Posts tagged ‘letteratura erotica’

10 ottobre 2015

(In)coscienza

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

(In)coscienza, di Marco Guerini

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10 gennaio 2009

Maria Rosa Campanale

Intervista a Maria Rosa Campanale, co-autrice di «Lisa & Cécile».

—————————— intervista a cura di Alessandra Di Gregorio


A: Scrivere. Perché?

MR: Scrivere  fa sentire liberi,  dà la possibilità di comunicare e condividere ciò che si prova e pensa con gli altri.La scrittura ti protegge,ti concede molte possibiltà,puoi interpretarla come vuoi, riuscendo  a trasmettere emozioni, sensazioni vere, forti: puoi trasgredire, ridere, piangere, fare sesso estremo, restare un’inguaribile romantica e persino uccidere i tuoi nemici! Puoi dare molto senza ferire mai davvero. Sono una donna e devo riconoscere che scrivo anche per quel pizzico di vanità che contraddistingue solitamente il sesso femminile. Un velo di egocentrismo c’è… Fissare su un foglio di carta emozioni e sensazioni rende eterni i pensieri.

A: Scrivere. Cosa?

MR:  Scrivo romanzi e racconti erotici. Parlo di sesso con naturalezza, senza inutili tabù, tentando però di mettere parte della mia anima nei corpi e nelle scene  che descrivo. La scrittura è il mezzo con cui riesco a trasmettere la passionalità vibrante che mi attraversa, sensualità e desideri che mi appartengono.

A: Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni?

MR: Scrivo per hobby, per il puro piacere appunto di comunicare con gli altri. Nasco come scrittrice circa tre anni fa con il mio primo romanzo erotico di cui sono co-autrice, “Lisa e Cecile” (Borelli editore) e che ha vinto nel 2007 il premio Fiuggi “erotismo e scrittura”. Ho collaborato recentemente con alcuni miei racconti al libro ” Eroticamente-confessioni intime” pubblicato ad ottobre da V. Casini editore. Spesso nei miei racconti faccio dei riferimenti ad arte e poesia che amo moltissimo.

A: La penna per te corrisponde a…?

MR: Ad una arteria, al mio sangue, al battito del cuore, alla mia parte più razionale, ed in contrapposizione alla mia follia… ai sensi…

A: Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

MR: Per me non è cambiato niente, io sono ciò che scrivo, si può inventare una storia  senza mentire su ciò che si prova. Mi identifico nella mia scrittura, sono io che mi reinvento.

A: Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

MR: Dovrei usarne più di tre ma direi: visiva, intensa, diretta, perché riesco a descrivere emozioni fino a renderle tangibili senza perdere l’intensità e la sincerità, a volte anche cinica o crudele di donna.

A: Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

MR: E’ la storia dell’amicizia profonda tra due donne, l’intreccio erotico e non delle loro vite. Fantasie, desideri e realtà si fondono e lasciano al lettore la possibilità virtuale di intervenire con la propria immaginazione, ma, se si riesce a leggere tra le righe, si scopre che oltre all’erotismo c’è il vissuto, l’anima di due donne sensibili con le loro gioie, le sofferenze, la fragilità, la forza e la passione. Mi sembra un ottimo motivo per custodirlo con cura in biblioteca: c’è sesso e c’è cuore.

A: Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

MR: Non seguo modelli o forme specifiche, mi affido all’istinto, forse il mio stile è la semplicità, la chiarezza nel linguaggio.

A: Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

MR: Flaubert diceva: “Madame Bovary sono io!”, questo perché c’è sempre qualcosa di personale, di autobiografico in ciò che si scrive… Direi Scrittura Per Piacere! In ogni racconto che ho scritto c’è parte di me, anima o immaginazione non è importante, ci sono io dentro con sensi e sentimenti.

A: Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

MR: Accetto le critiche, servono a migliorarmi, a capire chi mi legge e  più che “lasciar andare via” un’opera preferisco dire che la dono ai miei lettori, è qualcosa che mi unisce a loro, un cordone ombelicale attraverso il quale fluisce la magia della scrittura che mi permette di entrare con la mia passionalità nei loro cuori.

20 dicembre 2008

Lisa e Cécile – Romanzo

Ringrazio Cristiana Longhi per avermi sopportata.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.


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Titolo: Lisa e Cécile
Autori: Cristiana L., Maria Rosa C.
Editore: Borelli
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Pizzo nero. Black lace
ISBN-13: 9788886721653
Pagine: 160
Reparto: Narrativa italiana

« Il romanzo Lisa & Cècile edito nel 2007 da G. Borelli, per la nota collana di letteratura erotica Black Lace, è scritto da due amiche che si alternano con la penna tra un capitolo e l’altro, producendo quello che poi si manifesterà ai lettori come un romanzo a puntate, narrante le fantasie erotiche e le avventure sessuali di due disinibite donne della capitale, in un crescendo di sensualità ed emozioni.

A caldo ho subito pensato che il libro mi fosse piaciuto ma con riserva di inquadrarlo meglio. A vederlo si presenta come un collage nel quale vengono esplorate un tot di fantasie “tipo”; fatte vivere alle protagoniste, spesso però senza una gran continuità narrativa. Lisa, il personaggio di Maria Rosa Campanale, è stupenda, forte, selvaggia, una donna matura e fiera, fine, di classe, con i suoi trascorsi e i suoi dolori all’anima. Cécile invece si presenta come una “bambina cattiva”, una donna che usa il sesso spogliandolo della sua morbosità, riuscendoci alla grande e donando attimi di intensa spensieratezza. Cècile è il personaggio di Cristiana Longhi, la quale riesce non solo a farci vedere le due amiche accennando a rapporti che vengono più sottintesi che mostrati (specie nelle varie scene dalla sensualità più esplicita), ma anche a farcele immaginare perfettamente persino nella componente anagrafica e fisiognomica. Lisa appare molto più matura, e lo si sente anche nella scrittura della Campanale; Cècile è matura in modo diverso – più che altro ha una fantasia panica molto attraente che passa nella scrittura di capitoli al limite tra la favola e l’epos antico.

I capitoli che ho preferito sono senza dubbio quelli introduttivi, dove le protagoniste si presentano e particolarmente per quanto riguarda la Longhi, segnalo i capitoli: LA FATINA, RICHARD e IL SOGNO; La Fatina e Il Sogno per come sono ideati. C’è molto lirismo anche se appaiono troppo sfuggenti e brevi. La Fatina è qualcosa di veramente insolito, non il solito cliché di gioco sessuale, né poi dal punto di vista stilistico qualcosa di banale; Il Sogno è un capitoletto tantrico, dove emerge la predisposizione panica di Cécile.

Il legame tra le due amiche è il fulcro di tutto, però poi non so se è stato per esigenze editoriali, o per esigenza personale, ma non hanno osato troppo alla prima esperienza artistica – con un romanzo lungo – addentrandosi nelle maglie del rapporto tra le due, nelle maglie delle loro stesse anime, non saprei dirlo… un pò questo mi ha lasciata insoddisfatta. C’è troppo carnevale dei sensi e l’anima viene appena appena accennata, il che è troppo banale dato che si parla di letteratura erotica scritta da donne; il lettore non riesce a saziarsi. Ci vuole molto di più; tutti lo sanno che scrivere di sesso è relativamente facile, scrivere dell’anima che governa o si fa governare, dai sensi, è cosa molto più complessa. Alle volte, ad esempio, persino le descrizioni delle posizioni rendono faticoso capire chi sta facendo cosa a chi e come, e lo stile è molto disomogeneo, ma forse piace anche per questo, perché è frizzante e veloce. Alle volte sembra che le scrittrici si siano trattenute fin troppo, che si siano dosate molto, specie nella parte linguistica del soggetto. La conclusione mi pare un pò forzata, sempre con l’impressione del carnevale, del carosello, che è un pò approssimativa, ma piacevole, (perché comunque rientra appieno nello stile rapido – da racconto boccaccesco breve per necessità e praticità – divertente, colorato, che contraddistingue l’intero libro). E’ questa la cosa poi che penso arrivi più di tutte. La leggerezza spettinata e calda, divertente appunto…

In genere preferisco romanzi con risvolti più “drammatici”, che guardano più all’anima delle donne e dei rapporti, che alla crudezza degli stessi, limitandosi a parlare di porzioni di corpo come non ci fosse nient’altro di rilevante da trattare, ma tuttavia mi sento di consigliarlo perché il libro è anche corredato di cd audio-book nel quale due attrici si alternano nella recitazione, che esalta in modo morbido e senza forzatura alcuna, la bellezza complessiva che regna nel mondo delle spregiudicate Lisa & Cècile… »


Adg.

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