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5 febbraio 2009

Dolcetti e Scherzetti

Ringrazio sentitamente Effepi Libri per la gradita collaborazione.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Titolo: Dolcetti e scherzetti. Professionisti del sesso scrivono sui loro clienti
Curato da: Bernstein Sycamore M.
Traduttore: Donaggio A.
Editore: Effepi Libri
Data di Pubblicazione: 2007
ISBN: 8860020085
ISBN-13: 9788860020086
Pagine: 244

Dolcetti e Scherzetti è un volume dall’aspetto tanto invitante quanto pericoloso. Effepi Libri sforna questo libro dedicato ai professionisti del sesso – e teneramente dedicato a tutte le puttane del mondo (siano uomini siano donne) che scrivono sui loro clienti come nulla fosse, e noi cadiamo nella trappola e ci mangiamo i gomiti per non averlo scoperto prima e l’attrazione esercitata dall’immagine golosa della copertina, scelta per concupirci, è qualcosa che però strada facendo ci darà molto da riflettere e il nostro sorriso accondiscendente si tramuterà in una espressione forse amara. Le storie ivi contenute, tutto sommato pregne di una retorica intelligente ed equilibrata a forza di squilibri, e contenenti una sottile morale di fondo, lungi dal non discostarsi particolarmente da quanto affermato in sede introduttiva dall’Autore, in realtà ci dipingono un quadro tutt’altro che rassicurante. I dolcetti e gli scherzetti di cui di parla Matt B. Sycamore – scrittore, attivista politico e prostituto – sono quelli relativi al sesso e alle sue diverse componenti, raccontati senza fronzoli né complimenti, visti nella loro componente giocosa e stuzzicante quando non in quella più umiliante e imbarazzante, nel tentativo riuscitissimo di farci comprendere il punto di vista di chi il sesso lo vende, offre il suo corpo spesso in cambio di droga o favori, e conduce un’esistenza sempre sul filo del rasoio al bivio tra la disperazione e il caos socio-emotivo. La trama intessuta non è quella della classica fiaba disneyana; qui di favoloso c’è molto poco e nonostante i ritratti delle vite tracciate siano punteggiati – tra le altre cose – da quel brio e quella vivacità tipici di chi vive con trasporto esistenze in bilico su tacchi a strapiombo e col rischio sicuro di cadere prima o poi e farsi male veramente – e da drammi interiori non indifferenti, la particolarità di questo diario hot è che senza vergogna né altra forma di pudore, puttane d’ogni tipo raccontano i propri clienti, evidenziandone vizi e virtù, analizzandone aspetti comici o meno, esaminandone brutalità e bassezze, mostrandone decadenza e indecenza. Quello che però ci colpisce – e lo diciamo tanto con onestà intellettuale che emotiva – è che l’imbarazzo per queste vite vissute allo sbando ma con la dignità più grande e lo sprezzo più assoluto, forse è solo il nostro, perché di fronte ai perigli e allo scadimento dell’esistenza, i professionisti del sesso rappresentano uno degli aspetti tra i meno “deprecabili” in un gioco in cui la corruzione del cuore fa rima con promiscuità, sesso a buon mercato e mercato del sesso. La ricca fauna di omosessuali indociliti dai cristalli – non di certo Swarovski – o imbarazzati da partner pretenziosi e sgradevoli, il sesso più sfrontato, le prestazioni più assurde e le richieste più strane, i soldi, il potere di ninfe e paraninfi, uomini poco raffinati – o poco dotati – ma molto ricchi, poliziotti in borghese e scarpe grosse, le apparenze più disoneste, i modi più loschi, lo scambio di fluidi a richiesta, rabbini che si fanno pipe di crack, ragazze con stivali neri alla coscia, progetti di fuga in Oregon, prostituzione alta e bassa, spettacoli di cabaret e masturbazione pubblica, incontri rubati, performance da urlo, puzza di piedi e virilità esposte, è lo spettacolo di questo carosello di cinica carne da macello, dove in tutta libertà si sta poco a questionare sul perché e il percome il costume sociale ammetta o accetti il gioco della domanda e dell’offerta da vicolo o da letto, e il candore della volgarità più spinta risuona in un moto di autodeterminazione fuori dai canoni, che non rigetta il senso prodotto anche dai gesti più estremi e dalla sessualità più corrotta.

Adg.

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17 gennaio 2009

Effepi Libri

Oggi parliamo con Effepi Libri, ringraziandoli per la collaborazione.

————————————————– intervista a cura di Alessandra Di Gregorio


A: Fare l’editore oggi. Perché? Come sei giunto a questa attività imprenditoriale e intellettuale così complessa?

Scherzando, potrei dire: per disperazione. Mi spiego: con una laurea in Lettere e la passione per i libri, la lettura e la scrittura avrei potuto lavorare o nell’editoria o nel giornalismo. Ho provato per anni col giornalismo, ho pubblicato centinaia di articoli, ma alla fine ho capìto che non avrei mai potuto viverci. Ho provato anche con le case editrici, ma anche lì non c’è stato niente da fare (oggi che ricevo decine e decine di curriculum mi rendo conto che in questo campo l’offerta è molto maggiore della domanda). Così, ho tentato la “pazzia” di mettere su questa piccola casa editrice. Sperando, prima o poi ma non troppo poi, di riuscire a far quadrare i conti. Senza dubbio, l’aspetto intellettuale di questa attività mi piace assai più di quello imprenditoriale, perciò, tornando all’inizio direi che faccio l’editore per passione e l’imprenditore per “disperazione”.

A: Fare l’editore. Criteri e scelte per una linea editoriale. Come ti muovi nella tua quotidiana azione di scouting?

Un criterio banale, ma onesto, è quello di non pubblicare libri che non sarei disposto a leggere. Poterselo permettere è uno dei pochi vantaggi dell’essere un piccolo editore. Altro criterio generale è quello di fare solo libri di saggistica varia, dall’attualità allo sport allo spettacolo ecc. Quanto alla scelta concreta dei titoli, è dettata tanto dalle mie passioni, interessi e curiosità, quanto dalle proposte che ricevo. All’inizio, quando si è trattato di costruire un catalogo partendo da zero, abbiamo puntato (e speso!) molto sulle traduzioni. Oggi, per fortuna, riceviamo un discreto numero di proposte tra le quali possiamo scegliere quelle che troviamo più interessanti.

A: Fare l’editore. In che modo? (non a livello burocratico ma a livello tuo personale, metodi, risorse emotive e quant’altro.) La tua linea di condotta (anche morale) e il tuo pensiero.

La fortuna di questo lavoro è di essere uno tra i più belli che esistano. Decidere di pubblicare un titolo e poi veder nascere il libro, curarne ogni dettaglio fino a vederlo stampato è sempre una cosa che ti fa trovare le risorse emotive necessarie ad affrontare tutti i problemi di ordine pratico ed economico che ci sono. Comunque, nonostante tutte le difficoltà, non abbiamo mai chiesto contributi agli autori e riconosciamo i giusti diritti d’autore.

A: Come nasce la tua casa editrice e dove si colloca nel panorama dell’editoria italiana?

Nasce nel 2005 e il percorso che ha portato alla sua nascita l’ho detto all’inizio. Quanto alla collocazione, come dimensioni si colloca nella miriade di piccole (e spesso valide) case editrici che ci sono in Italia. Come collocazione culturale, direi che possiamo definirci laici, libertari e un po’ a sinistra, ammesso che nell’Italia di oggi abbia un senso parlare di destra e di sinistra.

A: Quali sinergie vengono impiegate per creare un libro: rapporto di pre e post pubblicazione tra autore, editore e addetti alla consulenza editoriale, per quanto concerne la tua esperienza.

Beh, siamo talmente piccoli… Ci sono io, che faccio quasi tutto, e Paolo, il grafico, che impagina, fa le copertine e segue i rapporti con le tipografie. Inoltre, quando occorrono, ci sono i traduttori. Qualche amico giornalista ogni tanto dà un piccolo aiuto per la promozione, e questo è tutto.

Poi c’è la distribuzione (attualmente la stiamo cambiando) che assieme ai tipografi spesso rappresenta il principale motivo di malumore per chi fa questo lavoro.

A: Spiegaci la filiera del libro. Cosa accade dopo aver ottenuto il “prodotto” libro? Cosa fa l’editore per metterci a conoscenza dell’esistenza di un’opera?

Si spediscono un bel po’ di copie a giornali, giornalisti e siti Internet, sperando che esca qualche segnalazione o recensione. Si cerca, di volta in volta, di segnalare il libro nei vari forum e blog relativi all’argomento del libro. Poi ci sono le librerie online, il nostro sito Internet e, da qualche giorno, anche il nostro gruppo su Facebook.

A: Il primo libro che hai pubblicato?

Il tennis è un grattacielo, l’unico, finora, del quale sia anche autore. Diciamo che ho fatto da cavia a me stesso.

A: Il tuo rapporto personale con gli Autori e con gli Esordienti in particolare.

Cerco di avere buoni rapporti con tutti, poi con qualcuno si crea un feeling maggiore e con altri no, ma questo è normale. Naturalmente, con gli autori si crea una dinamica “asimmetrica” dovuta al fatto che mentre io mi occupo di più libri contemporaneamente (quelli usciti da poco, quello in lavorazione, quello che seguirà…), ogni autore vorrebbe che mi occupassi solo del suo. Ma anche questo credo sia fisiologico. Quanto agli esordienti, finora ne ho avuto uno solo e non ha richiesto nulla di particolare. Del resto, credo che per chi si occupa di saggistica non ci sia grande differenza tra esordienti e autori più esperti.

A: Quale libro ti piacerebbe aver editato, tra quelli presenti nel vasto panorama delle pubblicazioni italiane?

Tanti, troppi. Certamente mi piacerebbe pubblicare i libri di Marco Travaglio, mentre non pubblicherei mai quelli di Bruno Vespa.

A: Tre consigli per chi scrive: cosa diresti ad un giovane in cerca di editore.

1) Leggere molto prima di mettersi a scrivere, perché questo è un Paese dove molti scrivono e pochi leggono. 2) Studiare bene i cataloghi degli editori prima di decidere a quali proporsi. 3) Avere pazienza e tenacia.

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