Posts tagged ‘recensione’

30 gennaio 2012

Qualche lontano amore

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

 

Titolo: Qualche lontano amore

Autore: Carla De Bernardi

Editore: Ugo Mursia Editore

Data di Pubblicazione: Novembre 2011

ISBN: 8842543705

ISBN-13: 9788842543701

Pagine: 218 .

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Ho preso in mano il libro della De Bernardi finendolo nel giro di poche ore. Volevo lasciarmi uno spazietto per domani ma le pagine sono andate via una tira l’altra. E pur ammettendo che a volte la linearità si perde per fare spazio alla rapsodia dei pensieri e delle cose da dire, da infilare in una frase (pena il soffocamento del ricordo o delle sensazioni intramuscolari), Qualche lontano amore è un romanzo che dice molto ma fremeva di dire anche molto altro.

Non so perché, né comprendo appieno la natura della mia sensazione; forse si tratta solo dell’erronea percezione di me in qualità di lettrice/scrittrice, o forse è ciò che sento con le corde del mio essere donna. Insomma, la sensazione è forte e provo anche un certo compiacimento nell’ipotizzare il lavoro dietro al libro. Idea suffragata soprattutto da un fatto di non poca rilevanza. La scheda biografica dell’Autrice.

Dando una sbirciata (per quanto superficiale) alle sue note, si colgono sin da subito nel tessuto del libro, come trama e collante degli eventi narrati, rimandi coerenti con la sua storia personale. Un indizio probante fra tutti, la scelta del nome della protagonista: Clara, anagramma di Carla. Certo, il parallelismo si potrebbe fare a prescindere, quando si tratta di costatare la paternità di un’opera. Qui, tuttavia, il confronto possiamo farlo con o senza l’uso di licenze d’immaginazione o accostamenti doverosi tra quella che è la biografia interiore di un autore (nel momento in cui ‘crea’ sentimenti e azioni, insomma un mondo cui conferire trasversalità e brillantezza), e quella che è la sua reale formazione o vita di tutti i giorni.

L’uso di questi ‘dati’, chiamiamoli così, rivela (immagino per la prima volta nel caso dell’Autrice) una volontà di affermazione ben precisa. Volontà che tradisce un bisogno – credo fortemente condivisibile – di riepilogazione di fatti, luoghi e volti, insomma del proprio sé vivente.

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25 gennaio 2012

Un senso alle cose

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Titolo: Un senso alle cose

Autori: Marco Valenti, Paolo Scatarzi

Editore: Boopen

Data di Pubblicazione: 2007

ISBN: 8862231024

ISBN-13: 9788862231022

Pagine: 202

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Sfogliando alcune notizie relative al libro leggo con piacere di una seconda edizione revisionata, uscita sempre per i tipi di Boopen Editore, uno degli editori italiani più conosciuti nel campo dell’editoria on demand.

La notizia mi rallegra fondamentalmente per due motivi: da un lato per il romanzo, assolutamente meritevole come pochi buoni libri dell’editoria contemporanea, di essere letto e passato di mano in mano da qui all’eternità. Dall’altro perché l’impaginazione e la grafica interna, poco curati anzi per nulla, nonché la mancanza totale di editing, hanno lasciato che i contenuti perdessero in leggibilità (e che il Lettore si seccasse di fronte a parole scritte male 10 volte su 10, come ‘nonostante’ – non ostante…).

Inezie e criticità a parte, Un senso alle cose mi è piaciuto. L’ho letto volentieri, facendo decantare le pagine un po’ più a lungo di quanto abbia fatto con altri libri. Ha una sincerità, ha una sua bellezza spontanea. Forse perfino romantica. Si muove con eleganza ed intensità sul binario delle relazioni umane e delle relazioni dell’individuo con se stesso e a confronto coi sobbalzi della vita. Lascia percepire come reale la personalità di Luca e Marcello, amici di vecchia data praticamente fratelli, e lascia percepire soprattutto il trasporto che gli Autori hanno verso la scrittura e in particolare verso le cose che vanno a raccontare. La materia umana è la più complicata da affrontare. Chi lo fa dev’essere in grado di affrontarsi quotidianamente – solo questo rende un rigo di scrittura vero, credibile, rotondo. Non è una fiction, non quella almeno.

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18 gennaio 2012

Rupes Recta

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Titolo: Rupes recta
Autore: Clelia Farris
Editore: Delos Books
Data di Pubblicazione: 2005
ISBN: 8889096195
ISBN-13: 9788889096192

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Per un lettore non-amante della fantascienza, approcciarsi a un libro dichiaratamente fantascientifico, può essere un’impresa improba… Rupes Recta, invece, è stata una lettura sin da subito molto attraente e sarebbe praticamente volata via, se non fosse che ho scelto di centellinare il romanzo per farmelo durare.

Al di là dei gusti personali, nel caso della Farris c’è poco da obiettare: il suo è un romanzo straordinario. Che siate o meno cultori del genere, sappiate che siamo di fronte a una prova letteraria meritevole – per svariate ragioni che cercherò di riassumere in questa sede – di ottenere la stessa risonanza che in genere viene accordata ai romanzi nati oltreoceano, presi di solito a riferimento.

Il volume, che presenta dalla prima all’ultima pagina una coerenza molto spiccata, è modellato da una scrittura lineare, arguta ed elegante; c’è del talento non da poco (cosa non proprio scontata, ai giorni nostri) nell’Autrice sarda. La mano che gli ha dato vita non ha conosciuto incertezze di registro come di trama, ma anzi lascia immaginare un’Autrice a suo agio con un tipo di scrittura razionale ed inquadrata come questa, tuttavia priva di quei formalismi senza passione che allontano di solito il Lettore più esigente a livello “sensoriale”.

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4 dicembre 2011

Lussuria

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Titolo: Lussuria. La casa dei Budda beati
Autore: João U. Ribeiro
Traduttore: Buffa C.
Editore: BEAT
Collana: BEAT
Data di Pubblicazione: 2011
ISBN: 886559053X
ISBN-13: 9788865590539

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Lussuria, edito da Beat passando per Cavallo di Ferro Editore e Objectiva,  è un volume che in parte si presenta da sé sin dal titolo. Emblematico, addirittura asettico nel suo essere totalmente sintetico e riassuntivo, evocativo e impertinente. Al suo interno, invece, di asettico c’è poco… Quella che troveremo è una ricognizione vera e propria nel cassetto dei più subdoli segreti di una donna – con la particolarità che la nostra narratrice non tratta i ricordi della sua vita e le sue considerazioni in merito come qualcosa di subdolo, né tanto meno di segreto… Il che, a voler essere sinceri, è forse la cosa più sconvolgente tra quelle reperibili nell’intero libro. Da donna e da scrittrice, nonché lettrice, la prima cosa a cui ho pensato aprendo il libro – e l’ultima chiudendolo – è stata che NON E’ DAVVERO UNA DONNA A PARLARE… E’ qualcuno che imita il pensiero di una donna, toccando tutto fuorché l’eros, quello vero, quello che interesserebbe una donna e che l’aiuterebbe a fare un quadro sociale, etico e morale universale, oltre che relativo. Dunque è necessario lasciar sedimentare un po’ la lettura e le considerazioni in merito.

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