Posts tagged ‘Edizioni Il Ciliegio’

5 aprile 2015

La disfatta

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

 

La disfatta, di Salvatore Scalisi, è un racconto noir da interni, nel senso che la storia, di per sé molto breve e assolutamente scarna (qualità che si ammira più alla fine che durante), si svolge a “cornice” in spazi ben delimitati. Non mi riferisco solo allo spazio fisico quanto piuttosto allo spazio che delimita i dialoghi tra personaggi appartenenti a una piccola cerchia di amici e famigliari, i quali fluttuano in una sorta di aura borghese rispettabile.

Il taglio scelto dall’Autore è, per quanto concerne soprattutto il dialogato (che rappresenta una parte importante del testo), piuttosto impostato; ciò a voler rappresentare – con una forbice molto ristretta – un universo compassato e immobile, fatto di piccoli manierismi negli atteggiamenti (risolti anche a livello lessicale, proprio per “esasperare” questo atteggiamento così estremamente “perbene”).

Il Narratore sorprende con la sua lente uno spaccato di vita cittadina all’apparenza anonimo: persone qualunque che gravitano in modo abbastanza formale l’una intorno all’altra, ma che riga dopo riga vengono messe sempre più a fuoco. Talmente a fuoco che nel giro di poche pagine al Lettore appare più chiara la china verso cui la storia andrà a virare.

Il testo presenta una trama lineare; siamo infatti di fronte a un noir dai toni e dalla tematica piuttosto “classici” (e la brevità del libro è propedeutica alla riuscita del racconto, cosa che a molti autori che praticano il medesimo genere spesso sfugge). Seppure la formalità del linguaggio, unita agli scarni interventi del Narratore, siano in qualche modo fuorvianti (il testo a tratti appare perfino pesante, poiché i dialoghi ricchi di insoliti manierismi rallentano di proposito la corsa del Lettore), Scalisi registra con nettezza e coerenza gli aspetti più grevi che si nascondono alle spalle dell’ambiente (apparentemente) borghese preso a riferimento. Tradimenti e ossessioni, ma anche – come in ogni romanzo di genere che si rispetti – la nemesi finale.

22 marzo 2010

L’ultimo dono

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio, editor e prefatrice del testo.

Titolo: L’Ultimo Dono

Editore: Il Ciliegio Edizioni
Autore: Paolo Scriboni

Data di Pubblicazione: 2010

In un clima letterario che si ostina a propinare scenari violenti, improbabili e roboanti, Paolo Scriboni propone un mondo concreto e ugualmente rarefatto, intimo e solare. Il mondo elegante di un uomo consapevole che vive d’idee e fatti. La sua, la storia comune di un uomo fuori dal comune, riferita col garbo e la sensibilità di chi fa del dato biografico minimo un momento di scambio e incontro.
Un racconto dedicato all’amore per lo sport, alla gioia dei bambini su un campo di calcio, alla ricerca e realizzazione di sé al di fuori di sentieri sterilmente tracciati dalla società.

“I giorni successivi la comunicazione è avvenuta per lo più per sms e grazie a rade telefonate incastrate tra il mio lavoro e le sue occupazioni quotidiane. La seconda volta che ci siamo visti è stato per passeggiare dalle parti della periferia della città, nel momento straordinario in cui il sole va a dormire dietro le montagne. Un momento magico, in cui – se il cielo è terso, e quella sera lo era – si possono intravvedere in lontananza le prime cime del Karakorum, che segnano il confine con il Pakistan. Ci siamo baciati. È stata magia, rapimento, estasi controllata, con il nulla intorno a noi, e la realtà, anche se ad un passo, sconosciuta e intangibile.”

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Alessandra Di Gregorio

3 settembre 2009

Amarti immensamente

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Titolo: Amarti immensamente

Autore: Marchese Valentina

Editore: Il Ciliegio

Data di Pubblicazione: 2009

Collana: Romanzo rosa

ISBN: 888899615X

ISBN-13: 9788888996158

Pagine: 112

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Di questo libro ho curato prefazione e quarta. Ho avuto modo di leggerlo a un passo dalla stampa e pubblicazione e ci tenevo molto a riportare qui quelle stesse parole finite poi nel volume.

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QUARTA DI COPERTINA:

Anna, Riccardo, Lucia. Tre fratelli, il dolore per la scomparsa prematura dei genitori, una verità scottante, un amore segreto che serpeggia e che poi finalmente sboccia. Amarti Immensamente è un romanzo timido e condensato in cui si osserva l’Amore nella sua componente più importante perché «Forse amare è anche questo: avere la sensazione di poter fermare il tempo e, restare sdraiati su quel letto, insieme, per sempre». Un legame unico nel suo genere, corrotto dalla pesante bugia che ne alimenta il fuoco ma abbastanza forte da reggere a scossoni che in condizioni normali atterrerebbero anche i più audaci. Un romanzo delicato, con una soavità di fondo che non sfugge, in bilico tra armonie da ridisegnare e colori tenui che spesso contrastano coi chiaroscuri dello sfondo.

PREFAZIONE:

Amarti Immensamente è un romanzo che si libra dal foglio come una promessa solenne e un impegno a vita che comporta l’accettazione di regole morali e giudizi affettivi. Anna ama riamata un uomo che le è stato imposto come fratello e che dentro di sé ha sempre sentito come estremamente speciale. Un legame unico nel suo genere, corrotto dalla pesante bugia che ne alimenta il fuoco ma abbastanza forte da reggere a scossoni che in condizioni normali atterrerebbero anche i più audaci. Un romanzo delicato, con una soavità di fondo che non sfugge, in bilico tra armonie da ridisegnare e colori tenui che spesso contrastano coi chiaroscuri dello sfondo. Anna e Riccardo presi e irretiti da un sentimento che non lascia scampo: l’amore più puro, quello in grado di brillare anche a luce spenta, ma che anche il più fievole dei venti può far vacillare fino a tramutare tutto in rovina. Un romanzo candido e intenso, in cui ci si misura con sentimenti bisbigliati e il più delle volte dolorosamente esposti all’incuria dei giudizi e del fraintendimento. L’Autrice si misura con una tematica che non va urlata ma liberata timidamente sulla pagina che tutto assorbe, e lo fa con un candore inaspettato, che ci incolla alla lettura e ci fa bagnare gli occhi di un sottile strato di rugiada – giustificabile a suo modo per la delicatezza dei temi e il rammarico della conclusione e della svolta. La penna di chi scrive vibra in un magma aereo di sentimenti grandi e dure scelte, di impossibilità a procedere nel coronamento dell’amore e di rimpianto relativo a tutti quei sogni che poi svaniscono al mattino. Leggendo queste poche e ricche pagine si rinnova nel Lettore romantico il senso di una giustizia d’amore che tutto può annientare, persino falsi legami imposti dall’abitudine e da una amorevole scelta compiuta quando uno dei due era ancora in fasce – ma poi gli sussurra nell’orecchio, per correttezza di esposizione, che solo in teoria quando si tratta d’amore le cose vanno seguendo una piega convenzionale, perché poi Anna e Riccardo non vivranno mai liberamente ciò che sentono nei modi in cui lo sentono, e anche se alla lunga la cicatrice farà meno male, questo non cancellerà il fatto che effettivamente esiste. L’Autrice ci riconcilia con un romanticismo non stantio, sullo stile di Cecilia Ahern, che commuove e infonde speranza senza mai scadere nella banalità più consumata di un happy ending che – esattamente come nella realtà – non c’è dato sempre di poter reclamare.

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Alessandra Di Gregorio

24 agosto 2009

Vanessa: una voce

di Alessandra Di Gregorio, recensione a cura di Leonardo Tonini

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9788888996196

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Titolo: Vanessa. Storia di una metamorfosi

Autore: Di Gregorio Alessandra

Editore: Il Ciliegio

Data di Pubblicazione: 2009

ISBN: 8888996192

ISBN-13: 9788888996196

Pagine: 192

Reparto: Narrativa italiana

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I libri chiamano i libri, i libri migliori, gli altri portano solo al narcisismo di chi li ha scritti e annoiano. Leggendo Vanessa, seconda prova edita di Alessandra di Gregorio e suo primo romanzo, io sento una voce originale. La sento subito, dalle prime righe e questa voce mi accompagna fino all’ultimo capitolo, fino alla parola fine. Parlando con l’autrice di questo ottimo esordio, mi confessa che certi passaggi le hanno ricordato Una stanza tutta per sé, di Virginia Woolf, pur non avendo preso neppure lontanamente quel libro come modello. A me invece Vanessa ricorda la scrittura di Colette, limpida, appassionata e assolutamente priva di pietà. Anche la frase, questo suo avere sempre il centro nel periodo successivo e risultare quindi incalzante, pur nell’introspezione, pur nell’indagine. Ma Colette e Virginia Woolf non c’entrano. Facendo l’editore, mi arrivano molte prove di autori giovani e meno giovani. Li suddivido in due categorie, quelli che non hanno mai aperto un libro e che di conseguenza non sanno neanche coniugare i verbi, e quelli che hanno letto dei libri e che scrivono cose che sanno troppo di ciò che hanno letto. I primi sono ignoranti, i secondi sono emuli. Poi c’è una terza categoria di scrittori, estremamente rara, che ha una voce propria. In Vanessa, io posso sentire Colette, Alessandra avverte Virginia Woolf, un terzo lettore sentirà qualcosa di diverso, ma sono forze del passato che ritornano, non è copia, non è emulazione. E quando una forza del passato ritorna, non è per ripetere, ma per portare il nuovo sulla Terra. Questo lo sapeva bene Borges, fra gli altri, che diceva che da che mondo è mondo l’uomo si racconta sempre le solite cinque storie, l’assedio, il ritorno, la resurrezione, il parricidio e l’amore negato. Vanessa rientra nella terza categoria, è un libro che parla di resurrezione, della propria. Ma per risorgere bisogna prima scendere all’Inferno ed è quello che Alessandra fa. Circondata da alte mura di solitudine, Vanessa si è costruita un mondo autistico intorno a sé, una selva oscura, ma, come Dante, invece di commiserarsi decide di scendere il baratro, senza sconti per se stessa, senza infingimenti. E scende fino a ritrovar la luce proprio nell’ultimo capitolo, non una luce raggiunta, ma intravista, ancora lontana, non conquistata, ma possibile. Seguendo la metafora di Dante, alla fine del libro Vanessa/Alessandra si ritrova sulle spiagge del Purgatorio. Ha ancora molto viaggio davanti a sé, prima di vedere “l’amor che muove il Sole e l’altre stelle”, ma è questo che vogliamo da una scrittrice vera; non che abbia finito di cercare, ma che abbia ancora tanto da dire. Capitolo dopo capitolo, Vanessa scende nel suo personale inferno fatto di fantasie erotiche e di esperienze limite e si guarda in faccia, fa spietatamente i conti con se stessa. Che sorprende in questa scrittura è l’intelligenza, il cinismo verso se stessi, la ricerca di dati di fatto assolutamente inoppugnabili, l’assenza di ogni finzione, al fine di trovare il dato certo, la base, il terreno solido su cui costruire il proprio avvenire umano. Vanessa ha l’ansia della verità, si autodistrugge per trovare il nucleo, la ghianda di luce inscalfibile della propria verità. È come se sulla soglia della follia, Vanessa tentasse il tutto per tutto, la vita o la morte. Solo che è sorretta nella sua ricerca da una notevole intelligenza dei meccanismi dell’umano e da una tenuta argomentativa che non vedevo da tempo. Ecco perché non si perde, ecco perché, proprio all’ultimo capitolo, che arriva velocissimo, è un libro che ci fa rimanere incollati alla pagina, trova il senso del suo penare e la via di fuga, l’uscita, la spiaggia.

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Leonardo Tonini

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