Posts tagged ‘storia d’amore’

3 settembre 2009

Amarti immensamente

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Titolo: Amarti immensamente

Autore: Marchese Valentina

Editore: Il Ciliegio

Data di Pubblicazione: 2009

Collana: Romanzo rosa

ISBN: 888899615X

ISBN-13: 9788888996158

Pagine: 112

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Di questo libro ho curato prefazione e quarta. Ho avuto modo di leggerlo a un passo dalla stampa e pubblicazione e ci tenevo molto a riportare qui quelle stesse parole finite poi nel volume.

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QUARTA DI COPERTINA:

Anna, Riccardo, Lucia. Tre fratelli, il dolore per la scomparsa prematura dei genitori, una verità scottante, un amore segreto che serpeggia e che poi finalmente sboccia. Amarti Immensamente è un romanzo timido e condensato in cui si osserva l’Amore nella sua componente più importante perché «Forse amare è anche questo: avere la sensazione di poter fermare il tempo e, restare sdraiati su quel letto, insieme, per sempre». Un legame unico nel suo genere, corrotto dalla pesante bugia che ne alimenta il fuoco ma abbastanza forte da reggere a scossoni che in condizioni normali atterrerebbero anche i più audaci. Un romanzo delicato, con una soavità di fondo che non sfugge, in bilico tra armonie da ridisegnare e colori tenui che spesso contrastano coi chiaroscuri dello sfondo.

PREFAZIONE:

Amarti Immensamente è un romanzo che si libra dal foglio come una promessa solenne e un impegno a vita che comporta l’accettazione di regole morali e giudizi affettivi. Anna ama riamata un uomo che le è stato imposto come fratello e che dentro di sé ha sempre sentito come estremamente speciale. Un legame unico nel suo genere, corrotto dalla pesante bugia che ne alimenta il fuoco ma abbastanza forte da reggere a scossoni che in condizioni normali atterrerebbero anche i più audaci. Un romanzo delicato, con una soavità di fondo che non sfugge, in bilico tra armonie da ridisegnare e colori tenui che spesso contrastano coi chiaroscuri dello sfondo. Anna e Riccardo presi e irretiti da un sentimento che non lascia scampo: l’amore più puro, quello in grado di brillare anche a luce spenta, ma che anche il più fievole dei venti può far vacillare fino a tramutare tutto in rovina. Un romanzo candido e intenso, in cui ci si misura con sentimenti bisbigliati e il più delle volte dolorosamente esposti all’incuria dei giudizi e del fraintendimento. L’Autrice si misura con una tematica che non va urlata ma liberata timidamente sulla pagina che tutto assorbe, e lo fa con un candore inaspettato, che ci incolla alla lettura e ci fa bagnare gli occhi di un sottile strato di rugiada – giustificabile a suo modo per la delicatezza dei temi e il rammarico della conclusione e della svolta. La penna di chi scrive vibra in un magma aereo di sentimenti grandi e dure scelte, di impossibilità a procedere nel coronamento dell’amore e di rimpianto relativo a tutti quei sogni che poi svaniscono al mattino. Leggendo queste poche e ricche pagine si rinnova nel Lettore romantico il senso di una giustizia d’amore che tutto può annientare, persino falsi legami imposti dall’abitudine e da una amorevole scelta compiuta quando uno dei due era ancora in fasce – ma poi gli sussurra nell’orecchio, per correttezza di esposizione, che solo in teoria quando si tratta d’amore le cose vanno seguendo una piega convenzionale, perché poi Anna e Riccardo non vivranno mai liberamente ciò che sentono nei modi in cui lo sentono, e anche se alla lunga la cicatrice farà meno male, questo non cancellerà il fatto che effettivamente esiste. L’Autrice ci riconcilia con un romanticismo non stantio, sullo stile di Cecilia Ahern, che commuove e infonde speranza senza mai scadere nella banalità più consumata di un happy ending che – esattamente come nella realtà – non c’è dato sempre di poter reclamare.

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Alessandra Di Gregorio

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24 agosto 2009

Vanessa: una voce

di Alessandra Di Gregorio, recensione a cura di Leonardo Tonini

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9788888996196

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Titolo: Vanessa. Storia di una metamorfosi

Autore: Di Gregorio Alessandra

Editore: Il Ciliegio

Data di Pubblicazione: 2009

ISBN: 8888996192

ISBN-13: 9788888996196

Pagine: 192

Reparto: Narrativa italiana

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I libri chiamano i libri, i libri migliori, gli altri portano solo al narcisismo di chi li ha scritti e annoiano. Leggendo Vanessa, seconda prova edita di Alessandra di Gregorio e suo primo romanzo, io sento una voce originale. La sento subito, dalle prime righe e questa voce mi accompagna fino all’ultimo capitolo, fino alla parola fine. Parlando con l’autrice di questo ottimo esordio, mi confessa che certi passaggi le hanno ricordato Una stanza tutta per sé, di Virginia Woolf, pur non avendo preso neppure lontanamente quel libro come modello. A me invece Vanessa ricorda la scrittura di Colette, limpida, appassionata e assolutamente priva di pietà. Anche la frase, questo suo avere sempre il centro nel periodo successivo e risultare quindi incalzante, pur nell’introspezione, pur nell’indagine. Ma Colette e Virginia Woolf non c’entrano. Facendo l’editore, mi arrivano molte prove di autori giovani e meno giovani. Li suddivido in due categorie, quelli che non hanno mai aperto un libro e che di conseguenza non sanno neanche coniugare i verbi, e quelli che hanno letto dei libri e che scrivono cose che sanno troppo di ciò che hanno letto. I primi sono ignoranti, i secondi sono emuli. Poi c’è una terza categoria di scrittori, estremamente rara, che ha una voce propria. In Vanessa, io posso sentire Colette, Alessandra avverte Virginia Woolf, un terzo lettore sentirà qualcosa di diverso, ma sono forze del passato che ritornano, non è copia, non è emulazione. E quando una forza del passato ritorna, non è per ripetere, ma per portare il nuovo sulla Terra. Questo lo sapeva bene Borges, fra gli altri, che diceva che da che mondo è mondo l’uomo si racconta sempre le solite cinque storie, l’assedio, il ritorno, la resurrezione, il parricidio e l’amore negato. Vanessa rientra nella terza categoria, è un libro che parla di resurrezione, della propria. Ma per risorgere bisogna prima scendere all’Inferno ed è quello che Alessandra fa. Circondata da alte mura di solitudine, Vanessa si è costruita un mondo autistico intorno a sé, una selva oscura, ma, come Dante, invece di commiserarsi decide di scendere il baratro, senza sconti per se stessa, senza infingimenti. E scende fino a ritrovar la luce proprio nell’ultimo capitolo, non una luce raggiunta, ma intravista, ancora lontana, non conquistata, ma possibile. Seguendo la metafora di Dante, alla fine del libro Vanessa/Alessandra si ritrova sulle spiagge del Purgatorio. Ha ancora molto viaggio davanti a sé, prima di vedere “l’amor che muove il Sole e l’altre stelle”, ma è questo che vogliamo da una scrittrice vera; non che abbia finito di cercare, ma che abbia ancora tanto da dire. Capitolo dopo capitolo, Vanessa scende nel suo personale inferno fatto di fantasie erotiche e di esperienze limite e si guarda in faccia, fa spietatamente i conti con se stessa. Che sorprende in questa scrittura è l’intelligenza, il cinismo verso se stessi, la ricerca di dati di fatto assolutamente inoppugnabili, l’assenza di ogni finzione, al fine di trovare il dato certo, la base, il terreno solido su cui costruire il proprio avvenire umano. Vanessa ha l’ansia della verità, si autodistrugge per trovare il nucleo, la ghianda di luce inscalfibile della propria verità. È come se sulla soglia della follia, Vanessa tentasse il tutto per tutto, la vita o la morte. Solo che è sorretta nella sua ricerca da una notevole intelligenza dei meccanismi dell’umano e da una tenuta argomentativa che non vedevo da tempo. Ecco perché non si perde, ecco perché, proprio all’ultimo capitolo, che arriva velocissimo, è un libro che ci fa rimanere incollati alla pagina, trova il senso del suo penare e la via di fuga, l’uscita, la spiaggia.

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Leonardo Tonini

18 gennaio 2009

Le Parole del Buio

Un libro per donne coraggiose.

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio

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Titolo: Le parole del buio
Autore: Luini M. Giovanna
Editore: Creativa
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: Piccole storie
ISBN: 888984129X
ISBN-13: 9788889841297
Pagine: 95

Leggere MariaGiovanna è stato un colpo al cuore. Lo dico quasi vergognandomi di quello che m’è passato per la mente, quasi preoccupandomi d’esser stata beccata con le mani nella marmellata o spiata dall’occhio del Grande Fratello in un atto privato che non è bene mandare in fascia protetta per non ferire il buongusto degli italiani. Poi mi sono resa conto che la sua Silvia è ognuna di noi, non sono solo io o forse non sono io del tutto. Silvia è in ogni donna troppo piccola in un corpo troppo grande, in un corpo che vive immerso nella narcosi più totale – e la cosa peggiore è che la narcosi è spesso una scelta, una manovra difensiva all’apparenza non necessaria ma poi contingente e schiacciante – e va rivitalizzato a suon di morsi e di sberle; sberle emotive, sberle carnali, sberle di quelle che ti fanno girare violentemente la testa.

Silvia vive la sua vita con una penna in mano, poi un giorno schiaccia un tasto di troppo e le scoppia in faccia una realtà suadente, oleosa e invitante. La realtà di chi si sente senza provarsi, una realtà di cui si può diventare facili schiavi di se stessi e di un’idea che poi non esiste. La realtà, a ben guardare, ha un altro odore; un odore pungente di una novità che fa presto ad invecchiare e a farsi amara, triste, sconfortante, dolorosa e – tanto per non risparmiarsi mai nulla – umiliante. Sì perché alla fine dei conti l’umiliazione è quella che ci dà la forza – ma quale tipo di forza poi? – di rimetterci in piedi, o forse solo quella che ci annuncia che la fine è imminente e vicina e che forse sarà meglio continuare a stare lontani da una tastiera calda nel cuore di una notte che scotta.

Il libro Le Parole del Buio ci mette di fronte ad una verità sacrosanta: il dolore è tanto evitabile che inevitabile, ma forse solo quello potenzialmente evitabile riesce a fornirci la chiave per una trasformazione, il pass per uno stato di grazia improvvisa e poi di abbandono e cedimento fraudolenti, perché l’amore è un potenziale dramma e una potenziale sconfitta, ma amore non fa mai veramente rima con una relazione né s’apparenta alla nozione comune di felicità; l’amore spesso se ne va per i fatti suoi e la difficoltà maggiore è capire che quando ci facciamo del male gratuito, in verità stiamo solo cercando nei modi sbagliati la giustificazione a delle ragioni più che giuste. Amare ed essere riamati, toccare ed essere toccati. Toccati dentro, toccati a fondo. Silvia non aveva veramente bisogno dell’amore di un chirurgo, ma solo di un meccanico che le aggiustasse il cuore. Stare tanto male per molto tempo non vuol dire dover per forza soccombere sotto al peso del proprio fallimento; alle volte vuol solo dire avere il coraggio di affrontarsi e di prendersi per quello che si è – principalmente vittime di se stessi, prima che degli altri, vittime di bisogni così radicati e inevitabili che ci si deve prima sporcare abbondantemente di fango per tornare brillanti.

La Luini è straordinaria, dolorosa, intima, carezzevole, delicata, carnale, intensa. Un libro che va preso letteralmente a morsi e masticato lentamente. Splendido connubio con Edizioni Creativa.

Adg.

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