Lo Stregone di Assisi

recensione a cura di Alessandra Di Gregorio


Titolo: Lo stregone di Assisi. Il volto negato di San Francesco
Autore: Armati Andrea
Editore: Eleusi Edizioni
Data di Pubblicazione: 2009

ISBN: 978-88-903884-0-8

Pagine: 150

Francesco D’Assisi, padre dell’ordine mendicante dei Francescani, noto ai più come “il poverello d’Assisi” o anche come “l’inventore del presepe”, figura di spicco nell’agiografia nazionale ed extra-nazionale, riferimento religioso d’ogni tempo per via della formula monacale cui decise di prestar fede e cui diede vita in nome del ritorno all’originaria pauperitas da tempo abbandonata dal clero di un medioevo falso e corrotto; convertitosi – secondo le fonti, per via di un forte senso di compassione verso i poveri cui desiderava apparentarsi, a seguito del mancato intervento nella Quarta Crociata – ad una forma estrema di religione, non particolarmente in linea con la coscienza clericale del tempo ma motore di successive e annose dispute con gli Ordini a lui contemporanei o successivi; ispiratore di versi, uno dei primi versificatori in lingua volgare, noto anche e soprattutto per il meraviglioso Laudes Creaturarum, meglio conosciuto come Cantico delle Creature;  uomo d’arme presto fattosi mendicante, quando non un uomo scomodo di fronte a ricchi e potenti; emblema della santità e della purezza di spirito, venerato come santo presso la religione cattolica… È questo il personaggio al centro del significativo saggio di Andrea Armati «Lo Stregone di Assisi».

Il saggio, edito da Boopen e rieditato da Eleusi, è il risultato di approfonditi studi, ardite vedute e considerazioni circa la messa in discussione dell’appiattimento culturale subito da questa figura emblematica del suo tempo e del suo stesso credo. In un momento storico in cui gli strumenti a disposizione del critico si moltiplicano inverosimilmente, diventa importante anche e soprattutto la revisione e rielaborazione di quanto è stato prodotto in tempi antecedenti al nostro,  allo scopo – anche solo per puro impegno e passione personali – di far rivivere – rispolverando vecchie nozioni nascoste sotto antichi pregiudizi e abiti troppo approssimativi e “di comodo” – personaggi, miti e ragioni. Armati s’interroga, fondamentalmente, sulla figura di Francesco con acume e pertinenza, evitando per principio le acque torbide dell’inganno di fonti corrotte dal costume del tempo, specie dal costume clericale, invertendo per mandato la rotta del pregiudizio facile ad ingenerarsi in chi vuole a tutti i costi difendere e diffondere una credenza distorta e/o erronea, per portare alla luce una figura diversa, meno evanescente e sfumata di quanto normalmente ci è dato di credere.

Francesco allora risplende nella sua umanità a volte fosca a volta limpida ma mai veramente classificabile o imbrigliabile in qualificazioni piatte, e lo studio di Armati allora scivola con cognizione e prontezza, in un excursus storico in cui fonti note e meno note si fondono e confondono, creando un’aura di freschezza attorno alla stantia figura d’un santo che era prima di tutto un uomo. Ecco allora che tanto bassezza che materialismo entrano nel nostro vocabolario delle pertinenze caratteriali di Francesco, il quale, a ben vedere, non perde lustro; semmai – e volendo essere lungimiranti come solitamente la critica cristiana non s’è dimostrata né tra i contemporanei del fraticello né tra i nostri, per ragioni d’indottrinamento locale o di ritorno d’immagine anche nei secoli a venire – acquista quello spessore coerente che lo affranca da un falso misticismo e lo restituisce ad una reale e più spoglia concretezza. Armati traccia un disegno coeso e preciso, ma quel che è certo è che ci sarebbe da chiedersi, ultimata la ricca lettura, se Francesco, ridotto ai minimi termini, è da considerarsi davvero solo un uomo, oppure più semplicemente – e realisticamente – solo un uomo fuori dal suo tempo e proiettato verso una modernità che però l’ha conosciuto unicamente sotto le spoglie del modello irraggiungibile e pio che ci hanno mostrato praticamente sino all’altro ieri, prima cioè che venisse gettata una luce diversa sul cono d’ombra creato attorno alla vita e alla storia d’un uomo divenuto santo.

Adg.

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