Posts tagged ‘Paolo Scriboni’

3 febbraio 2011

Tutto di te tranne il vento

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

.

Titolo: Tutto di te tranne il vento
Autore: Scriboni Paolo
Editore: Rupe Mutevole
Collana: Trasfigurazioni
Data di Pubblicazione: Maggio 2010
ISBN: 8896418704
ISBN-13: 9788896418703
Pagine: 58
Reparto: Narrativa italiana

.

 

Tutto di te tranne il vento è il racconto di quando l’universo adulto incontra sui banchi di scuola quello adolescente, e cerca di capirlo e conoscerlo piuttosto che – al solito – schiacciarlo e ingabbiarlo. In altri termini conformarlo. Un prof che solo all’idea di esser chiamato ‘prof’ si mette a ridere e ha comunque tra le mani un ruolo importante. Investito a trentadue anni di una missione, per così dire (la supplenza per la cattedra di Storia in un liceo romano).

Paolo Scriboni non è nuovo a storie dal carattere mite ma significativo, e si cimenta, in Tutto di te tranne il vento, tra le altre cose, anche in una storia d’amore delicata e trasparente.

Come anche altrove, Egli vela, con la consueta eleganza, di profondo senso, passaggi dal tratto non spiccatamente letterario – né nelle intenzioni né nelle risultanze – in grado, però, di giungere dritte al Lettore senza mai risultare intrise di nostalgici patetismi e/o paternalismi.

read more »

29 gennaio 2011

Non prima di te

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio

.

Titolo: Non prima di te
Autore: Scriboni Paolo
Editore: Rupe Mutevole
Collana: Trasfigurazioni
Data di Pubblicazione: Gennaio 2011
ISBN: 886591016X
ISBN-13: 9788865910160
Pagine: 60

.

La letteratura leggera odierna si è specializzata, in Italia, specie negli ultimi anni, nel racconto di storie d’amore in linea col ‘tempo delle mele’, vale a dire nel racconto improntato sull’adolescenza dei protagonisti, un’epoca esistenziale in cui i sentimenti appaiono il più delle volte definitivi – quando poi tutto sono fuorché quello, ed è il tempo, in genere, a dare prova e testimonianza di quanto in realtà i cicli della vita siano molto più complessi di così. Anche in passato la scelta dei protagonisti è caduta quasi sempre su rappresentanti di epoche verdi, in quanto la gioventù è da sempre il vessillo del cambiamento e del rinnovamento, ovvero del ‘tutto può ancora essere’.

Scriboni, invece, scrittore romano cinquantenne, si cimenta, a differenza della scuola per così dire d’impostazione ‘mocciana’, in non prima di te, un racconto breve; in sostanza il racconto dell’amore maturo, del ‘cosa c’è dopo, quando è tempo di tirare le somme’. Un racconto dedicato a un’età generalmente – per così dire – poco apprezzata anche nelle lettere.

È interessante innanzitutto chiedersi cosa, di preciso, abbia spinto lo scrittore a scegliere di parlare di questo tipo di amore; l’amore visto provato e riscoperto da un protagonista in là con gli anni, dunque in vena soprattutto di analisi del passato, piuttosto che approcciare, magari con le stesse finalità e probabilmente un riscontro più immediato, una storia basata su avvenimenti che maturano nel corso della narrazione. Sì perché quando a parlare è qualcuno che ha un vissuto nato e sviluppatosi prima dell’avvento della narrazione, il Lettore sa che sta ‘ascoltando’ gli antecedenti del personaggio; sa che si sta aprendo, ad opera del Narratore, uno squarcio nel tessuto temporale della vita del protagonista, e da lì è in grado di capire cos’è avvenuto prima dell’istante in cui egli è stato colto dalla penna dello scrittore (come in una istantanea). Di contro, quando i personaggi sono giovani, tutto è in divenire, la storia si forma una pagina alla volta, e la spinta alla vita – per quanto romanzata – è molto più palese. Il racconto così tende ad essere lineare. La formazione avviene, non è subìta né tantomeno ricordata.

Scriboni, invece, più che essere lineare è essenziale, e se da un lato fa guardare Marcello al passato, dall’alto di una vecchiaia tutto sommato serena, è anche in grado di proporre una chiave di lettura o meglio una visione, del presente, che sfugge un po’ alle tradizionali ottiche ed interpretazioni rintracciabili nei libri attuali. Marcello, infatti, butta un occhio al passato guardando all’amore per la defunta moglie Annika, alla nascita dei figli, all’amico Maurizio, ai rimpianti, ai cambiamenti grandi e piccoli della sua esistenza, e al tempo stesso racconta il presente senza nascondere niente; la vecchiaia è descritta senza timori, e c’è profonda consapevolezza anche di quegli aspetti per così dire ‘imbarazzanti’ e limitanti, che posti di fronte al resto del mondo (e il resto del mondo sono i medici, i volontari, le infermiere, i parenti eccetera), diventano i grandi e piccoli segnali dell’incalzare del tempo e dell’oblìo cui si sta andando rapidamente incontro.

Il tutto avviene sicuramente attraverso una scrittura elegante, minima, che racchiude, in un tracciato molto semplice, non iperbolico, pensieri di natura schietta e condivisibile.

Marcello, ormai in pensione, si è ritirato in una casa di cura, pur non avendo alcun male in particolare, ed essendo ancora autosufficiente, seppure spesso una sorta di nebbia prenda a nascondergli i pensieri, i ricordi. Egli è ben cosciente del fatto che un anziano quando si ritira è solo per avviarsi, con più dignità possibile (se ne ha la possibilità fisica e non), verso il tramonto della vita, e dunque tirare le somme diventa un momento importante della giornata, un istante che si protrae deliberatamente fino a che si può.

L’età non cancella il carattere – questo è certo – e dunque la personalità non si annulla, anche se gli spigoli spesso si smussano o al contrario si acuiscono. Tuttavia lui non è del tutto passivo, in questi frangenti. Per quanto la sua lucidità gli lasci inquadrare con disincanto e disagio tutte quelle situazioni, anche all’interno della struttura in cui si trova, che proprio non gli vanno a genio, e i comportamenti che giudica non coerenti, egli non è immune al sentimento e alla tenerezza. Dall’alto di una maturità comprovata soprattutto dal fatto che il tempo è stato in grado di mettere un segno netto tra il suo primo e il suo durante, pur vicino al finale, Marcello ritrova l’amore e ne gode fino a che può. Un amore discreto, l’amore che colma il cuore di quella felicità indispensabile alla vita, di cui però era ormai privo da tempo.

Scriboni, come in tutto il libro, affronta anche questa parte della storia con un tatto straordinario, rivelando, attraverso Marcello, tratti sicuramente non secondari del proprio carattere. Impossibile mentire quando si ha a che fare con un racconto privo di finzione letteraria. L’animo non lo puoi barattare con nessuna più o meno supposta capacità di rielaborazione finzionale della realtà, e così è per questo autore – da qui il sospetto che il tema scelto per il suo ultimo libro abbia a che fare con qualcosa a lui molto caro, con un trascorso che gli è proprio. Egli non si sforza minimamente di imbastire una trama classicamente intesa e per non apparire laconico o banale, o sfidare le proprie capacità, lascia che il racconto sia esattamente quello che è; il libro è fatto di una serie di cornici, e anche se Marcello non sopravvivrà molto a lungo alla perdita della sua adorata Isa, e il Lettore proverà un naturale sentimento di identificazione per la solitudine del protagonista e l’intera condizione di fragilità umana cui tutti, nei libri e non, siamo sottomessi, è nelle parole dello stesso Marcello per il giovane personal trainer della clinica (con cui si conclude il libro), che sono racchiusi tutto il senso di una vita e gli insegnamenti tipici di chi – età anagrafica o no – è in possesso di un cuore capace di sopravvivere a tutti i tipi di morte.

__

Alessandra Di Gregorio

22 marzo 2010

L’ultimo dono

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio, editor e prefatrice del testo.

Titolo: L’Ultimo Dono

Editore: Il Ciliegio Edizioni
Autore: Paolo Scriboni

Data di Pubblicazione: 2010

In un clima letterario che si ostina a propinare scenari violenti, improbabili e roboanti, Paolo Scriboni propone un mondo concreto e ugualmente rarefatto, intimo e solare. Il mondo elegante di un uomo consapevole che vive d’idee e fatti. La sua, la storia comune di un uomo fuori dal comune, riferita col garbo e la sensibilità di chi fa del dato biografico minimo un momento di scambio e incontro.
Un racconto dedicato all’amore per lo sport, alla gioia dei bambini su un campo di calcio, alla ricerca e realizzazione di sé al di fuori di sentieri sterilmente tracciati dalla società.

“I giorni successivi la comunicazione è avvenuta per lo più per sms e grazie a rade telefonate incastrate tra il mio lavoro e le sue occupazioni quotidiane. La seconda volta che ci siamo visti è stato per passeggiare dalle parti della periferia della città, nel momento straordinario in cui il sole va a dormire dietro le montagne. Un momento magico, in cui – se il cielo è terso, e quella sera lo era – si possono intravvedere in lontananza le prime cime del Karakorum, che segnano il confine con il Pakistan. Ci siamo baciati. È stata magia, rapimento, estasi controllata, con il nulla intorno a noi, e la realtà, anche se ad un passo, sconosciuta e intangibile.”

___

Alessandra Di Gregorio

24 gennaio 2009

Alchimia di Pensieri

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio


alchimia-di-pensieri

Titolo: Alchimia di pensieri
Autore: Scriboni Paolo
Editore: Ibiskos
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Il frangipane
ISBN: 8878413194
ISBN-13: 9788878413191
Pagine: 108

Alchimia di Pensieri è la risultante di pensieri random raccolti in forma diaristica, dove spesso la penna si posa senza una reale ispirazione poetica e il testo si fa prosastico anche quando ti aspetteresti due versi a motivazione di un intervento. Quello che fa Scriboni in queste pagine è avvicinare le storture comuni all’esistenza d’ogni uomo, a riflessioni dal vago sapore filosofico, dove il caos personale diventa caos del mondo e si cerca l’innalzamento da uno stato di cose spesso spiacevole e disarmante. Le alchimie sono chimiche sottese ad ogni reazione. Accostando differenti stati d’animo, peculiarità rilevanti e irrilevanti della propria persona e della propria sensibilità di fronte a mali comuni e alla comune incapacità di difendersi dalle catene – che poi sono sempre le catene di tutti – si riesce a trasmettere un moto zigzagante alla penna.

La penna si fa veicolo di considerazioni nient’affatto stucchevoli – pur se spesso ingenue nell’espressione linguistica che le connota o leggere e vaghe nell’esposizione generale – e il foglio evidenzierà quello che resta quando la verità si sedimenta giù un fondo ed è impossibile mentire o evitare di dare un senso ed una rilevanza a quello che si ha di fronte. Il pregio di cotali considerazioni – alcune volte particolarmente lievi e pregnanti, altre meno – è quello di porgersi senza presunzione dinnanzi all’occhio del lettore, il quale, quasi sfogliasse un calendario delle proprie ricorrenze emotive, è sottoposto ad una ricognizione a carattere speculativo, che lo vedrà anche protagonista, non solo spettatore, perché diari di alchimie di pensieri ne abbiamo riempiti tanti anche noi sin da sempre, e la sola idea di disfarcene ci fa ancora arrabbiare.

Allora custodirli diventa una missione e risolverli è l’unica ragione che giustifica il tutto, perché le pagine – per dirla con Scriboni – vanno lasciate bianche quando non si ha motivo d’imbrattarle, e quelle già corrotte d’inchiostro, restano intatte giusto il tempo di una riflessione e della conseguente soluzione del nodo che ci ha permesso di generarla.

Adg.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: