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26 settembre 2009

I baci di Susy lasciano sempre il segno

Recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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i baci di Susy lasciano sempre il segno

I baci di Susy lasciano sempre il segno, prova impegnativa di Valerio A. Semenzin, è un romanzo che nasconde una terribilità di fondo stordente. La cosa straordinaria è che tale oscurità nasce e si irradia da una situazione di fondo zuccherosa, smielata, addirittura parossisticamente idillica. La penna dell’Autore si muove in un territorio dallo psicologismo piuttosto acceso – e non sappiamo con quanta cognizione, ovvero se ciò risalga a una abilità o a una debolezza avuta strada facendo – con andatura fastidiosa e ripetitiva.

Il romanzo si nutre di una storia a carattere emotivo molto peculiare, di cui sono protagonisti un marito e una moglie nevrotici, che ammantano la propria esistenza di gesti stucchevoli egoistici fino alla violenza – e a cui si aggiunge, annunciata già nell’incipit, una bambina, Susanna. Un romanzo dalle atmosfere domestiche asfittiche, in cui si avverte una decisa morbosità particolarmente nella connotazione di Vanessa, personaggio principale, dipinta con maniacale maestria, attraverso tratti e peculiarità che da rassicuranti si fanno opprimenti, persino preoccupanti, in un climax sempre più estremo ed estraniante. Alle volte l’apparato sintattico non dà l’aria di funzionare correttamente, ma le forti ridondanze – tanto nel tessuto lessicale, che spesso è didattico, formale, quasi povero, che nel disegno complessivo delle reazioni dei personaggi – turbano il lettore al punto di trascinarlo dentro al libro in preda all’ansia di sapere come va a finire. Consigliato.

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Alessandra Di Gregorio.

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