Posts tagged ‘Edizioni 0111’

15 maggio 2010

Ti lascio andare via

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Ti lascio andare via

Autore: Massimiliano Paparo

Editore: 0111 Edizioni

ISBN: 8863071403

ISBN-13: 9788863071405

Il tema della scoperta di sé e il racconto dell’avvenimento, non sono sicuramente nuovi nel panorama delle lettere.

Ti lascio andare via vi si inserisce in maniera particolare… Ho letto questo libro con piacere perché è pregno di emozioni, emana un calore speciale, è vivo, ironico, dolce. Non siamo di fronte alla solita storiella rosa o scollacciata, né al solito polpettone con finalità sociali, e neppure a una narrativa consumata di mestiere, tant’è che ci sono errori, ridondanze, distrazioni, alle volte eccessiva povertà lessicale e ingenuità di vario tipo, eppure – a dirla tutta – non so bene cosa rivisiterei di questo romanzo senza il rischio di togliere qualcosa di profondamente legato all’animo di chi l’ha scritto.

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25 gennaio 2010

Vertigine

di Francesco Aloe, recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Vertigine è un romanzo con i fiocchi. Ho letto questo libro con somma soddisfazione e lo consiglio agli appassionati di thriller e di giovani penne acute e originali.

Francesco Aloe crea una struttura narrativa senza sbavature, in cui suspense, apparato linguistico-letterario, emotività dei personaggi, trama, contesto paesaggistico e svolgimento, sono tesi alla proiezione di una storia studiata ad arte. Una ragnatela di emozioni contrastanti e tensione ci accompagna sulle tracce di Frank, un poliziotto che si ritrova a indagare su uno strano delitto in una piccola cittadina norvegese.

La vertigine è quella che prova fisicamente, immerso com’è in una natura ostile e rigida, ed è quella che sentiamo noi quando la situazione precipita e Frank si ritrova a un passo dalla fine, con l’assassino in casa. Aloe getta il seme per il mito di genere, disegnando, quasi con l’abilità del fumettista, un personaggio netto, definito, uno di quelli che ancora s’interroga su grandi misteri come gli Ufo e la fine del mondo nel 2012, e che si farà di certo ricordare. Il libro si legge d’un fiato. La storia è credibile, lucida, calibrata.

Mi rammarica solo l’infelice scelta di Edizioni 0111 di non curare le bozze (per quanto ampiamente giustificabile per tutte le cose che sappiamo della piccola editoria, non l’approvo perlomeno per testi come questo e diversi altri che ho avuto modo di leggere, sui quali la casa editrice non ha capito di dover puntare con più forza, anche proprio per fini commerciali).

Alessandra Di Gregorio.

9 luglio 2009

Letture infernali – 2 libri in uno

recensioni a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Poppers

* Titolo: Poppers. Tubi catodici, psicofarmaci sesso e autodistruzione. Una (de)generazione

* Autore: Mainini Luca

* Editore: Prospettiva Editrice

* Data di Pubblicazione: 2006

* Collana: On the road

* ISBN: 8874183305

* Pagine: 126

inferno-paradiso

# Titolo: Inferno-paradiso andata e ritorno

# Autore: Renaldi Andrea

# Editore: Zerounoundici

# Data di Pubblicazione: 2008

# Collana: Guest book

# ISBN: 8863071438

# Pagine: 156

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L’inferno esiste, ed è riccamente popolato di una fauna oltremodo interessante, bieca, malinconica e triste. Il popolo perduto si muove, anzi si dimena, immerso nel peso leggero delle narcosi più destabilizzanti, accecato dal luccichio della fatuità più gratuita, pronto a firmare col sangue patti tossici che – si sa già in partenza – nessuno rispetterà mai nei secoli a venire.

Oggi scelgo di accomunare due autori molto diversi tra loro ma in qualche modo uniti dallo stesso fil rouge, che ci prende e ci conduce per mano nei vicoli bui e negli altri più disperati della degenerazione umana, dove gli ultimi nella Società degl’ultimi, sono tossici e puttane, generazioni e de-generazione degli estremi, in cui lustrini e musica la fanno da padrone – partorendo nuovi linguaggi figurati della denuncia e della comunicazione sottopelle – giacché la pelle è impegnata ad ospitare le piaghe della Civiltà che rinnega.

POPPERS, di Luca Mainini, è una pura allucinazione. Si fatica a leggerlo (particolarmente agli inizi, se il lettore non è aduso a certa costruzione sintattica), fa male, non è per i puri di cuore. Provoca seri conati di disperazione e vomito, e fa sanguinare perché sostanzialmente ci sbatte un faccia una società mutilata nello spirito prima che dalla violazione della carne. È un libro per così dire “pop-porno”. Porta alla luce personaggi bassi e laidi, donne estreme, bambole gonfiabili tutte griffe, vizi e coca; imputtanite dalla vita – o puttane nell’indole – ma belle da levare il fiato, profondamente sole, disposte a tutto pur di avere il tanto – quel poco – che basta, per sentirsi umane un giorno in più su un calendario che non ha alcuna importanza ai fini dell’umano esistere. Tutte silicone, dentro e fuori, rappresentazione di un mondo in ipossia d’amore, in cui si sviluppano unicamente anaffettività a vario livello e titolo, e l’estremizzazione è l’unica fonte ancora plausibile – e possibile – di contatto umano. Il mal di vivere che annienta è reso sopportabile dalla gestione delle proprie farmacie domestiche. Si vive un’ora in più ammazzandosi un po’ più rapidamente, per farsi scopare e dunque toccare (il valore del contatto in un pugno, in luogo delle mancate carezze), senza sentire lo schifo generale che domina i rapporti ma unicamente godendosi l’atto della vicinanza (per quanto malata). Prese nel complesso, queste creature passabili di biasimo – dipinte con maestria, turrite in un dettato narrativo secco, ai limiti dell’asetticità, avvolte da una proprietà linguistica che fa dell’Autore una rivelazione e del libro un gioiello, oltre che un pugno nello stomaco – rappresentano la versione infernale di quella fauna umana in fase terminale, risposta a una china morale pericolosa e infida, da cui non ci si difende se non con vani tentativi, un po’ per inerzia in direzione opposta, un po’ lasciandosi annegare seguendo la scia.

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Dall’altra parte INFERNO-PARADISO, ANDATA-RITORNO, di Andrea Renaldi, un libro che di pop non ha niente. Al contrario, usa toni e suggestioni punk-rock-anarchici, mettendo in bocca ai diversi protagonisti vizi e vilipendi montati ad un parossismo che per quanto infernale, ha al suo interno la suggestione di una purezza ai limiti della liricità più estrema. Un gruppo di amici, i Volo Turbato, una band musicale marchigiana che vuole sfondare; uso e abuso di alcol, sesso e droga, e poi l’amore, l’amore tra i protagonisti; volti diversi, giovani e tormentati, la musica come collante e risoluzione dei conflitti esistenziali, un diario che prende forma attraverso le note. Un dettato lucido e cinico, disilluso al punto da apparire maniacale, ribelle oltre ogni possibile sentire. Ed è questo che ci colpisce sostanzialmente: il bisogno di dover sentire, ma sentire a fondo, attraverso le ferite di adolescenze scivolate sulla pelle con dolore, ed età semi-adulte mai svincolate dalle turbe indotte di una Società perbenista per principio e perbene quando conviene.

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Alessandra Di Gregorio.

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