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25 settembre 2009

Poesia, ideale e reale

Il titolo rimanda all’idea generale che ho della poesia e dei poeti odierni. Il concetto di poesia abbraccia una infinità di accezioni e sentimenti, questo è vero, ma non tutto ciò che è scritto secondo le regole della lingua madre di un autore, può dirsi poesia, e dunque non tutti possono dirsi poeti – ma del resto è anche vero che non tutti coloro che “verseggiano” (termine molto vago anche questo) hanno una qualche velleità intellettuale  elitariamente intesa.

Le antologie scolastiche traboccano di Autori che hanno fatto scuola non a caso, e il panorama nazionale e internazionale è ricco di altrettanti esempi illustri e meno illustri. Seppure verso la maggior parte delle raccolte poetiche attuali io non nutra molta simpatia, la mia idea di rispetto razionale del genere letterario si lega ad alcuni fattori piuttosto importanti:

– musicalità della lingua

– proprietà della lingua scelta

– coerenza, coesione, tensione

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recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Oggi parliamo di quattro volumi di poesia piuttosto eterogenei, che ho scelto di accomunare per praticità e per sottolinearne alcune peculiarità, così come le ho colte.

Il sentiero delle parole, di Caterina Armentano.

Sognando ancora, di Matteo Pugliares.

Doppio fondo,di Maria Luisa Maricchiolo.

I colori tra le righe, di Tiziana Baricca.

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il sentiero delle parole

La silloge poetica della Armentano ci proietta in una dimensione di natura favolistica, quasi poco credibile, nonostante i tentativi di riflessione impegnata. La sua poetica si incentra su tematiche femminili, quotidine, in generale personali, con un occhio di riguardo alla concezione fideistica e cattolica del sentimento e della dimensione umana, per quanto non interiorizzati in maniera adulta e piena. La protagonista dei componimenti sembra distaccata dal vero in quanto, al di là di quel che parrebbe, non ha cognizione del dato concreto. Le poesie si presentano buone nelle intenzioni ma all’atto pratico deludenti, seppure spicchino qui e lì piacevoli eccezioni. L’effetto complessivo non è soddisfacente, probabilmente dovuto all’immaturità anagrafica dell’Autrice al tempo della prima stesura. Lo stile appare grezzo, l’ispirazione adolescenziale, il metro assente, guidato unicamente dall’andare a capo; la proprietà linguistica acerba, non sempre delle più aderenti. Pensiamo che una rielaborazione della maggior parte dei testi, possa conferir loro in giusta dose coerenza, liricità e lucidità di interpretazione. Probabilmente la Armentano è nella prosa che si esprime al suo meglio, e questi versi andrebbero rielaborati proprio con un metro più disteso, senza ansie di composizione. Esempi di buoni spunti sono rintracciabili in Incantesimo – che presenta versi molto sobri, circolari; Topi per strada, Amanti, Rischio Maggiore.

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sognando ancora

Sognando ancora, silloge poetica di Matteo Pugliares, ha per tema portante l’amore, la forza dell’impegno umano, il rapporto tra divino e terreno, tra divino e sentire individuale, le radici, l’idea di sacralità in generale, la natura come proiezione di forza e contorno delle azioni. Poesie perlopiù brevi, dedicate a una concezione sentita e panica della vita, che interpretano – seppure non sempre con coerenza metrica e ritmica, perdendo qui e lì di coesione e lucidità – le proiezioni sacre che ha l’uomo di ciò che lo circonda – proiezioni sacre e mitiche, che rimandano alla terra, ai ricordi, all’infanzia svagata e ad un’età adulta che ha smarrito o quasi, tutte le promesse. Ammettiamo di aver nutrito una certa attesa relativamente a questi versi, e ci rendiamo conto che il loro fluire sul foglio è frutto di un sentire naturale e ispirato, privo però di quella rielaborazione razionale che avrebbe consetito alle liriche di apparire più stabili. Tuttavia, la maturità personale dell’Autore è tale da indurre comunque una riflessione. La sua è una ricerca di bellezza tanto nella contingenza che nella rimembranza, seppure il tono generale appaia nostalgico, monocorde, come a rappresentare una vita passata già vissuta e assieme già perduta.

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doppio fondo

Doppio fondo, della Maricchiolo, è un testo nettamente diverso dai precedenti. Una raccolta all’apparenza timida, in cui l’Autrice non scopre i suoi punti deboli, eppure deliziosamente cinica, ironica, in cui l’uso della rima baciata crea giochi linguistici e sonori di impatto, che rimandano a un impegno di raccolta dati attivo e pratico. Il testo presenta coerenza, tensione argomentativa profonda, per quanto ilare e “fastidiosa” nella sua giocosità pagliaccesca. L’Autrice dimostra innata curiosità e trasporto verso il vero, anche nella sua accezione di “quotidiano e banale”. Il vero è il cardine della raccolta. Il vero quotidiano, comico, ridicolo, spensierato. Con la sua interpretazione giocosa e movimentata, l’Autrice si inserisce nel quotidiano riportandone odori e sentori, addirittura dialoghi.

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i colori tra le righe

I colori tra le righe, poesie e aforismi di una giovane autrice che si firma Tiziana Baricca, è una raccolta in cui sono presenti versi a tematica femminile piuttosto matura, intervallati da aforismi o “gocce di poesia”, che fanno da compendio o diversivo. L’Autrice, che usa un verso piuttosto discorsivo e disteso, piacevole e coerente dal punto di vista linguistico/sintattico, resta spesso impantanata nella poca varietà di motivi all’interno dello stesso, pur presentando la raccolta una certa sobrietà e tensione, e non mostrando inutili vezzi. C’è un tentativo di elevazione e impegno, una parola argomentata e soppesata, ma nonostante questo la silloge patisce una ripetitività che non porta all’evoluzione del verso. Riuscitissimi appaiono gli aforismi. Sintetici, mirati, molti dei quali decisamente intensi. L’Autrice dimostra una certa intelligenza nella gestione semantica del fatto poetico lirico-femminile, seppure la circolarità dei motivi prescelti la porti a ricalcare di pagina in pagina strade già tracciate e ad appesantire la lettura col rischio di apparire stucchevole o frivola. Buono il controllo generale. Migliorabile.

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Alessandra Di Gregorio

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17 febbraio 2009

A un terzo dei mille


recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: A un terzo dei mille
Autore: Viglianisi Paolo
Curato da: Baldacci Balsamello M.
Editore: Ibiskos Editrice Risolo
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: Minimal
ISBN: 8854604038
ISBN-13: 9788854604032
Pagine: 154

A un terzo dei Mille è il romanzo di un giovane autore che mi ha conquistato dalla decima pagina in avanti. Poi il libro l’ho letto a pezzi notte dopo notte ed ammetto che rielaborarne la complessità così dosata, intelligente e compiuta, non è molto facile. L’Autore ha una malizia di fondo che mi piace, che pervade la sua arte e viene amministrata con ingegno e bravura; se la vive con eleganza e se la gusta un personaggio alla volta, tracciando rotte divertenti e intriganti sotto ai nostri occhi sbigottiti per l’accadimento principale che contraddistingue la storia. Di fronte a noi mette tre caratteri diversi, tre uomini, tre vite separate che improvvisamente s’intrecciano l’una all’altra: Rosario, Luigi, Maurizio. Dare un’indicazione circa il genere letterario praticato da Viglianisi potrebbe forse essere tanto riduttivo quanto fuorviante; l’idea che me ne sono fatta, però, inquadra il suo romanzo nella giallistica italiana meno consumata da schemi triti e ritriti che ne svendono potenziale e carattere, perché qui infatti siamo di fronte ad un giallo con risvolti rossi neri e rosa, dove agli omicidi si coniuga l’amore, al sangue la passione, al giallo dell’uccisione il bianco di un foglio che non c’è dato di riempire di tutte le velleità d’artista che non si consumeranno mai più. Sì perché Luigi lavora alle Poste e si fa Giulia, ma da grande vorrebbe fare lo scrittore e si mette una scatola in testa per creare il buio attorno e focalizzare l’attenzione su pochi piccoli particolari più o meno rilevanti; Rosario lascia la sua calda Palermo in direzione di Roma ma un imprevisto lo costringe a prendere il primo treno per un posto che non conosce – e in cui alla lunga resta – di cui non sa nulla e con la possibilità più che probabile di farsi scoprire; Maurizio suo malgrado arriva quando le cose sono già avvenute: di tempo per riparare ai danni non ce n’è più abbastanza. Rosario ha fatto quello che andava fatto, Luigi ha fatto la diretta conoscenza di un sog e Giulia ha rischiato l’infarto o di farsi sgamare dal marito cornuto e contento. Il puzzle di Viglianisi s’intessera una pagina alla volta, trascinandoci dentro alla storia sulle rotte italiane del delitto e della constatazione, in un crescendo di ricordi, aspettative e agitazioni – della carne e del cuore – fino all’epilogo cui avremo fretta noi stessi di giungere – ma che l’Autore non ci concederà che a tempo debito. La penna di Viglianisi è arguta e brillante. L’intrico della trama ben ponderato, sensato, ben riuscito. Il dettato è interessante, ricco, elegante, duttile. Il romanzo apprezzabile, piacevole, avvincente. Il connubio tra azione e riflessione è forse uno degli aspetti meglio interpretati, perché se è vero che quando c’è un morto di mezzo solitamente ci sono anche una caccia e una fuga, in questo romanzo abbiamo anche e soprattutto annotazioni da diario delle intenzioni e del cuore. In questo Viglianisi si distingue, in questo Viglianisi eccelle. Ha scritto un romanzo che della timidezza non sa giustamente che farsene, e che ci fa sperare francamente in un seguito.

Alessandra Di Gregorio

9 febbraio 2009

Uomini e amori gioie e dolori


Grazie a Damiano e alla Ibiskos per la cortesia.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Uomini e amori gioie e dolori
Autore: Mazzotti Damiano
Editore: Ibiskos Editrice Risolo
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: Minimal
ISBN: 8854604305
ISBN-13: 9788854604308
Pagine: 148

L’agile volume di Mazzotti è una sorta di manuale estemporaneo e svagato, che tratta di  messaggistica veloce e di cosa in particolare si scrivono gli utenti della telefonia mobile e in che modo si dicono le cose che poi spesso conservano o addirittura trascrivono. Lungi dal porsi come uno studio oggettivo o dal rivendicare alcun tipo di scienfiticità, si pone ai lettori con l’intento di veicolare un messaggio a metà tra il ludico e l’ingenuo, procedendo con la rivisitazione spesso ai limiti della stramberia – ma sempre con tocco naif, divertito e dinoccolato – di citazioni note e meno note di letterati e pensatori. Linguisticamente il testo non è sempre ineccepibile (e non ci riferiamo alla trascrizione degli sms presi così come sono stati inviati e ricevuti) e sovente si è portati, un po’ perdendosi nei meandri di una diaristica che, seppur divertente, può lasciare interdetto il lettore, a chiedersi l’utilità vera di quanto riportato. Lo scopo dell’Autore non è sempre chiaro perché il fil rouge è più labile di quello che si potrebbe pensare soffermandosi unicamente sulla presentazione del libro, nonostante l’estrema semplicità del dettato e la variegata presenza di chiarimenti. Vengono accavallate tematiche e concetti mai approfonditi come si vorrebbe – o dovrebbe – e il tono generale risente di una sorta di approssimazione che ci toglie molto del piacere che invece, per controparte, abbiamo provato dilettandoci con la lettura degli sms e le possibili intrepretazioni – in chiave di volta in volta diversa – che vengono date a questi “capitoli” di vita comune. L’Autore fa un preciso omaggio ad un mezzo espressivo nuovo e dinamico, con l’opinione – con cui ogni linguista e italianista può dirsi concorde – che l’utilizzo di tale mezzo – che si serve di un linguaggio settoriale in cui s’inframezzano tanto l’uso delle icone create con la combinazione di lettere e segni di punteggiatura, tanto l’uso di abbreviazioni codificate e quindi unanimemente riconosciute – non apporti danno alla lingua madre del paese che la pratica, ma stia solo ad evidenziare la strada che essa concretamente prende e le evoluzioni possibili, di una parte – tra le tante – della lingua da noi scritta e parlata.

Adg.

9 febbraio 2009

Telepatia con i deceduti


Ringrazio Eduardo della pazienza e della simpatia.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Telepatia con i deceduti
Autore: Vitolo Eduardo
Editore: Ibiskos Editrice Risolo
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Minimal
ISBN: 8854603937
ISBN-13: 9788854603936
Pagine: 42

Telepatia con i deceduti è il romanzo di Eduardo Vitolo, inserito nella collana Minimal della Ibiskos Risolo, casa editrice di Empoli. Romanzo estremamente breve, modulato sul racconto di episodi della vita della giovane Anna, una ragazza con doti medianiche che la mettono in comunicazione coi morti, alle prese con un reporter, una misteriosa casa disabitata e un’ombra improvvisamente destata dalla loro presenza nella solitaria abitazione. L’Autore ripercorre così tanto la storia della donna che quella della casa, portando alla luce verità nascoste e ricordi sopiti. Anna in particolare attrae la nostra attenzione. Nel delinearla l’Autore alterna descrizione somatica a stati d’animo e psichici, ma si nota più di un accenno di raffigurazione un po’ troppo stereotipa rispetto al tratteggio profondo e circostanziato che ci si sarebbe aspettati durante il trattamento di una personalità così complessa come quella di Anna. Le sue doti e la sua difficoltà nel viverle ed accettarle dovrebbero essere il punto centrale del discorso – assieme ovviamente al tema cardine dell’incontro con l’anima randagia infestante l’antica villa – ma spesso il narrato presenta ingenuità tanto linguistiche che d’intreccio, e si perde – involontariamente – la tensione necessaria; non si alimenta altresì a sufficienza l’aspettativa del lettore né il giusto grado di mistero e pathos che da un simile racconto ci si aspetterebbe, e presumo ciò avvenga anche per via della forma snella dell’elaborato, che rimanda a certo filone gotico o del mistero, di marca anglosassone sette – ottocentesca, in cui la trama si presenta piuttosto snella e l’approfondimento tanto dei personaggi, che dell’intreccio, non è contemplato sin dal principio. Vitolo però periodicamente apre dei piacevoli sprazzi che rendono il dettato fruibile e conducono per mano il lettore sino ad una conclusione che scatenerà il nostro raccapriccio e ci farà dire che sì, valeva la pena soffermarsi su questa lettura che ci darà, per bocca del Maresciallo dei Carabinieri accorso sul posto, una risposta nient’affatto banale, ad un quesito che assilla da sempre tutti: «è possibile parlare con i morti?».

Adg.

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