Posts tagged ‘saggistica’

18 novembre 2011

10 italiani che hanno conquistato il mondo

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: 10 italiani che hanno conquistato il mondo
Autore: Simone Marcuzzi
Editore: Laurana Editore
Collana: Dieci
Data di Pubblicazione: 2011
ISBN: 8896999138
ISBN-13: 9788896999134

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Esce in questi giorni il nuovo libro di Laurana Editore, che propone al pubblico il quarto volume della collana “Dieci”, intitolato “10 italiani che hanno conquistato il mondo”.

Apro questo testo innanzitutto con l’intento di capirne la forma, lo stile, il genere, ed eventualmente l’intenzione autorale. Non conoscendo la collana né il tono con cui vengono presi in considerazione, di volta in volta, gli argomenti, orientarmi preliminarmente mi aiuta a comprendere e a cercare il cosiddetto “riscontro”, ovvero se nella realizzazione finale l’Autore è riuscito a soddisfare le premesse e in che modo, e soprattutto qual è la percezione del Lettore, una volta letto il libro.

Scopo del volume: fare mente locale e divulgare. Tema del volume: gli italiani che hanno conquistato il mondo secondo l’Autore, Simone Marcuzzi. Modalità di esecuzione: l’Autore ha ricercato, attraverso il suo vissuto spontaneo, il ricordo, l’esperienza e – cosa non da poco – l’imago culturale di “italianità creativa” – nei vari campi dell’eccellenza (o in ciò che l’insieme delle precedenti cose gli lascia percepire come effettiva sintesi di eccellenza) – dieci tra i nomi più ricorrenti, importanti e soprattutto RICONOSCIBILI.

Con riconoscibili chiaramente si vogliono intendere quelle personalità che sia in quanto ad effettive capacità che in quanto a popolarità e trasversalità all’interno della cultura di origine e/o in quelle di arrivo, hanno saputo imprimere la propria impronta tanto nell’immaginario collettivo che in quello di epoche diverse.

Modalità di realizzazione: l’Autore, attraverso il ricorso ad un linguaggio semplice, molto colloquiale, per nulla letterario, modula questa sorta di dinoccolato ed improbo “saggio”, con uno stile particolarmente informale (da qui traspare l’intenzione di uscire dal campo della scientificità tanto nel linguaggio e nello stile adottati, che nella trattazione globale, che per buona parte si basa sul “topos” del racconto di una esperienza personale – anche se a ben vedere l’Autore sceglie di dire poco del personaggio in questione e a volte poco anche dell’eventuale legame con esso).

I nomi presi a riferimento hanno come carattere comune la denominazione geografica d’origine come la più o meno a-temporalità dell’eventuale influsso e importanza. In particolare, infatti, Marcuzzi ha messo insieme – in uno sforzo ironico, sintetico ed estremo, per quel che era il fine editoriale – nomi accomunati dall’effettiva oggettività dell’influenza esercitata, che sia meramente personale, o che riguardi qualcosa di più ampio, cioè che testimoni l’appartenenza a una corrente di pensiero o gruppo di qualche genere, che sia relativa a mode, costumi, società, interessi generali, cultura ad ampio breve e medio raggio, arte, comunicazione…

Cosa c’è di italiano oltre lo stereotipo? Marcuzzi pesca nel suo immaginario e nel suo conosciuto, ovvero effettua una operazione di ricognizione, molto razionale, seppure poi la stesura tradisca una effettiva volontà di restare sul pelo dell’acqua. La sua lingua è piuttosto sbarazzina, così come l’indole con la quale si appresta a raccontare. In generale troviamo che ogni riferimento segue un ragionamento di ordine culturale e conoscitivo. Attraverso la sua personale “classifica” noi percepiamo anche il modo in cui l’individuo si relaziona col suo conosciuto e con ciò che gli gravita intorno.

Partiamo infatti da Pinocchio (infanzia, fanciullezza), Moana Pozzi (adolescenza, fantasie, sessualità, costume sessuale), Dante Alighieri (l’età della ragione, le forme di comunicazione, la poesia, la filosofia, il rapporto con la religione e l’immaginario), Sergio Leone & Ennio Morricone (il senso estetico dell’arte, la musica, la visione, l’incontro con l’altro), Rita Levi Montalcini (il conforto della ragione, le profondità della mente, le sue possibilità), Giorgio Armani (l’arte della sintesi di un concetto immaginifico, l’applicazione, l’artigianalità), Juri Chechi (lo sport, il senso dell’impresa, il pathos, il senso dell’immedesimazione, l’abnegazione), Luciano Pavarotti (la tipizzazione, la collocazione di un uomo in un ideale che finisce con l’essere uno stereotipo, più che una qualificata eccellenza), Leonardo da Vinci (la genialità allo stato puro, l’estro, la curiosità, l’applicazione, l’uso della mente), Enzo Ferrari (l’applicazione,  l’idea che diventa prestazione, movimento, aerodinamicità).

In sostanza siamo di fronte a personaggi e prestazioni artistiche a più livelli, capaci di influenzare la modernità (o addirittura di fornirle un solido substrato storico); di fronte a dei veri comunicatori, a dei FENOMENI (con tutto ciò che questo termine può significare oggi e ha significato ieri), che nel tempo, attraverso le più disparate epoche e circostanze, hanno saputo creare, inventare, orientare popoli e società. Si comunica un’idea, una visione; la si tramuta, attraverso applicazioni concrete, in un fine – che sia un oggetto, una forma d’arte, una soluzione scientifica, una prestazione. Qualcosa che duri nel tempo e renda immortale l’idea stessa.

I nostri 10 italiani, tuttavia, non andrebbero accumulati – più che accomunati – sotto la stessa bandiera con troppa facilità, questo va precisato. Siamo di fronte a una sintesi fin troppo estrema ed estremizzata, poco elaborata, che non segue un canone specifico ma più che altro si rifà (come già detto sopra) a volte a un sentimento di formazione culturale in seno al concetto di italianità, a volte ad un senso un po’ più moderno di cultura popolare.

Alessandra Di Gregorio

10 agosto 2009

Frank Miller – Matite su Hollywood

L’angolo del lettore esperto… Oggi parliamo con Daniele Petruccio.

Daniele “DaNi” Petruccio

Nato nel 1982, residente a Moncalieri (TO), si è laureato in Disegno Industriale nel 2006 presso il Politecnico di Torino, bissando con la specialistica in Ecodesign nel 2009. Appassionato di auto, fumetti e musica, ha da sempre coltivato la passione per il disegno in tutte le sue forme, spesso alternando bozzetti di design con opere grafiche ed illustrazioni per committenze disparate. Ha particolare preferenza per le opere di Giorgio Cavazzano, Adam Hughes e Bill Sienkwitz.

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frank miller

Autore: Valentino Sergi

Editore: Edizioni XII

ISBN: 8895733118

ISBN-13: 9788895733111

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Trovare qualcuno con la passione per quel geniaccio di Frank Miller, spinta fino al limite, quasi maniacale, dell’analisi semiotica del testo, è sempre un qualcosa di piacevole per chi, come me, del fumetto ne ha fatto una droga.

Ho potuto apprezzare quindi il breve saggio di Valentino Sergi, Frank Miller – Matite su Hollywood, che approfondisce l’opera del celebre sceneggiatore/disegnatore/regista americano, alla cui firma si devono numerosi fumetti e lungometraggi, tra cui i recenti 300 e Sin City.

Il saggio presenta una rassegna delle principali opere su carta e celluloide girate e/o disegnate da Miller, il quale ancora una volta si presenta agli occhi dei fruitori come una personalità poliedrica, capace di passare dalla macchina da presa alla matita &carta con una certa disinvoltura.

L’autore si sofferma quindi ad analizzare punto per punto dapprima tutti i contributi al mondo dei Comics dati dal fumettista per poi passare alla più recente passione di Miller, il cinema.

Si parte con gli esordi di Dare Devil ed Elektra, che fin da subito rispecchiano la capacità non comune dell’autore americano di dare una complessità forte ai suoi personaggi, e di disegnarne non solo le fattezze fisiche ma delinearne anche i tratti psicologici in modo altrettanto netto.

Si prosegue poi con l’esperienza della sceneggiatura di Robocop: un esordio nel mondo della celluloide non del tutto felice per Miller, che verrà riscattato ampiamente in seguito, e che lo porterà a dedicarsi di nuovo a china e matite per tracciare le linee delle serie Dark Knight di Batman.

La vera svolta avviene con la saga di vicende narrate da Sin City, che gli frutteranno una enorme fama e la certezza di aver reinventato il genere noir adattandolo alla narrazione delle strisce disegnate. Il vero aspetto innovativo di Sin City, che si coglie nell’analisi di Sorgi, puntuale e precisa, è la capacità di utilizzare la tavola come supporto drammatico per fare introspezione nei personaggi: abilità poi riversata in parte nel lungometraggio tratto dal fumetto, e giunto nelle sale nel 2005.

Per la parte finale del libro, l’autore si riserva di fare un’analisi anche di 300, altro “comic” approdato con enorme riscontro di pubblico presso i cinema nel 2007. In questo caso, secondo l’analisi di Sergi, Miller è stato in grado di dare forza non tanto all’aspetto storico – realistico della vicenda in esso narrata, ma al mito, e alla celebrazione dell’impresa di pochi impavidi eroi contro un gigantesco impero in espansione.

La bontà dell’intero saggio sta nella profonda conoscenza che Sergi ha del fumetto e delle sue caratteristiche: conoscenza che si nota soprattutto nelle precise analisi del testo da lui compiute sulle opere cinematografiche trattate nel libro. L’impianto letterario fa ampio uso di parole derivate dalla semiotica del testo, e pertanto se non si conoscono le dinamiche della disciplina si fa fatica talvolta a farsi spazio tra i termini tecnici.

Tento dunque di dare delle pagelle in base a quanto letto:

* chiarezza dell’esposizione: un 7, per il motivo indicato sopra riguardo l’uso di tecnicismi (tuttavia è molto scorrevole nell’insieme, e si legge con piacere)

* obiettività e professionalità dell’Autore: un bel 9, in quanto Sergi dà idea di essere molto preparato sull’argomento, e tradisce una forte passione per quanto scrive, il che è molto buono

* attrattiva del libro in quanto a contenuti: un 8, potrebbe piacere ai cultori del fumetto in genere, e offrire loro spunti interessanti

* attrattiva del libro in quanto prodotto editoriale: un 8

* quanto ha appagato la tua curiosità o arricchito il tuo sapere: direi un bell’8 anche qui, visto che mi ha dato modo di approfondire la carriera di Miller e analizzare le sue opere.

In sintesi finale, un bel saggio, scritto non tanto come una tesi di laurea, ma come un libro vero e proprio, consigliatissimo a chi voglia capire di più della vita e dei lavori di uno degli autori di Hollywood più poliedrici che si conoscano.

28 marzo 2009

Pornografia sesso e femminismo

Si ringrazia Effepi Libri

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

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Titolo: Pornografia, sesso e femminismo. Un filosofo liberal confuta le più frequenti accuse contro il porno
Autore: Soble Alan
Traduttore: Di Falco D.
Editore: Effepi Libri
Data di Pubblicazione: 2007
ISBN: 8860020107
ISBN-13: 9788860020109
Pagine: 229

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Cos’è in realtà la pornografia e quanta colpa ha nello scadimento del costume odierno? È questo ciò che ci viene da pensare prendendo in mano questo volumetto di Effepi Libri dall’aspetto indubbiamente peccaminoso, sulla cui copertina campeggia una signorina niente male che non ci farà la cortesia di coprirsi per essere ignorata (o solamente per evitare commenti laidi), e ci inviterà piuttosto a prenderci la responsabilità di guardarla bene, prima di accennare alla benché minima e inutile apologia femminista – femminista nel senso superato e ristretto del termine, ritengo.
Il saggio, così come si presenta, non presta il fianco alla facile critica che ha nel tempo analizzato la pornografia senza però mai analizzarla veramente (e, come sostiene l’Autore, forse senza mai aver mai visto davvero una pellicola piuttosto che una immagine), in una operazione di censura volta solo a negare una evidenza di ben altra natura, proponendo al suo posto una chiave di lettura del tutto fuorviante quando non addirittura ridicola e volontariamente ingannevole e ottusa.
Soble rovescia alcuni dei modelli sinora esistenti, usando una logica nient’affatto pretenziosa, e sondando la problematica pornografica da un punto di vista maschile ma non maschilista, in cui la figura della donna – a dispetto di quanto banalmente sostenuto dalla generazione femminista che si è trincerata nella difesa totale dell’elemento femminile senza però capire da sé il potere implicito e rivoluzionario che tale istanza ha nella realtà pratica, oltre che in quella dei valori – appare tutto fuorché derisa e violata. La pornografia, vista e analizzata senza preconcetto, esplica la sua azione “salutare” nei modi più disparati e quel che viene sottolineato è che – fuor di ogni dubbio – la pornografia (concettuale) sta negli occhi di chi la cerca e guarda, non tanto nel contenuto, perché le immagini sono polisemiche per loro implicita natura, e ciò che rappresenta la perversione di uno non è detto che rappresenti anche quella di altri. Si cerca poi proprio di far luce su ciò che è pornografia – anche solo fine a se stessa – e su ciò che rappresenta il sogno erotico in sé o la perversione, perché il filone perverso non è prettamente pornografico così come lo intendiamo noi. Oggi la Rete ci offre un ventaglio di possibilità d’indagine – oltre che di trastullo – che non può trarre in inganno l’occhio onesto che vi si approccia con scopo critico. A voler bene sgranarli, gli occhi, tutto vedremo fuorché stupri e violenze su donne succubi (i video snuff non afferiscono alla pornografia, quindi c’è da fare anche una dovuta chiarificazione a questo riguardo, specie perché rappresentano una casistica da inquadrarsi molto a latere) ma vedremo l’esplicazione di un potere che piuttosto tende a schiacciare il maschio che non può farne a meno, e deve possedere non limitatamente a scopare, ma a venerare, il corpo femminile in ogni sua appendice e mucosa.

Alessandra Di Gregorio

5 febbraio 2009

Dolcetti e Scherzetti

Ringrazio sentitamente Effepi Libri per la gradita collaborazione.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio.

Titolo: Dolcetti e scherzetti. Professionisti del sesso scrivono sui loro clienti
Curato da: Bernstein Sycamore M.
Traduttore: Donaggio A.
Editore: Effepi Libri
Data di Pubblicazione: 2007
ISBN: 8860020085
ISBN-13: 9788860020086
Pagine: 244

Dolcetti e Scherzetti è un volume dall’aspetto tanto invitante quanto pericoloso. Effepi Libri sforna questo libro dedicato ai professionisti del sesso – e teneramente dedicato a tutte le puttane del mondo (siano uomini siano donne) che scrivono sui loro clienti come nulla fosse, e noi cadiamo nella trappola e ci mangiamo i gomiti per non averlo scoperto prima e l’attrazione esercitata dall’immagine golosa della copertina, scelta per concupirci, è qualcosa che però strada facendo ci darà molto da riflettere e il nostro sorriso accondiscendente si tramuterà in una espressione forse amara. Le storie ivi contenute, tutto sommato pregne di una retorica intelligente ed equilibrata a forza di squilibri, e contenenti una sottile morale di fondo, lungi dal non discostarsi particolarmente da quanto affermato in sede introduttiva dall’Autore, in realtà ci dipingono un quadro tutt’altro che rassicurante. I dolcetti e gli scherzetti di cui di parla Matt B. Sycamore – scrittore, attivista politico e prostituto – sono quelli relativi al sesso e alle sue diverse componenti, raccontati senza fronzoli né complimenti, visti nella loro componente giocosa e stuzzicante quando non in quella più umiliante e imbarazzante, nel tentativo riuscitissimo di farci comprendere il punto di vista di chi il sesso lo vende, offre il suo corpo spesso in cambio di droga o favori, e conduce un’esistenza sempre sul filo del rasoio al bivio tra la disperazione e il caos socio-emotivo. La trama intessuta non è quella della classica fiaba disneyana; qui di favoloso c’è molto poco e nonostante i ritratti delle vite tracciate siano punteggiati – tra le altre cose – da quel brio e quella vivacità tipici di chi vive con trasporto esistenze in bilico su tacchi a strapiombo e col rischio sicuro di cadere prima o poi e farsi male veramente – e da drammi interiori non indifferenti, la particolarità di questo diario hot è che senza vergogna né altra forma di pudore, puttane d’ogni tipo raccontano i propri clienti, evidenziandone vizi e virtù, analizzandone aspetti comici o meno, esaminandone brutalità e bassezze, mostrandone decadenza e indecenza. Quello che però ci colpisce – e lo diciamo tanto con onestà intellettuale che emotiva – è che l’imbarazzo per queste vite vissute allo sbando ma con la dignità più grande e lo sprezzo più assoluto, forse è solo il nostro, perché di fronte ai perigli e allo scadimento dell’esistenza, i professionisti del sesso rappresentano uno degli aspetti tra i meno “deprecabili” in un gioco in cui la corruzione del cuore fa rima con promiscuità, sesso a buon mercato e mercato del sesso. La ricca fauna di omosessuali indociliti dai cristalli – non di certo Swarovski – o imbarazzati da partner pretenziosi e sgradevoli, il sesso più sfrontato, le prestazioni più assurde e le richieste più strane, i soldi, il potere di ninfe e paraninfi, uomini poco raffinati – o poco dotati – ma molto ricchi, poliziotti in borghese e scarpe grosse, le apparenze più disoneste, i modi più loschi, lo scambio di fluidi a richiesta, rabbini che si fanno pipe di crack, ragazze con stivali neri alla coscia, progetti di fuga in Oregon, prostituzione alta e bassa, spettacoli di cabaret e masturbazione pubblica, incontri rubati, performance da urlo, puzza di piedi e virilità esposte, è lo spettacolo di questo carosello di cinica carne da macello, dove in tutta libertà si sta poco a questionare sul perché e il percome il costume sociale ammetta o accetti il gioco della domanda e dell’offerta da vicolo o da letto, e il candore della volgarità più spinta risuona in un moto di autodeterminazione fuori dai canoni, che non rigetta il senso prodotto anche dai gesti più estremi e dalla sessualità più corrotta.

Adg.

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