Posts tagged ‘giallistica’

3 aprile 2012

L’umore del caffè

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Umore del caffé
Autore: Marco Miele
Editore: Cult Editore
Data di Pubblicazione: Ottobre 2011
ISBN: 8863921342
ISBN-13: 9788863921342

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L’Umore del caffè, di Marco Miele, Cult Editore. Giallo di provincia, d’ambientazione toscana.

Pur da profana del noir in genere, di quello italiano e di specifiche ramificazioni regionali, mi sono approssimata alla lettura del libro di Miele, intenzionata – in primo luogo – a capire l’eventuale mistero dietro al titolo, essendo questo (qui come altrove) la prima cosa su cui si appunta la curiosità preliminare di ogni lettore. Curiosità sarà poi il termine chiave che mi condurrà a leggere il libro un po’ alla volta (a finirlo tutto e subito che gusto c’è?).

Da un giallo ci si aspetta in generale soprattutto l’aderenza a regole, ‘direttive’ fondamentali, o almeno ‘orientative’, le quali, più che altro, servono a inquadrare correttamente il testo in questione nell’ambito del genere di riferimento.

Pur essendo al tempo stesso abbastanza svincolato da prescrizioni troppo severe, comunemente, un autore, qualunque genere pratichi, deve essere in grado di porsi in modo originale e contestuale al suo tempo, alla sua realtà, e – cosa altrettanto importante – alla propria vena creativa –, cominciando a valorizzare ‘dal basso’ (cioè la cosa più vicina a sé: di solito la propria origine geografica).

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14 maggio 2010

Lo sbirro anarchico Pietro Malatesta

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Nero ferrarese

Autore: Mazzoni Lorenzo

Illustratore: Amaducci A.

Editore: La Carmelina

ISBN-13: 9788890330001

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25 aprile 2010

Vite Corsive

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Vite corsive

Autore: Marco Nundini

Editore: Ibiskos Editrice Risolo

Vite corsive mi ha ben preso sin dal principio. Come ho fatto notare all’Autore, l’ho trovato eloquentemente elegante dalle prime battute, quando per me il libro poteva già dirsi concluso dato il mio appagamento relativo ad un passaggio piuttosto intimo, che vedeva un uomo e una donna impegnati in un approccio sotto le lenzuola. Chiaramente la trama di un libro, e particolarmente di un degno giallo, non si può limitare a un breve paragrafo, così ho continuato nella lettura e fatto ulteriori considerazioni.

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14 gennaio 2009

Glauco Silvestri

Oggi intervistiamo Glauco Silvestri, autore di «31 Ottobre».

———————————- intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.


A: Scrivere. Perché?

G: Perché si. Non mi sono mai posto questa domanda. Scrivere è una esigenza; una sorta di forza che cresce dal profondo e che spinge le mani a tremare fino a che non impugno una penna o non tocco una tastiera. Forse è voglia di comunicare, forse è voglia di raccontare delle storie, forse è voglia di raccontarsi. Non saprei dare un perché più preciso. So solo che scrivo perché altrimenti mi sentirei vuoto.

A: Scrivere. Cosa?

G: Di tutto. La lista della spesa, una lettera ad una amica lontana, un racconto, un romanzo. Scrivo fantascienza perché mi piace immaginare l’inimmaginabile. Scrivo drammatico perché i sentimenti forti sono quelli che accendono lo spirito. Scrivo racconti per bambini perché una parte di me non vuole crescere e ama guardare i cartoni animati, fantasticare, vivere in un mondo di fantasia. Scrivo thriller perché il brivido anima il sangue nelle vene.

Scrivo di tutto e di più. Perché mi piace mettere in gioco le mie capacità ed esplorare l’inesplorato.

A: Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni?

G: Io? Beh, sono schivo. Non mi piace stare al centro dell’attenzione e la necessità di mostrarmi per diffondere ciò che scrivo, lo ammetto, mi dà fastidio. Non so il motivo. Sono (spero) umile; nel senso che non mi credo uno scrittore completo. Credo che non si smetta mai di imparare e che per migliorarsi si debba sempre e comunque continuare a scrivere. Credo di avere ancora tanta strada da fare e accetto sempre i giudizi che provengono da chi mi legge (per questo ho diffuso molti miei lavori gratuitamente…), specie se sono negativi. Sono uno stimolo a crescere, uno stimolo a fare di più.

A: La penna per te corrisponde a…?

G: Non è di sicuro uno strumento. E’ più un prosieguo del mio corpo. Io ho sempre una penna in mano. Anche quando sono al pub con gli amici… spesso tengo in mano la penna per scrivere le ordinazioni (se sta ai clienti scriverle…). Spesso scribacchio anche mentre chiacchiero con gli amici… La penna fa parte di me…

A: Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

G: Non è che io sia cambiato. Anzi… come ho già detto precedentemente, l’essere sotto i “riflettori” (va bé… sono più dei faretti… non sono così importante, anzi, sono ancora insignificante nel quadro letterario italiano… praticamente non esisto!) mi dà quasi fastidio. Ho pure rifiutato una intervista televisiva… Ero schivo… sono schivo… Credo che debbano essere i miei lavori a presentarmi al pubblico. Credo che siano loro a dover stare sul palcoscenico, non certo io.

A: Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

G: Sicuramente “malinconico”. Lo dicono tanti miei lettori. Quando scrivo, nel profondo c’è sempre questa sensazione. Altri aggettivi… mmh… “mutevole”. I miei lavori non si assomigliano. Mi piace sperimentare e cambiare stile. Qualche lettore rischia di essere deluso (c’è chi si affeziona ad un determinato scrittore per il suo modo di scrivere) ma altri lo apprezzano. Il fatto è che “sono un gemelli”, sono incostante e mutevole… così potrei definire anche la mia scrittura. Quindi, per riassumere: malinconico, incostante, mutevole.

A: Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

G: 31 Ottobre? Un thriller. 24 ore per risolvere un crimine senza soluzioni. Non c’è indagine, non c’è tempo. Si inseguono i corpi trovati per le vie di Bologna, si buttano giù ipotesi, si segue un gatto che è sempre presente su ogni luogo del delitto. Si parla di esoterismo, di miti celtici, di violenza, di clochard… Lo consiglio perché? Perché è rapido, rapisce, non dà il tempo di pensare. E’ quasi una sceneggiatura. La storia dura 24 ore e, volendo è possibile leggerlo in 24 ore. Di ’31 Ottobre’ amo alcune situazioni. Si tratta di un libro scritto “ad immagini”. E il finale è aperto allo spirito di chi legge: chi ha una mente aperta al mistico ci vedrà qualcosa di occulto, chi è più razionale ci vedrà qualcosa di più razionale.

A: Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

G: Dunque. Per prima cosa io non credo che si debbano avvicinare tecnica e creatività. La creatività nasce dal cuore e segue una sua strada. La tecnica è dettata da metodologie inventate nel passato, perfezionate e, ahimè anche catalogate. Credo che la tecnica tenda a sopprimere (o per lo meno sopire) la creatività. No, come ho detto prima, essendo un gemelli, io sono incostante e mutevole. Nessuna tecnica può imbrigliare la creatività… questa è la mia opinione personale. Altrimenti salterebbero fuori libri “fotocopia” incapaci di portare a qualcosa di veramente nuovo. Difatti le varie tecniche sono state dedotte e schematizzate da scritti provenienti dal passato. Gli autori di questi scritti non avevano nulla che dettasse un metodo di scrittura. Loro erano creativi sul serio. Oggi c’è troppo desiderio di schematizzazione. La tecnica può essere utile per iniziare ma rischia di imbrigliare gli spiriti liberi… per di più porta ad una certa omologazione (guarda i fantasy… a parte qualche rara eccezione, sono tutti cloni l’uno dell’altro!). La creatività è tutt’altro.

A: Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

G: Scrittura per necessità. Rischio di ripetermi ma… io scrivo sempre e comunque. Anche sul lavoro. Tutto fluisce in modo così naturale… Io scrivo post sul mio blog (personale… non il blog dedicato agli autori esordienti) come fossero opere di narrativa. Descrivo i sogni romanzandoli… racconto la mia vita colorandola come solo la narrativa può fare. Son biografico, ma non sempre. Viaggio di fantasia e, spesso inizio più lavori allo stesso tempo (ora sto lavorando a due scritti contemporaneamente e… sto pensando ad un terzo) perché lascio fluire le idee e le butto subito su carta. Quindi niente mestiere, niente occasione… è proprio una necessità interiore!

A: Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

G: Ovvio che un commento negativo ferisce. Ma una volta somatizzata la “botta iniziale”, solitamente cerco di riflettere su quanto viene detto. Se si tratta del semplice desiderio di affossare un lavoro senza motivi “reali”, ci passo sopra come fosse acqua di torrente. Se le motivazioni sono serie, allora cerco di analizzare dove sta l’inghippo e cerco di crescere correggendo gli eventuali errori segnalati dalla critica. Tempo fa ho ricevuto una recensione terribile. In essa veniva anche messo in dubbio il motivo per cui sprecavo tempo a scrivere… una recensione che avrebbe potuto buttare giù il morale a chiunque. Ci sono stato male. L’ho letta e riletta. Aveva colpito in modo profondo… però pian piano sono riuscito a “capirla”. Ho risposto all’esaminatore solo dopo un paio di giorni, dopo aver meditato su quelle parole e… lo sai, per quanto non fossi d’accordo su tutto quanto (c’erano critiche sullo stile narrativo e… beh, quelle sono molto soggettive), ho scoperto che quella lettera aveva colpito alcuni miei difetti. Non dico di averli già corretti ma, ci sto lavorando su… e l’unico modo per migliorarsi è continuare a scrivere. Quanto a “31 Ottobre”, per quanto so che piace, che è un bel libro di intrattenimento, rileggendolo… lo vedo pieno di difetti. Ciò dimostra che sto crescendo e che i miei lavori di oggi sono migliori di quelli del passato. Non sto dicendo che “31 ottobre” non mi piace. Tutt’altro. Ma se dovessi scriverlo oggi… forse sarebbe differente. Insomma. Ben vengano le critiche… sono felice se sono positive ma, se sono negative cerco di trarne insegnamento.

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