Posts tagged ‘Edizioni Il Filo’

8 febbraio 2012

Una storia da raccontare

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Titolo: Una storia da raccontare

Autore: Ezio Maccalli

Editore: Gruppo Albatros Il Filo

Collana: Nuove voci

Data di Pubblicazione: Settembre 2008

ISBN: 8856702886

ISBN-13: 9788856702880

Pagine: 128

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Il libro di Maccalli è un buon esempio di scrittura aneddotica, sintetica e per così dire “sincopata”. Queste le tre caratteristiche che mi vengono in mente a seguito della lettura – non dico facilissima vista la straordinaria quantità di aneddoti, nomi e circostanze narrati – di un libro oltremodo snello, ben costruito e interessante.

L’Autore racconta vite che s’intrecciano e inerpicano nel percorso frastagliato della crescita negli anni del boom economico italiano, ma non solo. Prende a riferimento oggetti, eventi, e soprattutto aneddoti sportivi (tra calcio, ciclismo, automobilismo), mentre non solo si cresce e si attraversano gli anni della scuola, delle cotte, delle assemblee, ma si è anche testimoni di fatti importanti come lo sbarco sulla Luna, il ’68, i cambiamenti sociali. Insomma eventi epocali o di cronaca locale e nazionale, bypassati attraverso gli occhi del ricordo.

Su tutti, l’amore per la Juventus e un’attenzione ironica e critica nel focalizzarsi sugli spunti tratti da memoria e storia contemporanea. Più che un romanzo o racconto, il volume è una cronistoria lineare (nonostante i frequenti ritorni su considerazioni e idee, ritorni da intendere come approfondimenti, non ripensamenti).

La scrittura, come sottolineato al principio, è ai limiti della “sincope”, nel senso che sembra procedere a singhiozzo, nel suo farsi contenitore di iperboli aneddotiche (chiamiamole così) concatenate quasi all’infinito. Vale a dire che la mole di informazioni immesse nei vari passaggi è sempre molto elevata, da qui il procedere a “singhiozzo” della lettura – dando per scontato che il lettore voglia subito arrivare al succo dell’episodio e non fermarsi a leggere l’elencazione della formazione della X squadra e via dicendo. Questo comporta (di necessità) una sintesi mirata, focalizzata, per dare l’idea che il Narratore si rivolga a se stesso facendo un excursus che ricongiunga ieri a oggi, e che nel frattempo, in quel segmento temporale e storico ricco di scoperte, fatti ed emozioni di una intera vita, riesca a cogliere anche spunti di riflessione che riguardano le cose a lui vicine ma in senso più trasversale, ovvero annotazioni sui grandi temi legati allo sviluppo economico e sociale di un Paese – il nostro – ricco di contraddizioni e turbamenti che nel corso dei decenni hanno fornito substrato a una crescita, di fatto, mai veramente sostanziale (o totalmente positiva a lungo termine).

Maccalli intinge dunque la penna in un calamaio oltremodo importante, dimostrando grande dimestichezza non solo nel disegnare una trama così riccamente intessuta e non semplice da gestire (nonostante la scelta di limitarsi a raccontare piuttosto che creare al momento l’azione, cosa comunque complicata dalla scelta dell’ordine di importanza da assegnare ai vari ricordi), ma anche nel presentarla attraverso il ricorso a un registro colloquiale e al tempo stesso impegnato, lessicalmente semplice ma linguisticamente rilevante.

Il tutto, inserito in una cornice molto contenuta (esiguo è il numero delle pagine o per meglio dire “giusto”) e di sicuro appeal per il lettore razionale, a cui però piacciono gli amarcord da un estremo all’altro della memoria.

Vivamente consigliato.

Alessandra Di Gregorio

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31 agosto 2011

Folle estate

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Folle estate
Autore: Pinto Giulio
Editore: Gruppo Albatros Il Filo
Collana: Nuove voci
Data di Pubblicazione: 2011
ISBN: 8856742470
ISBN-13: 9788856742473

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Folle estate, di Giulio Pinto, autore romano edito da Edizioni Il Filo, è il titolo di un romanzo voluminoso, insolito, bizzarro e ironico.

È voluminoso per via delle 360 pagine in cui prendono vita situazioni ambientate in Italia tra il 1997 e il 1998 – con frequenti rimandi storici e politici ai fatti di cronaca e costume più importanti. Basti pensare che l’incipit e il primo quarto del romanzo sono dedicati al sequestro Alinari, come a ricordare un’epoca, quella appunto dei sequestri, che ha rappresentato uno dei costumi criminali italiani per eccellenza, assieme (tra le altre cose), all’epoca del terrore seminato dalla Banda della Uno Bianca, e al terrorismo di matrice politicizzata riconducibile in particolare alle Brigate Rosse e al sequestro Moro.

È un testo voluminoso anche perché l’Autore si addentra in dettagli molto ampi rispetto a tutto ciò che incontra; è come se aprisse la porta a cento storie nella storia, e più che altro lo fa non affabulando ma divulgando notizie e nozioni (e questo spesso lo porta a divagare) – dunque il romanzo in più punti è un serbatoio di saperi più che un atto di scrittura.

Il contesto geografico d’ambientazione principale ci aiuta anche a comprendere meglio determinate scelte tematiche (siamo tra Bologna e Rimini, ma ci si sposta anche in Lombardia per seguire i cavalli di Silvia, e si trascorre l’estate tra la bassa Romagna e le Marche).

Samuele Morlisi, poliziotto con una sua visione del mondo elastica (difficile non averne una al giorno d’oggi), pur non scandalizzandosi dei tanti imbrogli di cui è testimone più o meno passivo, è seriamente provato dalla faccenda dei fratelli Savi (Banda della Uno Bianca) – e non potrebbe essere diversamente. La vicenda dei poliziotti che ammazzavano gente comune e altri poliziotti solo per soldi, ha lasciato strascichi non da poco sull’immaginario collettivo, ma oltre a questo svariati altri saranno i fatti che richiameranno la sua attenzione e il suo intervento più o meno pratico.

Come contraltare a tutto questo (nel libro, non propriamente nella vita), il calcio. Samuele tifa Juventus, ha visioni di Coppe e calciatori, pensa al suo Alessandro Del Piero – ma l’Inter ha appena preso Ronaldo detto Il Fenomeno dal Barcellona e allora… E allora si attende la “terza stella” e alla fine verrà fuori che tra Juve e Inter la prima la spunterà esattamente come avvenne tra Davide e Golia; lo scudetto andrà alla Vecchia Signora ma la Coppa al Real.

È un romanzo insolito perché la trama, appunto molto attuale, coerente e contestualizzata (fiction narrativa e realtà storica nazionale e locale, si sposano piuttosto bene), prende vie traverse addentrandosi in situazioni sui generis.

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21 aprile 2010

La pietra dell’inca

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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La pietra dell’Inca è un libro giovane dal sapore noto.

Noto in quanto racconta le classiche vicende d’avventura della narrativa e della cinematografia di ogni tempo, compreso quello attuale, ma giovane in quanto mancante, perlopiù a livello di elaborazione linguistico-testuale, di una coerenza discorsiva in grado di soddisfare in pieno il Lettore esigente. Per coerenza intendo anche la capacità, in questo caso mancante, di trasferire verbalmente interesse, mistero, suspense, luoghi, cose, scoperte e stati d’animo. Azzeccatissime, però, le scelte operate dall’Autore, che ha

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26 settembre 2009

I baci di Susy lasciano sempre il segno

Recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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i baci di Susy lasciano sempre il segno

I baci di Susy lasciano sempre il segno, prova impegnativa di Valerio A. Semenzin, è un romanzo che nasconde una terribilità di fondo stordente. La cosa straordinaria è che tale oscurità nasce e si irradia da una situazione di fondo zuccherosa, smielata, addirittura parossisticamente idillica. La penna dell’Autore si muove in un territorio dallo psicologismo piuttosto acceso – e non sappiamo con quanta cognizione, ovvero se ciò risalga a una abilità o a una debolezza avuta strada facendo – con andatura fastidiosa e ripetitiva.

Il romanzo si nutre di una storia a carattere emotivo molto peculiare, di cui sono protagonisti un marito e una moglie nevrotici, che ammantano la propria esistenza di gesti stucchevoli egoistici fino alla violenza – e a cui si aggiunge, annunciata già nell’incipit, una bambina, Susanna. Un romanzo dalle atmosfere domestiche asfittiche, in cui si avverte una decisa morbosità particolarmente nella connotazione di Vanessa, personaggio principale, dipinta con maniacale maestria, attraverso tratti e peculiarità che da rassicuranti si fanno opprimenti, persino preoccupanti, in un climax sempre più estremo ed estraniante. Alle volte l’apparato sintattico non dà l’aria di funzionare correttamente, ma le forti ridondanze – tanto nel tessuto lessicale, che spesso è didattico, formale, quasi povero, che nel disegno complessivo delle reazioni dei personaggi – turbano il lettore al punto di trascinarlo dentro al libro in preda all’ansia di sapere come va a finire. Consigliato.

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Alessandra Di Gregorio.

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