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4 novembre 2011

Altri destini

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Altri destini. Una storia degli anni Settanta
Autore: Walter G. Pozzi
Editore: PaginaUno
Collana: Narrativa
Edizione: 2
Data di Pubblicazione: 2011
ISBN: 8890496215
ISBN-13: 9788890496219

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Altri Destini – una storia degli Anni Settanta – di Walter G. Pozzi, è un libro di cronaca, passatemi la dizione.

Aprendolo si fa un po’ fatica a entrare nell’ottica delle scelte narratologiche più che istoriali in senso stretto. Si fa fatica perché la storia comincia in medias res, ci catapulta nel vivo dell’inizio del caos. Cioè negli istanti in cui sta per compiersi l’evento catalizzatore di tutta la vicenda.

Il libro è un concentrato di fatti e percezioni – storici, più che altro – avvolti nell’intrico di una trama ordita senza forzature, con l’eleganza tipica di chi sa tenere una penna in mano ed è in grado di rendere con la giusta esattezza non solo il senso e il senso critico di quanto vuole dire, ma anche il senso letterario delle parole, con momenti di altissima intensità laddove racconta l’intimo di una persona-personaggio, e di grande pragmatismo e realismo laddove si concentra su azioni consequenziali e drammatiche.

Scrivere di fatti con la ridondante pesantezza della cronaca più schietta e spicciola, non rende un libro veramente leggibile e godibile come quello di Pozzi, scritto invece con esperienza e giustezza di tempistiche linguistiche, oltre che narratologiche in senso testuale. Ciò che infatti il Lettore troverà particolarmente pregnante, è proprio il registro adottato dall’Autore; un registro a tratti narrativo tout court e a tratti letterario, molto espressivo, che scalda il cuore, senza perdersi in inutili intellettualismi che tolgono umanità al sentimento della parola scritta.

I fatti che danno vita alla storia sono riconducibili ai nostri Anni Settanta e alla lunga sequela di atti terroristici che hanno impressionato una generazione e reso incerti, con strascichi senza fine, le sorti di un’intera nazione fino ai giorni nostri.

La matassa finzionale, esattamente come quella vera, è fatta di un gomitolo di compartecipazioni più o meno “dolose” e inestricabili, in cui anche i fili apparentemente slegati, in verità vanno a costituire strati e strati di connessioni: da una parte lo Stato, la magistratura, il giornalismo, la folla di manifestanti, il terrorismo, la lotta armata, dall’altra la gente comune, la vita in famiglia, l’intellettualità, il cambiamento, la sete di “un nuovo destino”.

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