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21 febbraio 2010

Storie sottoamericane

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Fulcro di Storie sottoamericane, gli Stati Uniti d’America di tre tempi distanti e complementari. Salvi racconta l’idea dell’America Paese di progresso, quadro di una civiltà proiettata a vuoto in avanti, che ha speso più in pretesti che in concretezza. La frontiera americana di pioniere e pionieri che affermano e disconfermano il concetto d’identità personale e di generazione. La cronaca di un assedio: Alamo, eroi, anti-eroi, ricordi di miti che svaniscono con la narrazione.

Una scrittura calibrata, che mostra senza descrivere, che nasce e si dipana sul filo di un lessico concentrato, piacevolmente vivido, alto, ironico, affilato.

dalla quarta del libro:

Storie sottoamericane riunisce tre brevi racconti sostenuti da un filo conduttore, sorta di main theme epico: l’epopea di  un’America che ‘mentre scopriva se stessa si modificava’. Così nelle storie la narrazione, anch’essa epica, fluisce fra le pieghe delle vite di uomini e donne che, consapevoli o meno, famosi o sconosciuti, ‘fecero la loro parte’.

“Mi piacerebbe incrociare chi beve acqua per dimenticare, e una volta tanto fissa i ricordi sull’acquetta marcia delle proprie sbornie,chi orina di gusto dopo aver bevuta l’ultima acqua della sua vita, chi all’acqua mescola polvere e brinda d’un fiato all’Attimo Fuggente, chi non si lava per non insozzarsi, ma sogna un’acqua purificatrice, chi vaga alla ricerca dell’Acqua  e non teme gli agguati delle pozzanghere.”

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Alessandra Di Gregorio

12 ottobre 2009

A un sogno dal mare e nell’oblio dei monti

di Mauro Salvi. Recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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a un sogno dal mare

A un sogno dal mare e nell’oblìo dei monti, il racconto dei dialoghi tra un giovane scrittore e la grande autrice Anna Maria Ortese. La Ortese, quasi al tramonto, s’incontra e scontra con la gioventù d’un artista tenace, che mira a un’amicizia reale e non allo uso e abuso della donna in quanto nome rilevante del panorama letterario nazionale.

Siamo nel 1986, e Salvi conosce la Ortese e la corteggia spingendola fuori dall’autoimposto guscio. Rintanata a Rapallo, volontaria esule dal mondo, ridotta a vivere una quotidianità di ristrettezze, alla mercé della sorella malata e della difficoltà di esistere, la Ortese racconta l’ipocrisia del neorealismo italiano e la mancanza di coerenza della letteratura contemporanea, ridotta a mera narrativa da vetrina; racconta la sua visione del dolore e della scrittura, racconta del sogno, del vero e dell’irreale, e di tutto ciò che riguarda l’indagine della felicità e la fuga da essa.

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“Ha mai fatto caso che nei libri di moltissimi scrittori contemporanei l’anima, il pensiero – e la loro azione – non vanno oltre il contingente, il plausibile, l’attuabile?. Che ogni cosa, persino la vita, si banalizza, si grava di pesantezze, di abusate ovvietà, di finali annunciati?. Di questo passo presto la letteratura scadrà in narrativa casuale e inconsistente.”

“‘Reale’ potrebbe essere la sua scrittura, Anna?”

“No, io sono ‘crepuscolare’. Per questo il ‘reale’ mi ossessiona….” (cit).

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Alessandra Di Gregorio.

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