Posts tagged ‘La Carmelina Edizioni’

14 maggio 2010

Lo sbirro anarchico Pietro Malatesta

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Nero ferrarese

Autore: Mazzoni Lorenzo

Illustratore: Amaducci A.

Editore: La Carmelina

ISBN-13: 9788890330001

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18 aprile 2010

Porno Bloc

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Autori: Lorenzo Mazzoni, Marco Belli

Editore: La Carmelina Linea b/n

Di Porno Bloc apprezzo l’autenticità. Per autenticità intendo quella serie di posture mentali non garantiste verso niente e nessuno, né giudicatrici né moralizzatrici, né dedite all’esaltazione di una verità od una considerazione.

Porno Bloc, rotocalco morboso della Romania post post-comunista, è un diario allucinato drammatico e inebriante, che ci porta in giro sulla rotta del consumo, in una capitale sfrenata,

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14 aprile 2009

Lorenzo Mazzoni

Oggi parliamo con Lorenzo Mazzoni, autore tra gli altri, di «Un tango per Victor»


—– intervista a cura di Alessandra Di Gregorio.

A: Scrivere. Perché?

L: Un modo di combattere contro la mediocrità. Il mio modo di difendermi e attaccare. A volte un assedio, a volte assediato. O più semplicemente perché se non scrivo muoio, interiormente.

A: Scrivere. Cosa?

L: Come direbbe l’amico Roberto Coaloa “scrivere belle storie, alla Graham Greene”. Scrivere storie che facciano sorridere, piangere, pensare.

A: Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni?

L: Come uno che scrive storie, “belle” non lo so. Mi pongo cercando di essere sempre me stesso, non mi piace apparire. A volte la solitudine è un’arma magnifica contro la mediocrità culturale.

A: La penna per te corrisponde a…?

L: Una droga tattile.

A: Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

L: Prima avevo molto entusiasmo e vagheggiate fantasie su come potesse essere bello il mondo editoriale. Adesso ho molto entusiasmo e la consapevolezza che il mondo editoriale rappresenta, spesso, la parte culturalmente malata di questo Paese. Ho sempre pubblicato per piccoli editori (se si eccettua Le acrobazie mentali di Ivan Mostarda, Robin Edizioni, 2008) che, se pur bravi e presenti, non hanno la capacità di una promozione totale delle mie opere. Di conseguenza quello che facevo prima di pubblicare (promuovermi), lo faccio anche ora. Cosa cambia? Che ora non conosco tutti i miei lettori (che sono comunque pochi), un tempo sì.

A: Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

L: Veloce, perché il ritmo dei miei libri spesso lo è.

Sincero, perché un lettore riconosce la sincerità e io ce la metto tutta, che poi piaccia o no questo è un altro paio di maniche.

Saccente, perché a volte lo sono, soprattutto nelle descrizioni storico-geografiche di luoghi dimenticati da Dio.

A: Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

L: Il mio libro quale? Un tango per Victor? Presumo di sì.

Un tango per Victor narra la storia di un giovane italo-cileno che si innamora dell’Amore. È un libro di dialoghi, musica, tanta, di balli sudamericani e di echi da dittatura cilena. È un libro che vuole raccontare Amsterdam con i suoi paradossi liberal-reazionari. Leggerlo perché presumo sia una lettura veloce, piacevole e spesso spensierata. Questo non toglie che abbia cercato di affrontare anche temi impegnativi, quali l’espatrio e la perdita di una propria identità. Riporlo nella biblioteca perché la copertina non è male?

A: Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

L: La musica, a volte quella del silenzio (anche se generalmente preferisco i Beatles o, non so, i Black Angels, gli Embryo, Giorgio Canali e blablabla), la musica è la tecnica. Un flusso. Più “tecnicamente” scrivo su blocchetti per appunti camminando, osservando, in treno, di notte. Raccolgo tutto. Scrivo su computer. Stampo. Rileggo e sistemo con una certa logicità. Riscrivo su computer. Stampo. Rileggo e correggo. Avanti così. Ci tengo molto alla dignità dello scrivere. Nel senso che prima di dare un mio testo a un editore lo edito almeno cinque volte. Detesto l’approssimazione. È fastidiosa, infantile e poco costruttiva. Cerco sempre di non esserlo. Tecnicamente è un andare e tornare, tempi morti a guardare fuori dalla finestra, sfogliare un libro, passeggiare, tornare al computer. E c’è sempre una colonna sonora. Sempre.

A: Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

L: Un po’ tutte e due. Come ti ho detto prima è un’esigenza di vita, libri editi o no, la ragione principale è dovuta/voluta alla Vita. Un tempo cercavo l’editore e forse la sfera d’occasione aveva la parte predominante, ma poi diventa un mestiere, un bellissimo mestiere, il mestiere più bello del mondo. Certo, non è quello che mi fa sopravvivere, per quello c’è un lavoro da inserviente in un cinema, ma è certamente quello che mi fa Vivere. Nel mio scrivere ci sono entrambe le esperienze, quella biografica e quella fantasiosa. Cerco di plasmarle, anche se in realtà della mia esperienza biografica prediligo gli stati d’animo. Devi avere avuto una vita Unica per avere l’ambizione di scriverla e io credo di essere una persona abbastanza comune.

A: Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

L: Finita di scrivere un’opera ho due-tre giorni di stordimento. Mi sento vuoto. Ma poi riparto. Ho troppe storie dentro, troppe cose che voglio scrivere per stare a preoccuparmi del libro appena finito. Dal 2006 ho pubblicato nove libri, da solo o in collaborazione con altri scrittori, fotografi, illustratori. Ho fermi tre inediti pronti e finiti. Almeno cinque progetti. Diversi blocchetti d’appunti che potrebbero diventare storie, romanzi. Ci sono diverse tipologie dello scrivere: io sono veloce, scrivo sempre e tanto. Non posso e non ho tempo di stare dietro alle osservazioni, se le reputo intelligenti me le porto con me e ne discutiamo mentre andiamo avanti, se l’osservazione è stupida la dimentico in sette secondi. Quello che ho detto non significa che non ami i miei personaggi, al contrario, li amo tutti, sono miei amici e compagni di vita, sono fortunato perché sono parecchie le figure che ho creato e con cui è piacevole perdersi. Ho una vasta scelta…

11 aprile 2009

Un tango per Victor

Ringrazio Lorenzo Mazzoni e La Carmelina.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Un tango per Victor
Autore: Mazzoni Lorenzo
Editore: La Carmelina
Data di Pubblicazione: 2008
ISBN: 8890330023
ISBN-13: 9788890330025
Pagine: 160

Un tango per Victor, di Lorenzo Mazzoni, edito dalla dinamica editrice ferrarese La Carmelina, è un testo sobrio ed elegante, presentato con volontario tono dimesso – frutto dell’uso di un calibro personale ragionato, non sicuramente di una mancata capacità di vivacità letteraria. È la storia di Denil, musicofilo italo-cileno immerso nella multi-etnicità di Amsterdam e dei suoi canali.

È un testo che andrebbe suonato, annusato, fumato, amato, ammiccato, filmato – in cui sesso, amore, nostalgia patria, problematica sociale, abuso storico, tragedia umana, omaggio politico e riflessione esistenziale, si alternano al Sunflower Bay, tra un disco e l’altro, un avventore, una canna rollata sul posto, un succo d’arancia. La piacevolezza di Mazzoni si evidenza nella penna docile, che non cerca di strafare ma al contempo è in grado di creare sommovimenti inattesi in un climax che prepara alla svolta, nella generale pacatezza e accondiscendenza che scandisce la vita ovattata di un Denil all’apparenza sottotono.

È come se il libro avesse due anime che si abbracciano di continuo pur restando nette e separate: da un lato l’anima risentita e vilipesa di italo-cileno, i cui occhi sono meno offesi di quelli di zio Victor, ma non per questo meno sensibili ai racconti degli esuli – i passi dedicati al racconto della vita (e soprattutto del massacro) di Victor Jara toccano apici di umanità e poesia inattesi – dall’altra i moti sentimentali privati, ritratti splendidamente nella descrizione e narrazione della folgorante attrazione per la tanguera argentina che si esibisce in piazza, in un trionfo di sensualità in cui la carne non offende la pagina ma la rende viva con estrema grazia e dolcezza. La tenerezza di un incontro che poi diventa effusione panica, colora la pagina e cola sui nostri occhi affascinati, mentre tra un bacio e una carezza Denil perde e ritrova se stesso, colorandosi a sua volta, accendendosi, risvegliandosi nel moto ondoso di un sentimento che lo sovrasta.

Un tango per Victor, prima che lei vada via senza ammettere che vuole esser seguita. Anche se poi un tango non basta mai e il tempo del canto è tempo del corpo e raffreddato il primo, il secondo cessa di riflesso.


Alessandra Di Gregorio

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