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10 gennaio 2009

Eva Russo

Intervista all’autrice Eva Russo, che ha pubblicato «La mia vita in una scatola di biscotti»

————————- intervista a cura di Alessandra Di Gregorio


A: Scrivere. Perché?

E: Perché almeno una volta nella vita ti sei innamorata di un libro.

A: Scrivere. Cosa?

E: Storie, frasi e parole che sbocciano nella tua testa come fiori in una serra.

A: Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni?

E: Un povero diavolo direi. Scrivo e racconto come facevano i miei bisnonni nelle stalle, le sere d’inverno più di un secolo fa. Un menestrello dei tempi moderni intrisa di passato come un cantuccio nel vinsanto!

A: La penna per te corrisponde a…?

E: Un prolungamento del mio cervello. Anche se per ovvie ragioni sono costretta ad utilizzare un computer, scrivo ancora molto “penna su carta”: tutti i miei scritti vengono fuori dalla punta di una stilografica prima di essere battuti al computer.

A: Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

E: Io mi ritengo una serva della scrittura e così era anche prima che io pubblicassi. Sono alla ricerca della mia storia, quella storia magnifica a cui legherò il mio nome e intanto lascio che la scrittura mi usi per manifestarsi.

A: Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

E: Fluttuante: perché le parole sembrano vagare nell’aria prima di trovare il loro posto nelle frasi. Fragrante: aggettivi, immagini, paragoni – una scrittura che si presenta come una fetta di torta al cioccolato ripiena di crema (appunto) colori, gusti ed emozioni che si mischiano per mostrasi a pieno… o almeno ci provano. Fuggevole: o dovrei dire mutevole (ma se lo avessi fatto non avrei avuto tre aggettivi con la F . In effetti credo che il mio stile si stia ancora “evolvendo”…

A: Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

E: Anche se la mia è una storia personale con una forte dose di fantasia aggiunta, ci sono momenti di vita in cui è facile riconoscersi e credo che la storia sia anche divertente in alcuni punti. Il fatto che sia breve ne rende la lettura non “troppo faticosa”, insomma: un libro ideale anche per chi non ama leggere ^_^

A: Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

E: Leggo molto e leggo di tutto, dalla Divina Commedia ai manuali di bricolage e i diversi stili si depositano nel mio “disco rigido”… sono onnivora per questo il mio stile  così meticcio. Non sono molto brava ad analizzare ciò che scrivo, quello che cerco di fare però è creare un’atmosfera tangibile intorno ad ogni frase. Uso perciò molti aggettivi consciamente, anche se riconosco che lo stile ne risulta un po’ appesantito. Amo gli autori che usano molti attributi e amo usarli a mia volta.

A: Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

E: In effetti non ricordo di avere fatto altro che scrivere da quando ne sono stata capace. Prima scarabocchi e letterine, poi i diari, che ancora tengo… almeno due all’anno, uno di registrazione “emotiva” delle mie giornate e uno per annotare i progetti e le idee che mi frullano in testa. Da un anno a questa parte è nato il mio desiderio di far conoscere a tutti queste idee frullanti e ho incominciato così a scrivere e creare in maniera strutturata… ehm… spasmodica. ^_^

A: Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

E: Tanto per incominciare non rileggo volentieri ciò che scrivo: quando è scritto in un certo senso non mi appartiene più (anche se ammetto di avere una copia del mio libro sullo scaffale :)) Non sono particolarmente difensiva nei confronti dei miei scritti e sono aperta alle critiche costruttive. Vedo anch’io i difetti di ciò che scrivo e non sono mai polemica per “principio”. Se le critiche sono fatte solo per insultare allora mi innervosisco, ma in generale non perdo tempo a discutere con le persone poco educate.

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10 gennaio 2009

Gaia Conventi

Intervistando Gaia Conventi, autrice de «Una scomoda indagine e un cane fetente»

——————————- intervista a cura di Alessandra Di Gregorio


A: Scrivere. Perché?

Scrivere perché si ha qualcosa da comunicare, altrimenti si scrive di aria fritta e la gente se ne accorge. Scrivere, soprattutto, perché ci piace farlo… verranno momenti in cui lo si farà per mestiere, per soldi. La gente se ne renderà subito conto, i lettori amano chi scrive mettendosi in gioco.

A: Scrivere. Cosa?

Scrivere ciò che ci piace leggere, tentando di migliorare ad ogni occasione. Non importa il genere o il tema, ma se si scrive di un argomento bisogna masticarlo bene. Come diceva Einstein, hai capito veramente una cosa solo quando riesci a spiegarla a tua nonna. Parole sante! Prima di ogni storia c’è una ricerca, che sia storica o interiore. Mai partire senza avere nulla in mano, si fa poca strada e si arranca di continuo. Non ne uscirà un buon lavoro.

A: Tu come scrittore/scrittrice. Chi sei e come ti poni?

Scrivo noir e gialli, sono una scrittrice che vuole regalare brividi e sano umorismo nero. Non mi prendo troppo sul serio nella vita, figuriamoci come scrittrice! Mi basta poter tenere compagnia a chi mi legge, lascio le cose serie a scrittori più capaci. Non mi offendo quando mi dicono che scrivo “letteratura da spiaggia”, la gente ha bisogno anche di libri leggeri… sennò si suicida guardando i telegiornali!

A: La penna per te corrisponde a…?

Corrisponde ad una moleskine e a notes vari, penna sempre in tasca, appunti al volo. Poi, con calma, butto giù la prima stesura al pc. Il belletto viene dato in seguito, prima stendo l’ossatura della storia. I gialli sono come i giochi enigmistici, tutto deve tornare alla perfezione. Ricami e riccioli li aggiungo dopo, sono la parte più divertente della lavorazione.

A: Come ti collocavi nei confronti della scrittura prima di pubblicare un libro, e come ti senti adesso, stando ufficialmente su questo palcoscenico che si reinventa di continuo?

G: Ho pubblicato diverse cose, soprattutto a quattro mani con Stefano Borghi, autore milanese pluripremiato a concorsi letterari nazionali. Assieme abbiamo scritto antologie di racconti noir. Il mio ultimo lavoro, invece, è un giallo ironico, “Una scomoda indagine e un cane fetente”, vincitore del Premio Adamantes 2008 di Caravaggio Editore e del “segnalibro d’oro” a “Esperienze in giallo Piemonte Noir 2008. Ho iniziato a pubblicare nel 2007, prima sono apparsa in alcune antologie e ho scritto online su siti dedicati ai racconti. Il mio modo di approcciarmi alla scrittura non è cambiato in questi anni, scrivo perché mi diverte farlo. Non sono di quelli che “scrivevo ancor prima d’imparare a leggere”, figuriamoci! Ho iniziato a scrivere online, per puro caso, nel 2003. Ho scoperto che la cosa mi viene bene, non mi sono più fermata.

A: Se dovessi usare tre aggettivi per definire il tuo stile ponendoti però a distanza da esso, ovvero come il lettore della situazione e non come l’autore del libro in questione, quali useresti e perché?

G: Un mio vicino di casa, che mi segue con affetto, dice che scrivo in maniera lineare, ironica e matematica. Ti confesso che odio la matematica ma sono una grande amante dell’enigmistica, dai rebus ai giochi di parole. Credo che in quanto scrivo ci sia un pochino di questa mia passione, soprattutto la ricerca del particolare, il meccanismo che non deve incepparsi fino alla fine. Cerco di scrivere in maniera semplice, solo così il lettore può seguire una storia complicata, chi legge gialli vuole scoprire il colpevole… paroloni e ricerca linguistica sarebbero fuori luogo. L’ironia è sempre presente nei miei lavori, sono una persona che ama ridere, un’ottimista in tempi di crisi, una che non cede mai al malumore.

A: Il tuo libro: riassumilo brevemente e spiega perché qualcuno dovrebbe scegliere di acquistarlo, leggerlo e poi riporlo con cura nella propria biblioteca personale.

G: Come ti dicevo, scrivo libri d’intrattenimento. I miei noir vogliono scatenare un brivido lungo la spina dorsale, mentre coi gialli cerco di dare una visione quotidiana del delitto. In fondo, e lo vediamo tutti i giorni, la gente uccide per le cose più assurde e banali… a questo aggiungo un po’ di umorismo e personaggi simili a noi. Mai troppo sfigati, mai troppo geniali, con piccole manie. Il mio ultimo giallo “Una scomoda indagine e un cane fetente” ha tra i suoi protagonisti qualcuno che non ti aspetteresti di trovare, un cane. Non è Lessie, non parla, non risolve il caso, è soltanto un cane un po’ più in gamba della media. Ho avuto un cane simile, non mi sono poi inventata molto, devo confessarlo. Con lui anche il suo padrone, un fotografo della scientifica un po’ fuori dal comune, amante dei libri di Liala e attento ad immortalare con occhio critico le ultime pose degli sventurati cadaveri con cui ha a che fare. Anche la vittima di questa storia è un tantino fuori dal comune, un ometto di mezz’età, trovato in abiti femminili. Insomma, un giallo leggero e divertente, con spunti risibili e indagini incalzanti. Il finale è la sorpresa migliore, ovviamente su questo non posso aggiungere altro.

A: Modelli, forme, criteri e scelte. Si parla molto di tecniche di scrittura creativa e di chi si dice pro o contro. Cosa ti guida, allora, da un punto di vista squisitamente tecnico, durante il flusso della scrittura?

G: Scrivere mi riesce piuttosto facilmente, la storia la immagino durante la giornata, mentre faccio tutt’altro. Mi fermo, segno l’appunto, proseguo in quel che stavo facendo. Quando decido che è giunto il momento di mettermi davanti alla tastiera, rileggo gli appunti e parto in quarta. Probabilmente modelli e scelte li ho involontariamente immagazzinati durante la lettura di tutti i libri che ho incrociato sul mio cammino. Leggo generi diversi, solo così si ha poi un’idea globale dell’argomento di cui si vuole trattare. Ma, in pieno contrasto col mio ultimo personaggio, non leggo Liala!

A: Le occasioni. Cosa ti emoziona, cosa ti stimola il ricorso alla penna? L’uso che ne fai, è per metabolizzare esperienze biografiche – e per esperienza biografica s’intendono anche quelle concernenti l’anima o fatti derivati dalla propria immaginazione/fantasia spinta – o si pone come “sforzo” d’immaginazione per riempire fogli che altrimenti sarebbe un peccato lasciare vuoti? Vale a dire: scrittura d’occasione o scrittura per mestiere?

G: Scrittura d’occasione che un po’ di è fatta mestiere. Sto scrivendo un giallo, una storia ambientata a Ferrara, città in cui ho vissuto e che amo. A volte può succedere che non ci sia l’idea buona, ma i tempi sono quel che sono e bisogna andare avanti. Si ricorre così ad alcuni artifici già usati in altre storie, li si adatta e improvvisamente diventano il passo giusto per proseguire e andare oltre. Se si scrive molto, da molto tempo, si imparano i trucchi che permettono di sublimare la giornata scarna di idee geniali. La stesura di un libro è cosa lunga, non si è al top in ogni pagina ma è il risultato finale quello che conta. Ovviamente nel mio giallo ferrarese c’è molto di me, conosco i posti, le persone e l’ambiente. Una parte si svolge durante il palio cittadino, che per anni ho vissuto in prima persona. Tutto il resto sono delitti che ho immaginato pensando a diverse parti della città, c’è chi passeggia in centro guardando i negozi e chi, come me, cerca il posto giusto per un ritrovamento ad effetto. E quando parlo di ritrovamento è come se fossi il protagonista di “Una scomoda indagine e un cane fetente” che con la Nikon immortala la scena. Ah, già, scordavo… amo fotografare e uso una Nikon.

A: Post stesura finale. Metabolizzi in quali modi la fine della stesura di un’opera, ovvero: la lasci mai andar via, o ne resti schiacciato al punto che una critica, una osservazione su di essa, ti pungono fino a farti male? Qual è la tua sensibilità d’artista. Parlaci della tua esperienza diretta.

G: Quel che ho scritto non mi appartiene più, a volte dimentico persino i titoli! Se una cosa deve rimanere propria, è meglio non farla mai uscire dal cassetto. Che sia pubblicata su carta o in un sito web, diventa di altri, di chi la legge. Può piacere, può ricevere critiche negative, per me non è mai un problema. E’ impossibile piacere a tutti, è una cosa che mi hanno insegnato fin da bambina. A questo, con gli anni e le uscite dei miei libri, ho aggiunto un po’ di sano menefreghismo… ironia e autoironia stanno alla base della mia vita. Ad una critica feroce rispondo sempre con una battuta di spirito. Te lo dicevo, per abbattermi ci vuole ben altro!

20 dicembre 2008

Una scomoda indagine e un cane fetente

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio

Quando mi sono ritrovata per le mani questo racconto nell’ambito della valutazione per il concorso Adamantes, devo ammettere di averlo letto con molta attenzione e anche con particolare gusto. L’autrice mi sembrò subito una con una buona mano. Non ci vuole niente a capire la percentuale di abilità di chi sta dall’altra parte. Questo però non vuol dire che dichiarare l’opera vincitrice sia stato più facile. Anzi, il compito è stato piuttosto arduo… Certo, l’autrice di questo romanzo breve è non solo una donna talentuosa ma anche una persona particolarmente brillante e simpatica. Quindi di nuovo, una attività di editing mi ha portata a conoscere qualcuno molto in gamba…

una-scomoda-indagine

Titolo: Una scomoda indagine e un cane fetente
Autore: Gaia Conventi

Editore: Caravaggio Editore
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: Coacervo
ISBN-13: 9788895437248
Pagine: 64
Reparto: Narrativa italiana


Un fotografo della scientifica alle prese con un caso davvero strano: la morte di Cinzia, la voce più calda del telefono erotico; una donna piuttosto fuori dall’ordinario, visto che Cinzia, in realtà, si chiama Roberto. Mentre la polizia indaga, la storia scivola gustosa tra un commento e una riflessione di quest’uomo, che di crimini ne ha fotografati tanti, che ama i romanzi di Liala, e che ha un cane – un pastore belga – con l’intelligenza di un vero poliziotto. Una storia accattivante e divertente, che ci terrà col fiato sospeso fino alla fine.

Opera vincitrice del Primo Posto Assoluto nella Collana Coacervo – Concorso Adamantes 2007 e vincitrice del Primo Posto nel Concorso Esperienze in Giallo 2008

« Un fotografo della Scientifica racconta in prima persona di un caso che tiene banco al commissariato di polizia. La sua vita è contrassegnata da casi di persone che seppure in vita erano famose e possedevano tutto, alla fine vengono fotografate come tutte, da morte, contratte in spasmi di dolore o ricoperte di vomito o peggio ancora sfracellate e massacrate. Il suo è uno sguardo nient’affatto rigido o asettico, perché seppure non si tratti di fotografie artistiche, ha l’intento di donare un ultimo tocco di umanità a chi ormai non ha più nulla da dire e resterà impresso su pellicola in un’immagine che ne riprende il trapasso. Stavolta però ha per le mani una storia molto strana… strana soprattutto se si prende in considerazione che Cinzia, la donna morta, in verità era Roberto, e conduceva da anni una doppia vita di cui all’apparenza nessuno sapeva niente. Una cosa fra tutte catturerà l’attenzione del nostro uomo: la collezione di romanzi di Liala che Roberto teneva in libreria. Sì perchè per uno che lavora a stretto contatto con la morte, che fotografa scene del delitto e cadaveri, i cari vecchi romanzi d’amore di Liala erano il segno tangibile di un contatto umano ed emotivo che la vita vera invece pare non possedere più. Certo, nella sua vita un legame tangibile c’è, ma niente a che fare coi romanzetti di cui si cibava… L’unica storia seria che riusciva a portare avanti era quella col suo cane, un pastore belga dalla straordinaria intelligenza – talmente intelligente da fingersi “stupido” pur di non entrare nella squadra dei cani poliziotto” – il cui nome però verrà svelato solo in ultimo; un cane capace di prodezze domestiche che lasciano di stucco il suo padrone e noi che leggiamo…

Una prova di assoluto talento narrativo questa, che ha permesso alla Conventi di aggiudicarsi non solo il primo posto assoluto nell’ambito del concorso Adamantes bandito da Caravaggio Editore, ma anche il primo posto nel concorso Esperienze in Giallo. »

Adg

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