Posts tagged ‘collana Trasfigurazioni’

21 febbraio 2010

L’uncino che trafigge l’anima

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Posti di fronte a una letteratura del disimpegno e dell’illogica propensione ad apparire come non si è, ci si abitua a leggere tutto fuorché cose interessanti. Il libro della Farina, invece, appare sostanzialmente un libro “contro”. Un libro d’evasione, in qualche modo. Turbolento, coraggioso, spigoloso. Un libro in cui desideri, prospettive, spigolosità, specularità, carne, dolori, si mischiano come a voler significare tutto, col rischio d’apparire illeggibili, complicati, verbosi.

Tutto è preso e sviscerato come se si stesse dando un pugno in faccia a qualcuno. Con la forza e la prepotenza di una parola che – seppure alle volte si adagi su letti cedevoli – trattiene il Lettore nella tela di pensieri violenti e incalzanti. Leggera come una farfalla, pungente come un’ape. La Farina si adorna di una bellezza non retorica, non fine a se stessa. Si avverte, in pagine che trasudano desideri e pathos, che celebrano la vita, la morte e il miracolo del sentimento, lo spasmodico bisogno di strapparsi di dosso vestiti e pelle; l’ardore delle amabili lotte col proprio Io di fondo, col collettivo, col mondo cieco e prossimo.

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Alessandra Di Gregorio

12 ottobre 2009

A un sogno dal mare e nell’oblio dei monti

di Mauro Salvi. Recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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a un sogno dal mare

A un sogno dal mare e nell’oblìo dei monti, il racconto dei dialoghi tra un giovane scrittore e la grande autrice Anna Maria Ortese. La Ortese, quasi al tramonto, s’incontra e scontra con la gioventù d’un artista tenace, che mira a un’amicizia reale e non allo uso e abuso della donna in quanto nome rilevante del panorama letterario nazionale.

Siamo nel 1986, e Salvi conosce la Ortese e la corteggia spingendola fuori dall’autoimposto guscio. Rintanata a Rapallo, volontaria esule dal mondo, ridotta a vivere una quotidianità di ristrettezze, alla mercé della sorella malata e della difficoltà di esistere, la Ortese racconta l’ipocrisia del neorealismo italiano e la mancanza di coerenza della letteratura contemporanea, ridotta a mera narrativa da vetrina; racconta la sua visione del dolore e della scrittura, racconta del sogno, del vero e dell’irreale, e di tutto ciò che riguarda l’indagine della felicità e la fuga da essa.

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“Ha mai fatto caso che nei libri di moltissimi scrittori contemporanei l’anima, il pensiero – e la loro azione – non vanno oltre il contingente, il plausibile, l’attuabile?. Che ogni cosa, persino la vita, si banalizza, si grava di pesantezze, di abusate ovvietà, di finali annunciati?. Di questo passo presto la letteratura scadrà in narrativa casuale e inconsistente.”

“‘Reale’ potrebbe essere la sua scrittura, Anna?”

“No, io sono ‘crepuscolare’. Per questo il ‘reale’ mi ossessiona….” (cit).

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Alessandra Di Gregorio.

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