia esultare! Non nego neanche che per giorni ripenso molto a quello che mi è stato detto o scritto ma questo non mi demoralizza perché prima di tutto so che il mio stile e le mie storie non possono piacere a tutti e successivamente so di essere umana e quindi capace anche di sbagliare. L’esperienza serve a farmi crescere come persona e come scrittrice e se desidero continuare a fare questo mestiere devo comportarmi come quelle sarte laboriose che nonostante si pungono con l’ago continuano a cucire. Una volta terminata la stesura di un nuovo scritto e accompagnato verso il mondo di fuori, lascio che prosegua verso il suo futuro, soprattutto perché quel viaggio il più delle volte richiama anche me a nuove avventure e nuove conoscenze.

25 settembre 2009

Poesia, ideale e reale

Il titolo rimanda all’idea generale che ho della poesia e dei poeti odierni. Il concetto di poesia abbraccia una infinità di accezioni e sentimenti, questo è vero, ma non tutto ciò che è scritto secondo le regole della lingua madre di un autore, può dirsi poesia, e dunque non tutti possono dirsi poeti – ma del resto è anche vero che non tutti coloro che “verseggiano” (termine molto vago anche questo) hanno una qualche velleità intellettuale  elitariamente intesa.

Le antologie scolastiche traboccano di Autori che hanno fatto scuola non a caso, e il panorama nazionale e internazionale è ricco di altrettanti esempi illustri e meno illustri. Seppure verso la maggior parte delle raccolte poetiche attuali io non nutra molta simpatia, la mia idea di rispetto razionale del genere letterario si lega ad alcuni fattori piuttosto importanti:

– musicalità della lingua

– proprietà della lingua scelta

– coerenza, coesione, tensione

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recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Oggi parliamo di quattro volumi di poesia piuttosto eterogenei, che ho scelto di accomunare per praticità e per sottolinearne alcune peculiarità, così come le ho colte.

Il sentiero delle parole, di Caterina Armentano.

Sognando ancora, di Matteo Pugliares.

Doppio fondo,di Maria Luisa Maricchiolo.

I colori tra le righe, di Tiziana Baricca.

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il sentiero delle parole

La silloge poetica della Armentano ci proietta in una dimensione di natura favolistica, quasi poco credibile, nonostante i tentativi di riflessione impegnata. La sua poetica si incentra su tematiche femminili, quotidine, in generale personali, con un occhio di riguardo alla concezione fideistica e cattolica del sentimento e della dimensione umana, per quanto non interiorizzati in maniera adulta e piena. La protagonista dei componimenti sembra distaccata dal vero in quanto, al di là di quel che parrebbe, non ha cognizione del dato concreto. Le poesie si presentano buone nelle intenzioni ma all’atto pratico deludenti, seppure spicchino qui e lì piacevoli eccezioni. L’effetto complessivo non è soddisfacente, probabilmente dovuto all’immaturità anagrafica dell’Autrice al tempo della prima stesura. Lo stile appare grezzo, l’ispirazione adolescenziale, il metro assente, guidato unicamente dall’andare a capo; la proprietà linguistica acerba, non sempre delle più aderenti. Pensiamo che una rielaborazione della maggior parte dei testi, possa conferir loro in giusta dose coerenza, liricità e lucidità di interpretazione. Probabilmente la Armentano è nella prosa che si esprime al suo meglio, e questi versi andrebbero rielaborati proprio con un metro più disteso, senza ansie di composizione. Esempi di buoni spunti sono rintracciabili in Incantesimo – che presenta versi molto sobri, circolari; Topi per strada, Amanti, Rischio Maggiore.

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sognando ancora

Sognando ancora, silloge poetica di Matteo Pugliares, ha per tema portante l’amore, la forza dell’impegno umano, il rapporto tra divino e terreno, tra divino e sentire individuale, le radici, l’idea di sacralità in generale, la natura come proiezione di forza e contorno delle azioni. Poesie perlopiù brevi, dedicate a una concezione sentita e panica della vita, che interpretano – seppure non sempre con coerenza metrica e ritmica, perdendo qui e lì di coesione e lucidità – le proiezioni sacre che ha l’uomo di ciò che lo circonda – proiezioni sacre e mitiche, che rimandano alla terra, ai ricordi, all’infanzia svagata e ad un’età adulta che ha smarrito o quasi, tutte le promesse. Ammettiamo di aver nutrito una certa attesa relativamente a questi versi, e ci rendiamo conto che il loro fluire sul foglio è frutto di un sentire naturale e ispirato, privo però di quella rielaborazione razionale che avrebbe consetito alle liriche di apparire più stabili. Tuttavia, la maturità personale dell’Autore è tale da indurre comunque una riflessione. La sua è una ricerca di bellezza tanto nella contingenza che nella rimembranza, seppure il tono generale appaia nostalgico, monocorde, come a rappresentare una vita passata già vissuta e assieme già perduta.

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doppio fondo

Doppio fondo, della Maricchiolo, è un testo nettamente diverso dai precedenti. Una raccolta all’apparenza timida, in cui l’Autrice non scopre i suoi punti deboli, eppure deliziosamente cinica, ironica, in cui l’uso della rima baciata crea giochi linguistici e sonori di impatto, che rimandano a un impegno di raccolta dati attivo e pratico. Il testo presenta coerenza, tensione argomentativa profonda, per quanto ilare e “fastidiosa” nella sua giocosità pagliaccesca. L’Autrice dimostra innata curiosità e trasporto verso il vero, anche nella sua accezione di “quotidiano e banale”. Il vero è il cardine della raccolta. Il vero quotidiano, comico, ridicolo, spensierato. Con la sua interpretazione giocosa e movimentata, l’Autrice si inserisce nel quotidiano riportandone odori e sentori, addirittura dialoghi.

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i colori tra le righe

I colori tra le righe, poesie e aforismi di una giovane autrice che si firma Tiziana Baricca, è una raccolta in cui sono presenti versi a tematica femminile piuttosto matura, intervallati da aforismi o “gocce di poesia”, che fanno da compendio o diversivo. L’Autrice, che usa un verso piuttosto discorsivo e disteso, piacevole e coerente dal punto di vista linguistico/sintattico, resta spesso impantanata nella poca varietà di motivi all’interno dello stesso, pur presentando la raccolta una certa sobrietà e tensione, e non mostrando inutili vezzi. C’è un tentativo di elevazione e impegno, una parola argomentata e soppesata, ma nonostante questo la silloge patisce una ripetitività che non porta all’evoluzione del verso. Riuscitissimi appaiono gli aforismi. Sintetici, mirati, molti dei quali decisamente intensi. L’Autrice dimostra una certa intelligenza nella gestione semantica del fatto poetico lirico-femminile, seppure la circolarità dei motivi prescelti la porti a ricalcare di pagina in pagina strade già tracciate e ad appesantire la lettura col rischio di apparire stucchevole o frivola. Buono il controllo generale. Migliorabile.

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Alessandra Di Gregorio

23 luglio 2009

Parliamo di donne

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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PARLIAMO DI DONNE

Fiumi di inchiostro hanno immortalato figure femminili eroiche, patetiche, misteriose, languide, dannate. Oggi ci si rivolge alla figura femminile col tatto di chi vede nella donna l’anima pensante – non solo pulsante – di una metà di cielo che non è solo rosa ma contiene tutti i colori dello spettro visibile. Scegliamo dunque di parlare di quattro romanzi che propongono differenti gradazioni di ciò che offre all’immaginario comune, la narrativa declinata col verbo femminile.

il buio alla finestra

IL BUIO ALLA FINESTRA di Antonio Mazziotta, racconta la vicenda di due amiche seguendole dall’università all’età adulta, fino al tragico epilogo che vedrà una delle due lasciare l’affetto dei propri cari precocemente, a causa di una malattia. L’impianto narrativo di questo romanzo dal volume contenuto, è lineare, seppure – peccando di eccessiva pedanteria – l’Autore non appare veramente in grado di gestirne la trama in maniera interessante, restando sempre su toni ripetitivi e piatti (nonostante dal punto di vista linguistico la capacità autorale di elaborazione appaia più che sufficiente). Il libro appare troppo costruito, e la sua conduzione finisce per renderlo banale e privo di attrattiva. Il motivo dell’amicizia femminile non viene sviluppato in maniera originale, denotando così una sorta di generica incapacità dell’Autore all’elaborazione di un soggetto romanzesco capace di trasfondere sulla pagina la delicatezza e l’importanza dei rapporti umani – e particolarmente gli aspetti del rapporto delle donne tra di loro e delle donne coi propri partner e le difficoltà esistenziali. Solo sul finale il libro prende vita, proprio laddove si raccontano le ultime volontà di Gioia e il dolore provato dal marito Andrea.

sotto l'albero di mimosaSOTTO L’ALBERO DI MIMOSA di Caterina Armentano, si presenta in forma di raccolta. Il motivo predominante è appunto quello femminile, ma le donne raccontate sono donne ai margini della vita sociale, rappresentanti gli aspetti inquietanti e laidi di esistenze maltrattate e mal tollerate. L’Autrice sceglie come consistente fil rouge, quello delle affettività mancate, gestendo sapientemente e sensibilmente un dettato narrativo semplice – seppure spesso ripetitivo – ma di forte impatto emotivo. La sua, una narrativa che rimanda in qualche modo ai veristi, senza patetismi di sorta né lo sguardo paternalista di chi interviene nella storia per far pesare il suo parere. La donna della Armentano è una donna che parla da sola; non ha paura di mostrarsi nella sua elementarità, tanto nell’aspetto sgradevole che negli atteggiamenti più squallidi. Il registro generale permette dunque una fruizione immediata del messaggio autorale. La sensibilità dimostrata verso l’argomento, si manifesta attraverso un dettato scevro di orpelli, perché la pagina esce fuori dal libro, dicendo già da sé tutto quello che c’è da dire.

profumo dell'anima

PROFUMO DELL’ANIMA di Gigliola Biagini, è un romanzo all’insegna del motivo del dolore. La scelta tematica riguarda una tappa obbligatoria dell’esistenza umana, e particolarmente della condizione femminile, che riguarda il panico, la depressione, il cosiddetto spleen – tanto caro ai decadentisti francesi. Bianca è una donna infelice, una donna preda di un profondo dolore che da emotivo diventa anche condizione materiale, trovando sfogo in una vera sintomatologia del caos e del più totale disamore. La penna della Biagini, seppure con le sue piccole incertezze qui e lì, che scuotono un dettato pressoché pulito, nitido e immediato nella sua bellezza e pregnanza, traccia per noi la via dell’interpretazione della complessa psiche femminile, toccando tasti sensibilissimi con altrettanta sensibilità e maturità. La disamina che essa compie, ponendosi di fronte alla donna protagonista del romanzo, invita a porsi altrettanto criticamente, verso un problema che ha attinenza con l’anima, non con una oggettiva volontà di stare male. Il suo, un mondo fatto di solidarietà femminile tra donne che rappresentano anche grandi esempi di umanità, e di piccoli e grandi fallimenti sentimentali, che se da una parte generano in lei ulteriore paura e tormento, dall’altra la mettono nella decisiva condizione di doversi curare da sé, quando più forte e tenace sentirà la spinta del mal di vivere che bussa.

la vita sessuale della donna brutta

LA VITA SESSUALE DELLA DONNA BRUTTA, di Claudia Tajes, conclude questo poker di romanzi in maniera più solare e leggera – non perché la metodica dell’Autrice sia frivola per partito e gratuita per necessità, quanto perché rispecchiante una delle straordinarie doti femminili per eccellenza: l’ironia. Il metro dell’ironia è usato, ragionevolmente, per esprimere consapevolezza bypassando situazioni spiacevoli, imbarazzanti, dolorose. Ammettere uno stato di cose – anche uno stato di cose evidenti, come ciò che ad esempio concerne la propria fisicità, e ciò che soprattutto gli altri pensano a riguardo – è qualcosa che emotivamente può apparire complesso, per una donna, perché ha a che fare con la sfera profonda del proprio Io, eppure, se di fronte allo specchio ci si andasse armate di benigna consapevolezza di sé, tutto, anche le disavventure sentimental-sessuali, apparirebbe meno frustrante – o per lo meno ci si  consolerebbe pensando che sì, si può essere “brutte”, ma si può anche essere meno stupide di altre. La Tajes disegna per noi la figura di una protagonista tra le tante, alle prese con la Società, il consumismo, lo specchio, la bilancia, il sesso, gli uomini – e tutto il bagaglio di vizi, virtù e viltà, di coloro che incontrerà sulla sua strada disseminata di guai, tormenti e carie ai denti… Il rapporto con l’Altro da sé è allora la raffigurazione del rapporto col proprio Io, perché ciò che non sa gestire fuori è ciò che non mette in pratica dentro. La questione dello sviluppo dell’affettività e  quella della sessualità femminile, vengono raccontate senza remora, senza falsi moralismi, per metterci di fronte al fatto evidente che per quanto variegato, al mondo femminile pertiene anche ciò che ha a che fare con la volgarità (intesa come normalità) della condizione fisica e biologica – nonché la relativa gestione – e che tutto ciò, si abbina (nel bene e nel male) alla complessità psichica ed emotiva dell’individuo, che non è mai tutto lustrini e bon ton, ma ha anche un bagaglio di “tic” che possono renderlo molto poco affascinante, o semplicemente molto “normale”. In una Società in cui tutto grida alla perfezione, un libro,che ristabilisce i confini del bello, individuandolo principalmente nel cervello delle persone.

Concludendo questo excursus, possiamo dire che la figura della donna viene sezionata nei suoi quotidiani abbrutimenti e nelle sue problematiche intime, senza dover indorare eccessivamente una questione che ha attinenza tanto col corpo che con lo spirito – e che si evidenzia proprio nel tema portante del sesso e del rapporto “sbagliato” con gli uomini. Ottimo coadiuvante del tutto, l’idea che le peggiori nemiche di noi stesse siamo nello specifico solo noi, che di fronte a specchi che riflettono illusioni e caotiche gestioni della propria indole e morale, usiamo pensarci mostruose, squallide e brutte, senza comprendere realmente che siamo solo portatrici sane di anima.

15 aprile 2009

Alessandra Di Gregorio

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Caterina Armentano intervista Alessandra Di Gregorio, alias Scrittura Informa.

1.      Quando è nata “Scrittura Informa” e perché l’hai voluta nominare così?

Scrittura Informa nasce a dicembre 2008, all’indomani di una seria considerazione riguardo a quello che volevo fare del “mezzo” scrittura dalla mia prospettiva (minuscola) di addetta ai lavori. Mi infastidisce chi avalla finti scrittori, finta scrittura e finte recensioni. Allora è scattata l’idea di rendere “giustizia” a coloro che si impegnano in un settore sovraccarico di libri inutili. Fermo restando che il mio parere non ha validità universale e non ne vuole avere, la seconda molla è legata a quella serie di blog dedicati agli esordienti, in cui si è troppo presi a parlare di editoria (anche se l’editoria tout court non la conoscono in molti, e questo è un vero peccato) ma quanto a dedicarsi per davvero ai “prodotti” di quella stessa editoria (e particolarmente alla letteratura d’esordio), con l’atto semplice della lettura, manco a pensarci… Si chiama Scrittura Informa perché è questo l’obiettivo: informare circa la scrittura. Mettere da parte la mia stessa penna (o comunque non farne il mio unico cieco universo) per le penne altrui.

2.      Cosa ti ha spinta a dedicare il tuo tempo a un’impresa che richiede dedizione e pazienza?

L’avere obiettivi chiari in testa.

3.      Il tuo desiderio di diventare scrittrice ti ha in qualche modo spinta, convinta a intraprendere questo cammino?

Non desidero diventare scrittrice. Io sono scrittrice. Inedita, ma pur sempre scrittrice (le mie maestre elementari sono state le prime depositarie dei miei scritti). Riconosco troppo credito e valore alla scrittura per ritenerla mera questione editoriale. Scrittura Informa è invece dedicata ad altri come me (anche se spesso ci sono quelli che potrebbero benissimo evitare di umiliarsi pubblicando o pubblicandosi).

4.      Tra i libri che ti vengono recapitati quanti fatichi a leggere? Quanti di questi sono scritti da esordienti destinati a diventare veri scrittori?

I libri difficili non sono tantissimi. Di solito solo quelli scritti male o quelli pessimi e basta. Tuttavia, pur senza pretesa di onniscienza e giustezza, posso affermare che una percentuale piuttosto alta di autori tra le “mie” fila, ha talento da vendere.

5.      Puoi dire di aver trovato, fino a oggi, uno scrittore esordiente che ti ha smosso qualcosa dentro?

Sì, più di uno (per me sono scrittori. La specificazione “esordiente” non ha valore. Ha valore la penna).

6.      Quante ore dedichi a “Scrittura Informa”?

Leggo a tutte le ore del giorno e della notte. Lavorando nell’editoria e non avendo orari d’ufficio, l’equazione si fa da sé…

7.      Cos’è per te “Scrittura Informa”: una missione, una vocazione o un servizio a disposizione di un pubblico che necessita di una vetrina per mostrarsi?

Scrittura Informa è una missione in cui la mia vocazione personale è al servizio di quanti – aventi capacità o meno – abbisognano di una opinione, una pacca sulla spalla (o un poderoso scappellotto).

8.      Quali sono le prerogative di “Scrittura Informa”?

Leggere libri e parlarne per invitare altri a fare altrettanto. Scriviamo in troppi e dei nostri amici d’esordio non sappiamo niente.

9.      Cosa ti aspetti da questo blog? Cosa speri per il futuro di “Scrittura Informa”?

Spero di farne una rivista vera e propria.

10.     Con quale criterio scegli i libri da recensire?

Posso dirlo? Vado a naso. Sugli autori scelti personalmente – e anche sugli editori – finora non ho sbagliato mai. La prima impressione è stata ampiamente confermata. Molti degli autori candidatisi volontariamente, invece sono stati una pura delusione.

11.          Hai remore nei confronti di  coloro i quali hanno pubblicato a pagamento?

Ho una scala ideale di “remore”. Al primo posto stanno gli SCRITTORI FASULLI. A seguire tutto il resto, compreso il compromesso del pagamento. Quando leggo però, leggo e basta. L’eventuale biasimo o plauso per la scelta editoriale, resta una mia idea e non penso – salvo alcuni casi davvero eclatanti – specie per via dell’esperienza in qualità di lettrice e recensore, che possa diventare un “mio problema” curarmi del portafogli altrui. Se non lavorassi nell’editoria non saprei niente dei retroscena di un libro e lo comprerei ugualmente per leggerlo. Votandoci ad una cultura popolare abbiamo accettato la possibilità che la stessa venisse veicolata in modi intellettualmente discutibili (sapendo però che molto di quello che è pubblicato, pagamento o meno, con la cultura non ha a che fare, il problema dell’eventuale biasimo per taluni, per me non sussiste neanche). I grandi editori del passato hanno lasciato una eredità che nessuno ha colto, neppure chi quelle case editrici le manda avanti ancora adesso. L’intellettuale era una figura di rilievo in una società della cultura per pochi eletti. Oggi tutti vogliamo essere scrittori, ma anche molti di quelli che non pagano e pubblicano con le quotatissime major, non sono né scrittori né tanto meno intellettuali… quindi è davvero l’editoria a pagamento il vero problema? Anche qui l’equazione si fa da sé.

12.              Riesci sempre ad essere obiettiva e sincera anche quando un libro è davvero improponibile?

Sì, ma con eleganza. Sono propositiva e professionale (leggere per credermi sulla parola). Non potrei fare l’editor se non lo fossi.

13.           Il tuo blog è un po’ come un tam tam aborigeno che invia messaggi verso mete lontane quanto lontano riesce ad arriva in un mondo virtuale elastico e infinito?

Arriva lontano in base a quello che si intende per “lontano”. Ho al momento oltre sessanta autori e ventisei case editrici tra gli “amici” di Scrittura Informa. Questo comporta un passaparola dipendente da loro, in proporzione al gradimento, suppongo, ma comporta anche proposte di lavoro – stesso motivo. Per me questo è già molto “lontano” – e tutto con la sola forza di una connessione internet.

14.        Hai collaboratori che ti affiancano?

Per scelta personale al momento no. L’unica recensione non mia è stata fatta da una amica e collega, la Dottoressa Angela Zerbini, perché il testo in questione mi vedeva troppo coinvolta emotivamente dato che è basato su una storia reale di cui ero parziale testimone.

15.         Il tempo che dedichi al blog non toglie tempo e spazio alla tua vita personale? Non ti porta a delle rinunce?

Sono multitasking per necessità. Lavoro comunque nell’editoria e Scrittura Informa non è solo un blog. È anche un centro di pubbliche relazioni non indifferente per una persona sola. La dedizione è massima anche quando ho a che fare con dei seccatori/pessimi scribacchini.

16.        Se un giorno dovessi recensire “Scrittura Informa” cosa scriveresti?

Scriverei che è un blog contrario ai facili snobismi di chi tende a voltare le spalle a meritevoli e creativi di ogni specie, e agli isterismi di coloro che per il solo fatto di conoscere l’abc della lingua italiana credono di essere scrittori (e per giunta vorrebbero anche essere rassicurati in questo senso).

17.       Cosa ti ha dato e cosa ti ha tolto questo blog?

Il blog mi ha dato la possibilità di conoscere persone e scritture e al tempo stesso ha spersonalizzato la mia figura. Vengo vista come Scrittura Informa ovvero serbatoio di potenzialità per esordienti di ogni natura, ed entità da importunare con le più assurde richieste. Sono una persona, molto motivata, ma una persona.

18.          Quando hai deciso di aprire questo blog percepivi che sarebbe “cresciuto” in così breve tempo?

Mi sono data molto da fare, quindi sì, razionalmente mi aspettavo che Scrittura Informa crescesse in fretta. Emotivamente no.

19.        Giovane, dinamica, laureata e un lavoro per una casa editrice, numeri che dovrebbero condurre al successo… cos’è per  Alessandra Di Gregorio il successo? E’ lo stesso per “Scrittura Informa” o esistono due pesi e due misure tra la vita personale e il lavoro?

Il successo, in questo momento, è fare quello che più amo. Scrittura Informa ne fa parte ma è solo un aspetto. Volevo essere dove sono adesso già secoli fa. Quindi sono anche piuttosto in ritardo sulla tabella di marcia. L’esperienza lavorativo/hobbistica va a braccetto con quella privata – e credo che trattandosi del mondo delle lettere, per chi lo intende come lo intendo io, non possa essere diversamente.

20.  Affinché il blog funzioni necessita di una rete di collegamenti: erano basi che avevi già cementato oppure è stato il tempo a creare le opportunità adatte?

Il giorno 31 marzo 2008 ho fatto il mio ingresso nel mondo dell’editoria (il 13 marzo 2008 mi sono laureata), ma il mio desiderio di farne parte risale davvero alla cosiddetta “notte dei tempi”. Di fronte ad un universo multiforme e complesso come quello che ho coscientemente cominciato a frequentare – e alle difficoltà che ogni giovane trova post laurea al bivio tra la precarietà e la disoccupazione vera e propria – mi sono semplicemente data da fare. Darsi da fare in questo campo vuol dire fare molta ricerca attiva – non cercavo un editore per me in quanto autrice, cercavo persone con le quali lavorare e dalle quali apprendere; ciò è sintomatico di quanto io non abbia smanie di apparire a tutti i costi né “conflitti d’interesse”. Per me hanno parlato la naturale predisposizione alla comunicazione, la passione per qualcosa che non è solo un lavoro, e la scrittura stessa, testimonianza del lavoro svolto.

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