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30 marzo 2009

Strumm

Oggi parliamo con Strumm, autore di «Diario Pulp».

——— intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.

A: Scrivere. Perché?

S: Perché la scrittura è un ambito creativo che mi risparmia mediazioni. Per scrivere devo confrontarmi solo con me stesso, stabilire e rispettare i miei limiti. Questo è al tempo stesso liberatorio, narcisistico e trasparente: nel rileggermi so sempre dove ho mentito, dove sono sceso a patti, ma al tempo stesso so anche che ogni volta è stata una mia precisa scelta.

A: Scrivere. Cosa?

S: Storie, senza alcun dubbio. Meglio se grottesche, paradossali, surreali o estreme, perché a volte trovo sia più efficace rappresentare la realtà attraverso l’assurdo o il drammatico. Adoro scrivere del brutto, perché offre più gradazioni. Il bello mi annoia.

A: Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni?

S: Cerco solo di essere spontaneo, ma non mi pongo in alcun modo. Lascio la questione a chi mi legge.

A: La penna per te corrisponde a…?

S: Alla lentezza, all’infanzia. Non scrivo mai con la penna, solo col computer – sono molto più rapido e mi illudo di mantenere il controllo (detesto i fogli pieni di correzioni).

A: Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

S: Non credo sia cambiato molto il mio approccio. Scrivo perché mi diverte, mi esalta, mi rilassa, mi appaga e infine mi intriga ricevere riscontri dai miei lettori. L’unica differenza sostanziale dopo la pubblicazione è un pizzico di sicurezza in più per essere riuscito a portare a termine qualcosa (per un indolente come me era tutt’altro che scontato), e la calma che deriva dalle maggiori possibilità che un tuo nuovo scritto venga letto e valutato.

A: Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

S: Non so davvero rispondere. Non riesco a distaccarmi abbastanza dai miei scritti per sintetizzare il tutto in tre aggettivi. Suppongo di avere uno stile moderno, una scrittura fluida, ma non so andare oltre. Bisognerebbe chiedere a chi ha letto qualcosa di mio, per esempio: tu!

A: Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

S: Dico, stai scherzando? E chi se lo ricorda? Io l’ho scritto, mica letto. E per nessun motivo al mondo nessuno sano di mente dovrebbe acquistarlo, leggerlo e soprattutto riporlo nella propria biblioteca personale. Svilirebbe immediatamente l’immagine di un colto e raffinato padrone di casa.

A: Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

S: Solo la storia. Le suggestioni che mi offre. Credo di avere una buona sensibilità che mi aiuta a dosare gli sviluppi di una trama, ma è qualcosa di innato. Sono troppo pigro per una pianificazione accurata. Scelgo lo scheletro che intuisco sia più congeniale alla storia. Stabilisco un tipo di linguaggio, un grado di velocità media (immaginando il punto di vista del lettore), poi lascio che eventi e personaggi determinino il resto. Tutto deve sembrare naturale all’interno dell’artificio narrativo. Non sono né pro né contro le tecniche. Le tecniche occorrono, ma non fanno di te un autore. Così come si può insegnare a scrivere, ma nutro perplessità verso chi ha la presunzione di insegnare a essere creativi.

A: Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

S: Mi piacerebbe avere l’attitudine a scrivere in modo metodico, sistematico, ma non è la mia natura. Tutto nasce da spunti, anche banali, ma che in qualche modo accendono la mia curiosità o la mia fantasia. Non credo che riuscirei mai a scrivere un romanzo classico. Per fare un esempio, non sarei mai in grado di progettare una storia alla Grisham. Per me è necessario che da qualche parte nella storia ci sia una scintilla, potrebbe risiedere anche nel titolo, ma deve esserci. Per questo, pur sforzandomi di trovare una grande regolarità, credo sia più corretto definire la mia scrittura come occasionale.

A: Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

S: Non credo di restarne schiacciato. So allontanarmi da ciò che ho scritto una volta terminato. Nonostante questo resto curioso in modo quasi patologico rispetto alla percezione che ciascun lettore ha. Spesso mi sbalordisco dell’attenzione con cui gli scritti vengono letti, spesso superiore all’attenzione che io stesso ho posto nello scriverli. A volte è straniante rendersi conto che il lettore ne sa più di te, che ha fatto collegamenti di una profondità inattesa. Tengo molto a questa fase, perché mi fa crescere e mi rivela, anche a distanza di parecchio tempo, pregi e difetti dell’opera che fino ad allora non avevo saputo individuare.

30 gennaio 2009

Edizioni XII

Ringrazio la Redazione di Edizioni XII per la disponibilità e l’estrema simpatia e David Riva per il suo tempo.

————— intervista a cura di Alessandra Di Gregorio


A: Fare l’editore oggi. Perché? Come sei giunto a questa attività imprenditoriale e intellettuale così complessa?

Come spesso accade nelle scelte impegnative, sono molte le componenti che intervengono nel determinare la soluzione a un’esigenza: “fare” libri – e in generale produrre materiale letterario di qualità – è un lavoro che può dare immensa soddisfazione e risponde non solo alle prospettive imprenditoriali e alle proprie attitudini intellettuali, ma anche, perché no, a una passione rivolta sia all'”oggetto” libro che al piacere di creare qualcosa che diffonda una bella idea, una storia che va raccontata, un approfondimento culturale, uno stile letterario nuovo e stimolante, e tutto ciò che un buon libro porta con sé. Nella realtà odierna i canali dell’editoria sono tantissimi, molti rivolti esclusivamente alla quantità – per ragioni di mercato più o meno condivisibili -, perciò l’aspetto qualitativo spesso ne risente: mi piace pensare che sia possibile operare con un occhio di riguardo al “cosa” e al “come”, oltre che al “quanto”, senza per questo rinunciare a legittime ambizioni di ampia diffusione. La nostra realtà vuole affermarsi nel nome del rapporto di fiducia che si crea tra scrittore e editore (e Lettore): XII è anche un gruppo di autori, e conosce bene l’importanza fondamentale di questa alleanza virtuosa, perché l’opera non sia solo un fine ma anche un mezzo per fare letteratura.

A: Fare l’editore. Criteri e scelte per una linea editoriale. Come ti muovi nella tua quotidiana azione di scouting?

La nostra Casa Editrice ha un’ampissima ricezione sul Web, ambiente da sempre vivacissimo nel permettere interazioni e favorire contatti: tra le moltissime iniziative che l’Associazione Culturale XII propone si trovano non solo occasioni di aggiornamento e crescita personale (attraverso una fucina letteraria che mette a confronto esperienze e condivisioni, arricchita dallo scambio di idee con gli altri scrittori riguardo il proprio percorso autoriale, attraverso corsi di scrittura o ancora con la possibilità di interagire con autori già affermati), ma anche bandi di selezione letteraria finalizzati alla pubblicazione. La linea editoriale viene sempre condivisa con tutta la Redazione, secondo un preciso flow che permette stabilità e organizzazione, grazie anche alla lucidità e alla severità delle scelte operate: l’azione di scouting viene gestita dalla nostra Direzione Editoriale, che si avvale a sua volta di un parterre di Lettori/Valutatori di provata affidabilità e competenza – ogni manoscritto che perviene alla Redazione ottiene sempre una risposta motivata, sia che giunga alla carta ma soprattutto se non vi arriva. Massima attenzione viene riservata agli autori emergenti, in un’ottica impegnata a dare risalto al pregio letterario: il fatto che questo, qualche volta, si scontri con necessità di vendita, non è certo motivo per soffocare lavori meritevoli di risalto.

A: Fare l’editore. In che modo? (non a livello burocratico ma a livello tuo personale, metodi, risorse emotive e quant’altro.) La tua linea di condotta (anche morale) e il tuo pensiero.

Un esempio che sia identificativo: da tutte le attività messe in campo da XII nascono collaborazioni che spesso si trasformano in vera e propria partecipazione attiva al progetto. Molti scrittori che hanno partecipato alle selezioni, o alle iniziative messe in atto da XII, ora sono membri affezionati della community, Soci dell’Associazione Culturale, o suoi Sostenitori, o addirittura membri della Redazione. Senza contare che amicizia e lealtà sono conseguenze dirette e pregiate. Crediamo che i rapporti umani sono sempre di gran lunga più preziosi che non le mere vicinanze professionali. Da qui nascono un rapporto con l’autore sempre diretto e trasparente, un dovere categorico nel mantenere gli impegni presi, una forza decisionale e una severità di giudizio che trovano inesauribile vitalità nell’efficacia del progetto, una volontà nel crescere come editore focalizzata sul “far crescere” gli autori. Sappiamo che ogni mancanza, ogni tradimento del patto di fiducia non è solo una sconfitta etica, ma anche e soprattutto una lacuna personale da aborrire. In questo senso, contando sulle professionalità che ciascuno mette in campo, lavorare in Edizioni XII significa un investimento notevole di energia, e insieme un susseguirsi sorprendente di opportunità.

A: Come nasce la tua casa editrice e dove si colloca nel panorama dell’editoria italiana?

Come specificato nel nostro Manifesto, XII è Associazione Culturale e una Casa Editrice, indipendente e no profit. I libri dei nostri autori sono progetti nei quali crediamo: pubblichiamo i libri per venderli, e puntiamo a venderne tanti è – ingenuo pensare che qualità e “commercialità” vadano necessariamente in conflitto, come già detto prima. Puntiamo sempre a una qualità molto alta e quindi siamo molto selettivi: questo per affermarci sempre più come marchio prestigioso, una garanzia di qualità agli occhi del Lettore, tanto che la cerchia sempre più ampia di estimatori costituisce una motivazione di forte impatto. La nascita della Casa Editrice rende evidente la necessità di mettere in pratica le aspirazioni e le volontà di XII come gruppo di autori, circolo letterario, punto di condivisione culturale. Crediamo anche nelle opportunità che possono nascere dalla collaborazione tra piccoli editori – e ci stiamo muovendo in tal senso proprio in questo periodo – per raggiungere quanti più Lettori possibili.

A: Quali sinergie vengono impiegate per creare un libro: rapporto di pre e post pubblicazione tra autore, editore e addetti alla consulenza editoriale, per quanto concerne la tua esperienza.

Il manoscritto che giunge alla Casa Editrice attraverso i canali delle iniziative della community oppure dalle selezioni editoriali, viene affidato alla Direzione Editoriale, che ne cura la valutazione: l’autore viene informato dell’esito nei tempi più brevi possibili. A partire da questo punto, in caso di giudizio positivo da parte del comitato dei Lettori e della Redazione, inizia il vero itinerario per giungere alla pubblicazione. Sono diversi i protagonisti di questo processo: tutti hanno un contatto diretto con l’autore, più o meno serrato a seconda del ruolo, coordinati secondo un protocollo prestabilito. In questo modo, Direttore di Collana, Editor, Grafici, Ufficio Stampa, Direttore Editoriale, tutti sono sempre aggiornati sullo stato di avanzamento del progetto (ogni fase prevede che ci siano quote di intervento più o meno attivo da parte delle figure citate). Una volta che il libro è su carta, XII si occupa del patrocinio di alcune presentazioni, della comunicazione stampa, della divulgazione del catalogo e della distribuzione del libro. Pur rimanendo l’opera al centro di questo processo, l’autore è interlocutore privilegiato e vero soggetto del rapporto con XII: non dimentichiamo che è lui a mettere a disposizione la sua realizzazione letteraria all’editore, e non viceversa, come spesso viene fatto sembrare.

A: Spiegaci la filiera del libro. Cosa accade dopo aver ottenuto il “prodotto” libro? Cosa fa l’editore per metterci a conoscenza dell’esistenza di un’opera?

L’Ufficio Stampa, che è parte integrante della Redazione, attua una serie di operazioni volte a divulgare il più possibile la pubblicazione di un titolo. Già a partire dalle primissime fasi di lavorazione, esso inizia la raccolta di tutto il materiale inerente l’opera (copywriting, grafica, ecc…) e a partire da quello mette in moto la strategia di propagazione dell’avvenimento-libro. Questa comprende la realizzazione e diffusione a largo spettro di comunicati stampa che siano mezzo per attivare traffico di notizie attorno al libro, l’organizzazione di eventi legati a esso, la creazione di nuovi contatti con organi di informazione, siti, blog (ai quali diamo molta importanza), l’invio di copie omaggio a giornalisti, scrittori e redattori Web, la produzione di “contenuti extra” a corredo dell’opera, e quant’altro. Una nota: anche questo fa parte del processo di pubblicazione: senza un adeguato supporto promozionale, il libro rimarrebbe confinato entro il limite di una produzione poco più che fine a se stessa. L’Editore, dal canto suo, incaricherà con un Promotore e Distributore che si occuperà di far arrivare il catalogo alle librerie, e quindi della questione pratica della diffusione del libro, parallela alla distribuzione – molto importante – online, che invece viene curata direttamente dall’Editore attraverso i propri spazi Web nonché una serie di accordi con le librerie Internet. Noi lavoriamo molto anche per fare in modo che i lettori abbiano modo di interfacciarsi direttamente con gli autori, fornendo spazi di discussione per esempio sul nostro forum: è un aspetto molto importante e appagante, una grande potenzialità del mezzo Internet, perché permette la creazione di un rapporto davvero diretto tra scrittori e il loro pubblico.

A: Il primo libro che hai pubblicato?

In effetti non c’è un “primo libro”, perché Edizioni XII uscì, nel 2007 (io allora non ero ancora parte della Redazione), in blocco con un catalogo di otto libri. Questo per una precisa scelta strategica: quella di entrare nel mercato subito in maniera solida, ambiziosa, tale da raggiungere un buon pubblico anche in termini quantitativi, creare subito attenzione attorno al marchio e marcare già la nostra linea editoriale in maniera esplicita. Molti piccoli editori partono con uno o due libri, o addirittura presentandosi senza un catalogo. La loro scelta è legittima, ma XII ne ha compiuta una opposta, lavorando molto “a monte”. Oggi possiamo affermare che la scelta si è rivelata vincente: in breve tempo XII ha raccolto attorno a sé una vasta community di lettori fedeli, e pensiamo sia stato anche grazie a questa partenza così decisa.

A: Il tuo rapporto personale con gli Autori e con gli Esordienti in particolare.

Il fatto che Edizioni XII sia settore di una Associazione Culturale rende evidente quanto il rapporto con gli autori sia del tutto diretto e personale. Quanto detto prima riguardo all’importanza dei legami che si creano attorno a un progetto, è ancor più rilevante quando si coopera con scrittori esordienti, nei confronti dei quali si ha una grande responsabilità. Non solo perché noi stessi siamo stati tali, e quindi conosciamo l’investimento emotivo e d’impegno che stanno dietro a un’opera prima, ma anche perché se riusciamo fin da subito a stabilire con trasparenza e lealtà i ruoli, le competenze e la serietà, allora ci saremo assicurati la riuscita del progetto e la fiducia dell’autore stesso, aspetto quest’ultimo che non ha prezzo. Questo vale anche per gli scrittori già affermati, che sono già venuti in contatto attraverso la loro esperienza letteraria con altre realtà editoriali, e quindi sanno riconoscere immediatamente con chi hanno a che fare: possiamo dire che XII, in questo, non ha mai deluso nessuno.

A: Quale libro ti piacerebbe aver editato, tra quelli presenti nel vasto panorama delle pubblicazioni italiane?

Domanda troppo difficile. Ci sono, a fianco di una sterminata produzione editoriale mediocre, comunque troppi ottimi libri in circolazione; e non vorrei far torto a nessun collega-editore: tanti meriterebbero di essere citati.

Quindi a questa consentimi di “passare”.

A: Tre consigli per chi scrive: cosa diresti ad un giovane in cerca di editore.

Non voglio soffermarmi su consigli fumosi e campati per aria: l’editoria è un campo già abbastanza oscuro per chi non ci lavora direttamente. Perciò:

1 – Non inviate manoscritti a caso: è tempo perso. Ogni Casa Editrice riceve centinaia di manoscritti al mese, è naturale che badi soprattutto a quelli che rispettano la sua linea editoriale e il processo di selezione che gli è proprio. Informatevi se l’editore che avete scelto può essere interessato al vostro genere di produzione (un romanzo rosa, per quanto scritto bene, non verrà mai pubblicato da XII, per fare un esempio pratico) e soprattutto su quali siano le modalità d’invio necessarie.

2 – Curate l’opera in ogni sua parte (presentazione compresa): fate esperienza, leggete, lavorate sodo sullo stile, la sintassi, la grammatica (XII organizza corsi di scrittura proprio perché ha raccolto le richieste di centinaia tra utenti e autori che partecipano alla sua community). Confrontatevi! Lo scrittore chiuso nella torre non farà che leggere se stesso e avrà una crescita limitata. Presentate sinossi complete: nessuno vi ruberà l’idea, e l’editore deve conoscere lo svolgimento dell’opera per sapere se essa vale oppure no!

3 – Imparate a distinguere l’editoria a pagamento da chi fa selezione letteraria. Non sempre è facile, soprattutto per chi non ha esperienza (magari in modo diretto e/o inconsapevole, purtroppo): leggere con attenzione una proposta editoriale spesso è sufficiente a rendere evidenti le caratteristiche operative dell’editore. Nessuno vi impedisce di pubblicare un libro a vostre spese, ci mancherebbe: l’importante è che ne abbiate la volontà, che ne possiate seguire le fasi con trasparenza e, soprattutto, che la attuiate come scelta cosciente.

26 gennaio 2009

Diario Pulp

Grazie a Edizioni XII per la simpatia e la disponibilità.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio

diario-pulp

Titolo: Diario pulp
Autore: Strumm
Editore: Edizioni XII
Data di Pubblicazione: 2007
ISBN: 8895733029
ISBN-13: 9788895733029
Pagine: 274

Edizioni XII mi invia un plico con quattro libri. Io al solito apro, controllo i titoli, butto un occhio alle copertine, tocco la carta, un altro occhio alle quarte, alle dediche, al nome degli autori. Annuso i dorsi, carezzo i perimetri, immagino la storia.

A Diario Pulp non ho saputo resistere sin dal primo istante, tant’è che adesso che me ne sto qui a meditare cosa scrivere a riguardo, mi concedo d’esser meno rigida nell’esposizione e più concreta persino nella postura sbragata che assumo davanti al pc; non ho saputo resistere all’afferrare Diario Pulp e a mettermi alla lettura, non perché io sia una persona che si ferma ad una bella copertina o perché la copertina del libro in questione è  una di quelle particolarmente stuzzicanti a fini commerciali, ma l’attrazione che provo sta tutta nella mescita degli ingredienti che fanno di questo lavoro un capolavoro e di questo autore, al secolo Strumm, un autore che mi vien voglia di conoscere di persona. Infatti leggo la quarta e mangio esca, amo e lenza. Mi tuffo con la faccia dentro al libro e non ne esco se non per prendere periodicamente il fiato perché il tanfo dei cadaveri si sente sino a qui.

Diario Pulp è una lettura riservata tanto a chi ha lo stomaco forte per costituzione che a chi ama il brivido passeggero procurato dalla repulsa per le situazioni lette e l’adrenalina da impatto; è una lettura per chi ama le storie pulp/trash in stile “la banda della Magliana” – tanto quella televisiva della serie tv targata Sky Romanzo Criminale, che quella che ha preso vita sulle pagine dell’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo – e si coordina perfettamente a Trainspotting, Arancia Meccanica e ad un filone violento riconducibile qui in Italia ai vari film “poliziotteschi” – genere in voga nel nostro cinema all’altezza degli Anni ’70 e ’80 del Novecento. Perché leggere Diario Pulp? Persino io che tendenzialmente sono una sentimentale, non ho avuto dubbi e alla domanda «Perché leggere Diario Pulp?», mi sono risposta: «Perché sarebbe un delitto non farlo…»

La risposta non è solo una parafrasi di Hitchcock o chi per lui; è un dato di fatto sicuro, ma è anche l’anticipazione di quello che è in fondo il fil rouge di tutto il romanzo: il crimine – il crimine ambientato a Roma, la mala più burina e lercia; una fauna di tizi loschi e puttane, di killer spietati e prezzolati soffia, di capi intoccabili e lotte intestine per spaccio, prostituzione e gioco (in altre parole il potere…), di gente che sparisce d’improvviso e che spesso finisce a pezzi in un congelatore; di bari e fessi da spennare, di personaggi al limite del comico se non fosse che sono dei cinici bastardi che sparano in testa alla gente su “ordinazione“.

Ho amato Diario Pulp dalla prima all’ultima pagina e per una serie infinita di ragioni. Cerco in questa sede di riassumere quelle più pertinenti all’analisi che faccio di solito di un libro appena letto.

Linguisticamente il testo è ineccepibile. Ci rivedo dentro tanto Pasolini – all’incirca quello di Ragazzi di Vita – ci rivedo dentro Moravia e persino il Carlo Emilio Gadda di Quer Pasticciaccio…, perché oltre alla freschezza della lingua bassa e popolare e all’effetto pastiche che si viene sapientemente a creare, nel romanzo esplode il concetto di romanità irriproducibile altrove, non sintetizzabile in laboratorio, non diversamente concepibile se non nei termini qui esposti, con l’intensità qui determinata e la violenza con cui ci disegna una Roma bellissima e pericolosa.

Il fascino barbaro e un po’ tamarro di questo libro sta anche in questo; parlo di quello che passa più esplicito e violento – come una sberla in pieno volto – proprio attraverso lo strumento linguistico che eleva e potenzia l’apparato tematico e contraddistingue in maniera talmente valida e prepotente – di rara superiorità artistica e al tempo stesso di burina eleganza – ogni singolo aspetto del Diario, da farci digrignare i denti di fronte ad una pistola puntata in faccia all’eroe – o per meglio dire all’antieroe – di turno, o chiudere gli occhi dopo la deflagrazione di un colpo in faccia a qualcuno, con la paura di sporcarci col sangue partito con lo schizzo. Il Diario anche da un punto di vista narrativo è inattaccabile. Ben concepito, altrettanto ben realizzato, sta tutto in perfetto equilibrio – talmente tanto che ci viene da chiederci A: «Ma l’Autore che prodezze giornalistiche sa fare?» e B: «Ma l’Autore, è uno sul serio della Mala?».

Il congegno migliore poi, risiede a mio avviso tanto nella costruzione narrativa a episodi, che nel fatto che a parlare siano i protagonisti rigorosamente in prima persona, alternandosi al microfono, – o meglio alla penna – dosando cinismo – spesso oltre i limiti del macabro e del truculento – umorismo – si ride fin quasi a soffocare… per la serie (come scritto nella presentazione del libro) una risata ci seppellirà… – e che ad ognuno di loro siano abbinabili una morale ed una retorica personale ed interpersonale di assoluto pregio.

Il Diario è principalmente la storia di Sellero e Zecchinetta, ma è anche la storia di una ricca fauna più o meno criminale, – e il meno è solo un riferimento eufemistico usato in senso lessicale lato –  scelta con cura e mai senza l’accompagnamento di un ricco campionario di affascinanti metafore zoomorfe che ne chiarisce caratteristiche e pertinenze (accomunando le caratteristiche di animali sgradevoli, pericolosi e quant’altro, alle facce altrettanto sgradevoli, pericolose etc. etc., delle persone citate, aumentando così a dismisura l’effetto di rappresentazione ed evocazione), e di un appendice di tipo antroponomastico che chiarisce l’origine di nomi e soprannomi dei residenti di questa città criminale assurda che non è poi così sotterranea come si potrebbe erroneamente credere.

Un plauso alla fervida mente che sta dietro a tutto il congegno estremamente pulp di questo romanzo. Un plauso a Strumm.

Adg.

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