Posts tagged ‘intervista a un editore’

4 maggio 2010

Gemma Lanzo Editore

Oggi parliamo con Gemma Lanzo Editore. Intervista a cura di Alessandra Di Gregorio. Ringrazio la Dott.ssa Lanzo per la disponibilità 🙂

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A: Fare l’editore oggi. Perché? Come sei giunto a questa attività imprenditoriale e intellettuale così complessa?

Fare l’editore richiede molta passione. Ho alle spalle una laurea in “Film History and Criticism” e un Master in “Multimedia: Production and Theory”, entrambi presi presso la University of East London, l’interesse per la lettura, per il cinema e direi l’arte in genere mi ha spinto a “lanciarmi” nella creazione di Moviement, collana di cultura cinematografica co-diretta insieme a Costanzo Antermite. E così è nata la casa editrice GLE.

A: Fare l’editore. Criteri e scelte per una linea editoriale. Come ti muovi nella tua quotidiana azione di scouting?

Alla base dello scouting c’è sicuramente ricerca, lettura e capacità decisionali. Sia per quanto riguarda i saggi che compongono Moviement, che per la scelta di pubblicare L’Avvolgo di Giuseppe Fanelli, romanzo breve che nel mese di marzo 2010 ha inaugurato la collana di narrativa fantastica Dagon. Questo romanzo mi ha colpito fin da subito per tre motivi. Perché trovo lo stile dell’autore molto “cinematografico” nel senso che è una scrittura per immagini, è un tipo di scrittura molto visiva, poi per la storia in sé che inserisce frammenti fantasy e sci-fi ed elementi perturbanti in storie di vita “reale”, e poi anche perché è riuscito magistralmente a costruire una storia imbastendola di citazioni che vanno dal pensiero filosofico e quello scientifico, alla musica e alla cultura pop.

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30 aprile 2009

Intermezzi Editore

Oggi intervistiamo gli amici di Intermezzi Editore. Ringrazio Chiara Fattori per la disponibilità.

—— intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.

A: Fare l’editore oggi. Perché? Come sei giunta a questa attività imprenditoriale e intellettuale così complessa?

Molto semplicemente perché era il mio sogno, e forse, anche se non so se ci credo davvero, il mio destino. Amo i libri fin da bambina. Ho amato leggerli e studiarli. Mi sono laureata in lettere e ho fatto un tirocinio in casa editrice. Poi con Manuele e Attilio abbiamo pensato che potevamo provare a realizzare qualcosa di nostro, abbiamo messo insieme le nostre esperienze, gli studi e le capacità e ci abbiamo provato.

A: Fare l’editore. Criteri e scelte per una linea editoriale. Come ti muovi nella tua quotidiana azione di scouting?

Soprattutto a intuito. Leggo tutto quello che arriva e scelgo quello che mi piace. Per ora la nostra casa editrice non ha una linea editoriale ben definita. Ci siamo indirizzati verso il tema del viaggio (con il nostro primo libro, Slowtuscany), dell’intercultura (L’intervallo, Gente di Mumbai) e dell’intermedialità (il progetto WebSite Horror).

A: Fare l’editore. In che modo? (non a livello burocratico ma a livello tuo personale, metodi, risorse emotive e quant’altro.) La tua linea di condotta (anche morale) e il tuo pensiero.

Nessuna richiesta di contributo editoriale; massimo rispetto per le opere e chi le ha scritte, quindi editing accurato, giusto riconoscimento dei diritti d’autore, attenzione nei confronti dei desideri e delle aspettative degli autori; infine dialogo con i lettori, i nostri primi e veri interlocutori.

A: Come nasce la tua casa editrice e dove si colloca nel panorama dell’editoria italiana?

La nostra casa editrice nasce in Toscana, dalla passione e anche un po’ dalla frustrazione di tre laureati precari, si colloca tra la piccola editoria coraggiosa che ha scelto di pubblicare non a pagamento e che cerca di farsi conoscere sfruttando soprattutto le potenzialità della rete.

A: Quali sinergie vengono impiegate per creare un libro: rapporto di pre e post pubblicazione tra autore, editore e addetti alla consulenza editoriale, per quanto concerne la tua esperienza.

Dopo aver scelto il testo contattiamo l’autore, prima di sottoporgli il contratto cerchiamo di incontrarlo e parlare del libro: lì comincia il lavoro, dalle parole dell’autore, da come mi presenta la sua opera e mi parla delle sue aspettative, incomincio a lastricarmi mentalmente la strada che percorreremo in seguito. Il primo contatto con l’autore è il momento più importante secondo me: è lì che avviene la scelta. Può capitare anche che si decida di non percorrere quella strada. Se invece si sceglie di farlo il cammino non sarà mai uguale per tutti: ogni autore e ogni libro ha il proprio.

A: Spiegaci la filiera del libro. Cosa accade dopo aver ottenuto il “prodotto” libro? Cosa fa l’editore per metterci a conoscenza dell’esistenza di un’opera?

Tanto passaparola, soprattutto in rete: non possiamo permetterci altro tipo di pubblicità per il momento. Poi comunicati, contatti con i media, quelli che riusciamo a raggiungere, e presentazioni. Le presentazioni soprattutto sono un’occasione di condivisione importantissima: l’incontro tra l’autore e i lettori, parlare insieme dell’opera, poter far vedere personalmente e con la propria voce il lavoro e il prodotto frutto di questo lavoro è sicuramente efficace e emozionante.

A: Il primo libro che hai pubblicato?

Slowtuscany, di Damiano Andreini.

A: Il tuo rapporto personale con gli Autori e con gli Esordienti in particolare.

Come ho già detto, ogni autore è storia a sé. In generale cerco di instaurare rapporti informali e amichevoli, senza però creare confusione per quanto riguarda i ruoli. Gli esordienti non sono poi così diversi dai non esordienti. Per loro, certo, tutto è nuovo, ma a dir la verità lo è anche per me, io stessa, dopo soli cinque libri pubblicati, credo di potermi ancora considerare niente più che un’editrice esordiente.

A: Quale libro ti piacerebbe aver editato, tra quelli presenti nel vasto panorama delle pubblicazioni italiane?

Il partigiano Johnny, con Beppe Fenoglio ancora in vita.

A: Tre consigli per chi scrive: cosa diresti ad un giovane in cerca di editore.

A un giovane, ma anche a un non più giovane, in cerca di editore, direi di leggere tanti libri, quanti più riesce a leggerne, di rileggere tante volte quello che ha scritto prima di proporlo a una casa editrice e di non rivolgersi mai, nemmeno in ultima scelta, all’editoria a pagamento.

15 aprile 2009

Gattogrigio Editore

Oggi parliamo con Gattogrigio Editore, che ringraziamo per la disponibilità.

——- intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.

A: Fare l’editore oggi. Perché? Come sei giunto a questa attività imprenditoriale e intellettuale così complessa?

Avevo già pubblicato un mio libro nel 2005, una truffa. Al di là dei soldi che avevo recuperato da amici e da qualche sponsor, il libro non aveva la benché minima distribuzione. L’editore si era limitato a stampare il libro senza nemmeno tanta grazia, mi aveva consegnato le copie, e buonanotte al secchio. Ci rimasi male, per due anni ho fatto niente, le copie le avevo distribuite a parenti a amici e consideravo conclusa la mia attività letteraria. Invece, nel 2007, un amico si mise a pretendere da me un altro libro. Scrissi tra maggio e giugno una manciata di racconti e mi misi all’opera per pubblicare. Di soldi non ne avevo e alcuni editori (a pagamento) erano disposti a pubblicare dietro compenso, senza neppure aver letto i miei pezzi. Ricordo un editore di Siracusa, mi mandò un contratto già firmato, dovevo solo apporre la mia firma, inviare 3500 euro e cedere i diritti. Ricordo che cercai l’editore su internet e sulle pagine bianche, non ne esisteva traccia. Con la mia compagna Nadia, decidemmo quindi di tirare uno scherzo all’editoria italiana. Inventammo una casa editrice fasulla, che aveva una linea editoriale fasulla, ci inventammo un formato, e ci inventammo pure una licenza copyleft. Stampammo 100 copie a spese nostre, spendendo solo 200 euro. Per rientrare ponemmo un prezzo di 2 euro a copia e cominciammo a distribuire. Dieci copie finirono anche in una libreria di Castiglione (http://www.mrlibro.it/), e lì una copia finì nella mano di un ragazzo abruzzese da poco trasferito in paese. Il libro gli piacque tanto che mi contattò e mi chiese di questo fantomatico editore. Gli dissi che l’editore non esisteva, che era una balla. Ci pensammo e decidemmo che non esistere non voleva dire che non sarebbe esistito mai. Era nato il Gattogrigio Editore.

A: Fare l’editore. Criteri e scelte per una linea editoriale. Come ti muovi nella tua quotidiana azione di scouting?

Siamo in tanti, i soci della Gattogrigio – che si presenta come associazione culturale senza fini di lucro e apolitica – e qualche amico di Roma o di Bologna. Quando ci arriva del materiale da visionare, lo vagliamo e scegliamo quello che ci appare il meglio. Nel tempo siamo cresciuti, dai primi esperimenti e dalle pubblicazioni di amici, siamo finiti a leggere materiale che ci arriva da tutta Italia. Ora che siamo cresciuti, abbiamo capito che una piccola casa editrice senza fini di lucro può avere solo un senso per esistere, la qualità delle sue pubblicazioni.

A: Fare l’editore. In che modo? (non a livello burocratico ma a livello tuo personale, metodi, risorse emotive e quant’altro.) La tua linea di condotta (anche morale) e il tuo pensiero.

Il mio pensiero, che è condiviso da tutti i soci è molto semplice: solo la qualità resta, solo la qualità rende interessante un lavoro dove si perde molto tempo senza ricavarci un soldo.

A: Come nasce la tua casa editrice e dove si colloca nel panorama dell’editoria italiana?

Dove si colloca la nostra casa editrice? Insieme a tutte quelle case editrici senza fini di lucro, che pubblicano in copyleft non per propagandare idee politiche, ma perché credono che la cultura debba essere libera e di qualità. Quante ce ne sono?

A: Quali sinergie vengono impiegate per creare un libro: rapporto di pre e post pubblicazione tra autore, editore e addetti alla consulenza editoriale, per quanto concerne la tua esperienza.

Dopo che un testo è stato scelto, l’editing nasce con l’autore, attraverso quello che si potrebbe chiamare un lungo braccio di ferro. Nadia cura la formattazione e la grafica, Fabio Alessandria è il nostro esperto per quanto riguarda le poesie, è un tecnico, preciso fino alla paranoia. Ma per arrivare a questo bisogna vincere la selezione, nove cose su dieci finiscono nel cestino.

A: Spiegaci la filiera del libro. Cosa accade dopo aver ottenuto il “prodotto” libro? Cosa fa l’editore per metterci a conoscenza dell’esistenza di un’opera?

La cosa migliore è la serata di presentazione, dove l’autore conosce e si fa conoscere al suo pubblico, facciamo un tour fra tutti quelli che ci invitano, locali, librerie. Solo con l’autore davanti, un lettore si può rendere conto di cosa va a compare. Pur con il nostro prezzo, abbiamo visto che se nessuno conosce l’autore, nessuno compra. Tieni conto che non abbiamo una distribuzione in senso classico perché andrebbe a incidere troppo sul prezzo di copertina, si conta sul passaparola e sui siti web nostri e di quelli che ci ospitano.

A: Il primo libro che hai pubblicato?

Il mio, La piramide, cinque raccontini divertenti.

A: Il tuo rapporto personale con gli Autori e con gli Esordienti in particolare.

Guarda, ce n’è di diversi tipi, ma di base c’è chi capisce il progetto e chi non lo capisce. Chi lo capisce partecipa, propone, diventa un collaboratore, talvolta  assiduo, talaltra saltuario, ma sempre prezioso. Chi non capisce, non si fa più vedere e nemmeno si cura del suo libro.

A: Quale libro ti piacerebbe aver editato, tra quelli presenti nel vasto panorama delle pubblicazioni italiane?

Il panorama italiano è vasto e desolato, voglio dire che offre tanta roba uguale a se stessa, è quella che Torodov chiama letteratura narcisistica, che si copia vicendevolmente, sembra un unico enorme romanzo d’appendice fatto di persone sofferenti e sensibili, ma alla fine solo incentrate su loro stesse. Una pena. Di veramente valido trovo solo autori stranieri ultimamente come Bolaño, una scoperta recente per me. Fabio Alessandria l’ho pubblicato volentieri, in lui c’è una ricerca molto profonda su un italiano che volutamente si distacca dalla lectio fiorentina e riscopre l’italiano lombardo come il Gadda dell’Adalgisa, ma nitido e pulito come Arpino. E pure Gianni Papa è bravo, un talentaccio il suo, riesce a costruire un universo letterario che assomiglia molto all’Italia di oggi vista da un campano incazzato, coltissimo e che odia ogni forma di retorica.

A: Tre consigli per chi scrive: cosa diresti ad un giovane in cerca di editore.

Leggere leggere e leggere. Questo manca oggi a tanti che si improvvisano scrittori. Per me la scrittura è come il pianoforte, ci vogliono dieci anni per un diploma e si continua a studiare per tutta la vita. È l’unico modo questo per imparare a scrivere. Non dico di imitare gli altri, dico di trovare la propria voce, farla uscire, pulirla da tutte le incrostazioni, dai luoghi comuni, dal blabla dei politicanti, degli opinionisti, per trovare la propria lingua. E poi vivere all’estero, aprirsi al mondo, l’Italia è un paese per vecchi, un paese di furbi e la furbizia, che come dice Shakespeare, è l’unica virtù dei deboli.

17 febbraio 2009

I Sognatori

Oggi parliamo con l’editore Aldo Moscatelli de I Sognatori.

———— intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.

A: Fare l’editore oggi. Perché? Come sei giunto a questa attività imprenditoriale e intellettuale così complessa?

Per passione. E per rabbia. Passione nei confronti dei libri, rabbia nei confronti di un sistema editoriale che ho sempre detestato, e che ho avuto modo di conoscere nelle sue mille contraddizioni in qualità di scrittore esordiente (dieci anni di militanza non si dimenticano da un giorno all’altro). Ero incazzato nero, sai? Stanco di ricevere (e di veder ricevere da altri scrittori esordienti) i soliti complimenti accompagnati dalle solite richieste di contributo, sei mesi dopo aver raggiunto il traguardo della laurea mi sono rimboccato le maniche e ho deciso di fare qualcosa di concreto per auto-promuovermi e – al contempo – cambiare nel mio piccolo il sistema.

Mandare a quel paese l’editoria a pagamento, rifiutandomi di pubblicare con essa, è stato il primo passo. Fondare una casa editrice NON a pagamento è stato il secondo.

A: Fare l’editore. Criteri e scelte per una linea editoriale. Come ti muovi nella tua quotidiana azione di scouting?

La mia linea editoriale è semplicissima: leggo tutto quello che mi viene spedito (romanzi e raccolte di racconti), opero una rigida selezione e pubblico soltanto quello che mi convince. Devo investirci un bel po’ di soldi senza chiedere un centesimo all’autore, dopo tutto. Cerco di mediare oggettività e soggettività, per cui chi non sa tenere la penna in mano e/o si limita a scopiazzare le opere altrui, non ha alcuna speranza di pubblicare con I Sognatori. Ma quella è la base.

L’unico fattore di cui non mi importa un tubo è quello commerciale. Non guardo le classifiche di vendita quando accordo la mia fiducia a uno scrittore. E chi ha letto “Lapsus” di Flavio Pagani, in particolare, sa che non racconto balle.

A: Fare l’editore. In che modo? (non a livello burocratico ma a livello tuo personale, metodi, risorse emotive e quant’altro.) La tua linea di condotta (anche morale) e il tuo pensiero.

E da quando in qua gli editori hanno una morale?

Io continuo a reputarmi un editore sui generis. Un diploma in ragioneria e una laurea in filosofia testimoniano forse la mia tendenza a unire “idealismo” e “pragmatismo” senza che il primo prevarichi sul secondo, e viceversa. Sono aperto al dialogo e allo scambio di idee, rifletto sui consigli che mi vengono forniti e ho un bellissimo rapporto coi miei lettori. Lavoro come uno stacanovista pur nutrendo un profondo pessimismo nei riguardi del futuro della piccola editoria. Le risorse emotive le ho terminate da un pezzo, vado avanti senza pormi problemi di alcun genere. Da tre anni ammorbo un mucchio di gente con le mie polemiche sulla richiesta di contributo, sulla logica da strozzini dei librai, sulla superbia di molti scrittori esordienti e di molti pseudo-critici e pseudo-esperti che operano in rete, sull’indifferenza del lettore medio nei confronti delle opere meno note, sugli atteggiamenti da primadonna di alcuni giornalisti (gli unici a poter percepire lo stipendio pur recensendo un libro che non hanno nemmeno sfogliato) e così via.

Con scarsi risultati, devo dire. Ma questo non ha importanza.

A: Come nasce la tua casa editrice e dove si colloca nel panorama dell’editoria italiana?

Come accennavo in apertura di intervista, inizialmente desideravo promuovere me stesso come scrittore e al contempo pubblicare altri autori ingiustamente snobbati dal sistema editoriale. Il citato Flavio Pagani, ad esempio, ha raggiunto l’agognato traguardo della prima pubblicazione dopo aver atteso invano dieci anni. Tutto lascia supporre che se non fossi arrivato io a concedere una chance al suo bellissimo romanzo, “Lapsus” sarebbe rimasto per omnia saecula seaculorum in un cassetto polveroso: un danno incalcolabile per chi ama la letteratura innovativa e coraggiosa.

Quanto alla seconda parte della domanda, non è possibile collocare I Sognatori in un punto determinato del panorama editoriale. C’è la micro-editoria, la grande editoria, la piccola e media editoria, e poi c’è I Sognatori.

Non è un inutile vanto, è la realtà dei fatti.

A: Quali sinergie vengono impiegate per creare un libro: rapporto di pre e post pubblicazione tra autore, editore e addetti alla consulenza editoriale, per quanto concerne la tua esperienza.

Con gli autori sotto contratto lavoro praticamente in simbiosi. Rilevo eventuali difetti e ne discuto con loro, in un rapporto di reciproco rispetto. Senza mai dimenticare che i ruoli sono diversi e le competenze anche. Non ci sono filtri, niente consulenti o editor: nessuno meglio dell’autore del libro, e dell’editore che intende pubblicarlo, può sapere in quale modo è giusto che l’opera faccia il suo ingresso nell’affollatissimo mercato editoriale.

A: Spiegaci la filiera del libro. Cosa accade dopo aver ottenuto il “prodotto” libro? Cosa fa l’editore per metterci a conoscenza dell’esistenza di un’opera?

L’editore medio si affida a un ufficio stampa che ha il compito precipuo di reclamizzare il prodotto. Un tempo ci si limitava ad organizzare presentazioni apposite, a far girare il libro nelle Fiere e (nel caso) in eventi correlati alla tematica dell’opera. Senza dimenticare la partecipazione ai concorsi, la pubblicità (rara, perché costosissima) sui giornali, in radio e in tivù, e chiaramente la distribuzione in libreria, curata dalla figura del promotore (quello che si assicura che l’opera sia presente nella data libreria, e negli appositi spazi, tipo la vetrina o le pile fronte-cassa)

La rete internet ha cambiato il volto della promozione editoriale. Oggi la pubblicità avviene in molti altri modi. Sono nati i booktrailer, i siti, i blog, i forum, MySpace e FaceBook. Manna dal cielo per la piccola editoria, almeno all’apparenza. Il problema è che in molti casi all’aumento esponenziale della visibilità non ha fatto seguito un concomitante aumento dell’interesse concreto da parte dei fruitori. E quando parlo di “interesse concreto” intendo quello che poi si tramuta in acquisto.

Forse è per questo motivo che alcune case editrici ricorrono sempre più spesso al fake, ovvero alla recensione entusiastica ma fasulla (scritta da gente appositamente retribuita, o comunque implicata nell’attività della casa editrice), oppure all’anonimo navigante che fingendo distacco e un improbabile atteggiamento super partes, incensa la casa editrice “Y”… pur essendo un autore o un dipendente della casa editrice “Y”.

Per quanto riguarda I Sognatori, il suo approccio tenta di mediare il vecchio e il nuovo. Ci sono state presentazioni, articoli sui giornali e quant’altro. Tuttavia, cerchiamo soprattutto di esplorare strade non ancora battute. Ad esempio non conosco una casa editrice più attiva della mia, nell’ambito della blogosfera. Forse in Italia siamo stati i primi a cercare il parere diretto dei lettori, senza intermediazioni di sorta. E se consideri che i libri editi da I Sognatori sono stati richiesti anche da Paesi lontanissimi come lo Yemen, la Lituania, il Canada e le Seychelles, ti rendi conto dell’enorme potenzialità della rete, se abilmente sfruttata. Siamo una casa editrice on line, quindi fin dall’inizio si è reso necessario soprattutto instaurare un dialogo e un confronto con tutte le realtà della rete. Sotto questo punto di vista ho di che essere soddisfatto.

A: Il primo libro che hai pubblicato?

“L’orologio di cenere”, del sottoscritto. Avevo bisogno di rientrare subito nei costi d’avvio, così pensai bene di editare un libro ancor prima che la casa editrice facesse il suo ingresso ufficiale in rete. Era un buon modo per presentarsi al pubblico con già un libro in catalogo. Ma quale? Ovviamente, non avendo ancora avviato il servizio di valutazione dei testi inediti, la scelta cadde su un mio lavoro.Considera inoltre che all’epoca avevo pochissima dimestichezza con le dinamiche tipografiche, e non mi pareva il caso di porre questa inesperienza al servizio di un altro scrittore esordiente.Preferii dunque rischiare in prima persona su tutta la linea. E pubblicai “L’orologio di cenere”. Avrei potuto dare alle stampe alcuni racconti (confluiti poi nella raccolta “Il cimitero dei giocattoli inutili”), ma l’idea di partire con una raccolta di novelle, che in Italia – notoriamente – tirano poco, mi spinse a optare per “L’orologio di cenere”. Scelta vincente. Forse perché romanzo scorrevole e di agevole lettura, si è comportato bene e mi ha consentito di restare in piedi per un anno intero. A distanza di quasi tre anni continua a vendere. Con gli introiti ho potuto pubblicare i libri di altri scrittori, e questo mi inorgoglisce parecchio.

Storia passata, comunque. Oggi sono editore a tempo pieno.

A: Il tuo rapporto personale con gli Autori e con gli Esordienti in particolare.

Dico sempre che “esordiente” è un aggettivo, non un sostantivo. Non esiste una categoria uniforme di individui dalle caratteristiche comuni. Alcuni scrittori esordienti sono umili e alla mano, accettano i consigli e sanno mettersi in discussione. Altri sono altezzosi, o superficiali. Alcuni mostrano una gentilezza e una sensibilità disarmanti. Altri sono dei perfetti imbecilli. Alcuni scrivono bene, altri no. Io vado d’accordo con gli scrittori che rispettano il mio lavoro. Tutto qui.

Con gli autori che pubblico ho senza dubbio un bel rapporto. Specie sul piano umano.

A: Quale libro ti piacerebbe aver editato, tra quelli presenti nel vasto panorama delle pubblicazioni italiane?

“Polenta di castagne” di Iva Zanicchi, senz’altro. Ho un debito di riconoscenza nei riguardi di quel libro… momenti d’ilarità scolpiti nella memoria. Grazie Iva!

A: Tre consigli per chi scrive: cosa diresti ad un giovane in cerca di editore.

Ritorno su quanto detto in precedenza: gli scrittori esordienti in cerca di editore sono tantissimi, e ognuno di essi ha una personalità, degli scopi e determinati “mezzi/propositi/valori etici” coi quali intendono realizzarli.

A quelli che vogliono pubblicare e basta dico: tenete a portata di mano il blocchetto degli assegni e preoccupatevi poco di ciò che avete scritto, le proposte editoriali vi pioveranno addosso a prescindere.

A quelli che vogliono diventare ricchi e famosi dico: provate con le case editrici più note, ma sappiate che i metri di giudizio della grande editoria si basano ben poco sulla qualità di ciò che si è scritto. Il che potrebbe anche rivelarsi un vantaggio, per alcuni autori.

A chi vuole pubblicare senza ricorrere a un prestito bancario o alla vendita di un rene dico: rivolgetevi alle case editrici non a pagamento. Non tutte lavorano bene, ma il gioco vale la candela.

A chi desidera mettersi in gioco, e avere la certezza che il proprio manoscritto verrà letto dalla prima all’ultima riga, nonché trattato col dovuto rispetto, io dico: rivolgetevi a I Sognatori.

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